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Lutto dopo la nascita, la mia dolorosa esperienza

di mammenellarete - 04.01.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Quando il primario mi disse: "Signora mi dispiace, ma sua figlia non ce l'ha fatta", io non ci credevo. Ci portarono da lei e appena la vidi incominciai a piangere e a urlare come una pazza. La chiamavo, ma niente! Da allora, dopo quel lutto perinatale, c'è un vuoto immenso un dolore continuo che non passerà mai.

Mi chiamo Lisiena ed ho 35 anni. Sono la mamma di due splendidi bambini: il maschio di 11 anni, la bambina a gennaio ne fa 5. Nel 2012 ero in dolce attesa e aspettavo la mia principessa Sara. La gravidanza procedeva benissimo: mi sentivo soltanto molto affaticata e non prendevo peso, ma lei stava benissimo.

A circa 1 mese dalla nascita della mia secondogenita il ginecologo a pagamento mi fece fare delle analisi per la coagulazione del sangue e il valore minimo era 80. Io invece avevo 40. Il mio ginecologo disse di non preoccuparmi perché mi mancava poco a detta sua. Andai a fare il tracciato: ero in ospedale già alle 6 del mattino per il ricovero il 5 maggio perché quel giorno avevano fissato la data per il cesareo.

Vidi le ostetriche e le infermiere che si chiamavano per consultarsi e mi rimase impressa la faccia di una di loro che non era per niente rassicurante. Io cominciai ad agitarmi, mi dissero di stare tranquilla che non c'era niente da temere, ma io non mi sentivo bene, non sentivo la mia bambina. Chiamarono il mio ginecologo e quando vide il tracciato disse alle infermiere di prepararmi per il cesareo alle 11 del mattino.

Mi portarono in sala operatoria, mi fecero l'epidurale, sentii tutto il taglio: quando ti allargano la pancia. Li sentivo parlare e chiacchierare delle loro cose, finalmente tirarono fuori la mia bambina: ma non la sentii piangere, mi si gelò il sangue. Il mio ginecologo disse a una sua assistente di guardare se dormivo: lei gli disse di no, che ero sveglia. Sentii dire nel frastuono che stavano portando la bambina di là perché che non rispondeva ed era cianotica.

Poi finalmente la fecero riprendere e la intubarono aspettando l'incubatrice di un ospedale di Roma per portarla in terapia intensiva. Lì iniziò il mio calvario. Firmai per uscire: io dovevo andare da mia figlia, lei aveva bisogno di me! Finalmente arrivai da lei e la vidi bella come il sole. Non lo dico perché era mia figlia, ma lo era davvero.

Aveva un enormità di fili attaccati. Non respirava da sola, mi spiegarono che avevano provato una tecnica nuova di cui non ricordo il nome preciso. Ma in pratica l'avevano ibernata per 2 giorni perché speravano che le cellule che erano danneggiate si riparassero. Ma così non fu nel suo caso, perché le fecero tac su tac... ma niente. La stimolavano, ma non reagiva, mi dissero che purtroppo i danni celebrali erano estesi e molto importanti e neanche loro sapevano su cosa fosse andato ad intaccare e mi dissero che non sapevano quanto poteva ancora resistere!

Lutto perinatale, la mia dolorosa esperienza

Dopo circa 50 giorni la situazione peggiorò. Chiamarono il prete per darle il sacramento del battesimo. Il 28 giugno erano circa le 21 ed eravamo appena rientrati a casa mio marito, io e il nostro bimbo di 2 anni. Arrivò la chiamata dall'ospedale: "Signora la bambina è peggiorata ulteriormente, non sappiamo se arriva a domani".

Prendemmo la macchina e andammo di nuovo lì. Dopo un'ora arrivammo da lei, io pregai come non avevo mai fatto, rimanemmo lì fino alle 4 del mattino, poi tornammo a casa. Ci riposammo 3/4 ore, poi facemmo una doccia. Cambiai il bambino, gli diedi il latte e ripartimmo verso le 11. C'era traffico, alle 12.30 squillò il telefono, era dinuovo l'ospedale. Dissero a mio marito che la bimba stava peggiorando ed io sentii lui dire: "Stiamo arrivando".

Alle 13 finalmente arrivammo. Il primario mi disse: "Signora mi dispiace ma sua figlia non ce l'ha fatta". Non ci credevo, ci portarono da lei e appena la vidi incominciai a piangere e a urlare come una pazza. La chiamavo, ma niente! Da allora in me c'è un vuoto immenso un dolore continuo che non passerà mai! Un abbraccio a tutte le mamme che hanno passato e che stanno passando un brutto momento. 

Poi ovviamente abbiamo dovuto organizzare il funerale. Nel frattempo le hanno fatto l'esame autoptico, io ho realizzato realmente che mia figlia non c'era più quando è arrivato il momento di vestirla il giorno del funerale. Mi sentii male e mi portarono fuori. Vi risparmio di raccontarvi lo strazio, chiesi a Dio: "Perché, perché a me? Perché mi hai tolto il bene più importante, più prezioso?". Non volevo più vivere! 
 
di una mamma 
 
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