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La nostra quarantena in famiglia con tre piccole furie

di mammenellarete - 19.03.2020 - Scrivici

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Quando siamo entrati in quarantena, ho iniziato a pensare che mi mancano gli amici e i loro abbracci. Ho pensato a quanti caffè e quante cene ho rimandato per poter lavorare, lavorare, lavorare. Ho pensato a quanto ho dato per scontato le cose veramente essenziali, finché non le ho perse. E allora ho provato a non dare per scontato ciò che ho adesso: tre bimbi felici; a cui mancano i loro amici, ma felici di poter passare più tempo con mamma e papà. Allora li ho abbracciati e ho pensato, come mi dicono loro,  andrà tutto bene !
Devo essere sincero, ho accolto questa quarantena come una sorta di benedizione. Un motivo valido per rallentare e per poter passare più tempo con mia moglie e con i miei figli senza rinunciare al lavoro e ai miei progetti. 
 
 
Cercare di lavorare, scrivere e progettare con tre furie che corrono in 100 m2 non è semplice, e col passare dei giorni sono subentrati il nervosismo di sentirsi in gabbia e i primi malumori per non riuscire a gestire tutto come si vorrebbe. Ci siamo barricati dentro casa per difenderci da un virus che arrivava da fuori, ma non ci siamo difesi dal virus che arrivava da dentro

La nostra quarantena in famiglia

Quando abbiamo saputo di amici in terapia intensiva, nonni e genitori di amici che stavano iniziando a cadere sotto gli attacchi meschini di un virus invisibile, ho iniziato a sentirmi impotente e prigioniero dei miei preconcetti e dei miei desideri e ho guardato negli occhi il vero virus. Spaventato di non riuscire a proteggere i miei figli da questo fallimento e di non riuscire a dar loro tutto ciò di cui penso abbiano bisogno o addirittura diritto.
 
Ma poi ho visto un passero che da giorni prova ad entrare in casa nostra, come se ci vedesse dentro cose che nemmeno noi vediamo, e allora ho cercato di vederle anch'io. Quindi ho provato ad accettare che ci è chiesto di fermaci, veramente, e allora mi sono fermato. 
 
E ho iniziato a pensare che mi mancano gli amici e i loro abbracci. Ho pensato a quanti caffè e quante cene ho rimandato per poter lavorare, lavorare, lavorare. Ho pensato a quanto ho dato per scontato le cose veramente essenziali, finché non le ho perse.
 
E allora ho provato a non dare per scontato ciò che ho adesso: tre bimbi felici; a cui mancano i loro amici, ma felici di poter passare più tempo con mamma e papà. Allora li ho abbracciati e ho pensato, come mi dicono loro, andrà tutto bene!
 
Ora vado, prima che i tre tornado che corrono all'impazzata per casa me la distruggano, la casa. Almeno per poter dire di averla distrutta insieme a loro ed esserci divertiti un mondo nel distruggerla, ma prima delle 18.00 che c'è il concerto sul balcone e poi ho un aperitivo con gli amici su Zoom. 
 
Alla prossima epidemia.
 

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