Sono Simona Pichini, Direttore dell'unità di FarmacoTossicologia analitica del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'Istituto Superiore di Sanità. La nostra unità da anni si occupa di studiare i biomarcatori dell'esposizione prenatale alle sostanze di abuso e all'alcol. Nella nostra unità abbiamo per primi messo a punto l'analisi del biomarcatore e dell'esposizione prenatale all'alcol, l'etilglucuronide nel meconio, ossia nelle feci del neonato.
Io non sono solo questo, ma sono anche la mamma adottiva di quello che è stato un bambino e oggi è un giovane con la sindrome feto-alcolica. Abbiamo adottato nostro figlio appena nato, abbandonato da una mamma con problemi di droga e di alcol. Venticinque anni fa nessuno sapeva diagnosticare cosa lui avesse: avevano parlato di dislessia, disgrafia, di sindrome dell'iperattività e di deficit dell'attenzione.
Siamo arrivati alla diagnosi solo quando lui aveva 16 anni, grazie all'unità diretta dal Prof. Luigi Tarani al Policlinico Umberto I di Roma, unità sulla diagnosi della sindrome feto-alcolica. Poi abbiamo conosciuto Jeff Noble, assistente sociale canadese, il più esperto su come trattare adolescenti e adulti con questa sindrome.
Mamma di un ragazzo con la sindrome feto-alcolica
Abbiamo adattato il mondo a nostro figlio, perché i ragazzi e le ragazze e i bambini e le bambine con la sindrome feto-alcolica non possono adattarsi al mondo. La sindrome feto-alcolica è una disabilità permanente anche se è trasparente.
Il cammino è stato duro, fatto di tanta violenza data e ricevuta. Oggi però mio figlio ha 25 anni, vive da solo e studia all'Università.
di Simona
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