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27 agosto. Il giorno in cui ho perso la mia bambina e che non dimenticherò mai

di mammenellarete - 07.10.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
27 agosto. Si tratta di un giorno che mi ha segnato e che mi segnerà per sempre. È il giorno in cui ho perso la mia bambina e che non dimenticherò mai.
27 agosto. Un giorno che mi ha segnato e che mi segnerà per sempre. Sono andata a fare la visita dal mio ginecologo di fiducia come da prassi, avevo deciso di portare anche il mio cucciolo con me per vedere la piccola principessa che a breve avrebbe dovuto conoscere.
 
Appena ci siamo messi comodi ho visto il dottore che cambiava totalmente espressione: aveva un viso e degli occhi che non avevo mai visto prima in lui. Da quel momento è iniziata l'ansia, seguita da preoccupazione e panico.
 
La piccola aveva una quantità assurda di liqui sull'addome e sul torace, che stavano andando a comprimere il cuoricino che non era cresciuto come doveva. Così mi ha mandato urgentemente al Policlinico perché microcitemico.
 
Abbiamo fatto una corsa a casa, spiegando tutto ai più cari, tra cui compagno e papà della cucciola, e al cucciolo, che fortunatamente è abbastanza buono e intelligente e già quello è un aiuto più.
 
Lasciati papà e cucciolo a casa, sono corsa con la sorella del cuore in ospedale, lasciandola fuori perche dentro non facevano entrare per via del Covid. Entrata da sola, da lì ho iniziato ad affrontare il film.
 
Tutto è sembrato e ancora sembra un film! La situazione al pronto soccorso ginecologico era tragica e rispecchiava tutto ciò che aveva visto il mio ginecologo, anche lui assai provato. La piccola si pensava soffrisse di una gravissima malattia rara che colpisce 1 bimbo su 3000 e per mia sfortuna era capitata alla mia bambina.
 
Mi ricoverano, esco a dare la notizia alla sorellona, a mia mamma e al compagno di mamma, oltre che ovviamente al mio compagno tramite telefono. Recupero un po' di affetto, un po' di positività e via che mi reco al ricovero. Tampone fatto, via su ad attendere. Avuto esito del tampone, analisi fatte, elettrocardiogramma fatto, tracciato fatto.
 
Dopo un attesa logorante tra chiamate, assistenza dal povero ginecologo, esito che arriva negativo, si sale in stanza. Qui inizia il calvario, mi fanno ripetere l'ecografia perché la situazione è grave, è critica e riguarda anche i polmoni, che si stanno rimpicciolendo come il cuoricino a causa del liquido. Inoltre anche il flusso del cordone è alterato.

27 agosto. Il giorno in cui ho perso la mia bambina e che non dimenticherò mai

I medici mandano in stanza per richiudersi loro a parlare con urgenza, in seguito torna un dottore. Le cose da fare sono due. Le scelte sono due. Farla nascere subito, ma c'è il rischio che non sopravviva, o tenerla in pancia con il rischio lo stesso che la bimba non sopravviva. Con la differenza - mi dicono - che, lasciando la bimba dentro, non non si può fare nulla, mentre avendola fuori qualche speranza in più, minima, ma c'è.
 
Perché, nonostante facciano nascere i bebè anche a 25 settimane, nel nostro caso la piccola sarebbe nata prematura e con gravi patologie. Decisione presa: ovviamente decisione due. L'ansia che assale e il tempo che stringe mi portano subito a fare un taglio d'urgenza.
 
Trovo Fiorella, un angelo di infermiera (presumo), che mi tranquillizza e non mi abbandona fino al risultato del tampone di mia sorella, anche se avrebbe dovuto smontare prima, tanto prima. Mi sento in debito con lei. Mi avvio al lettino dopo che hanno martoriato il mio braccio per trovare una vena decente.
 
Si inizia, anestesia fatta e via a seguire le varie procedure. E io sono sempre più in ansia. La bambina nasce, ma non la sento piangere. Eppure è viva e questo è quello che più mi importa. Fine cesareo: mi portano da mia sorella nella stanza accanto. Si avvicinano i pediatri e mi danno la notizia: la bambina non ce l'ha fatta, nonostante loro abbiano fatto tutte le manovre possibili.
 
Povero angelo! È un duro colpo, tanto che quando mi chiedono se io la voglia vedere la mia risposta è un no secco. Voglio ricordarla come l'ho sempre vista nell'ecografia e nella mia testolina. A mente più lucida decido che è meglio vederla, sia per me sia per lei. Sono la Mamma e lei sarà sempre la mia Principessa, anche se sarà a vegliarci dall'alto.
 
E così ho fatto. È bellissima, sembra una bambola di porcellana. Non so perché, ma probabilmente doveva andare così. Penso che ogni cosa accada per una ragione. Dio l'ha voluta con sé. E ora mi ritrovo a cercare di metabolizzare, di realizzare quanto accaduto, perché sembra davvero un film.
 
Mi ritrovo qui, ad iniziare a pianificare il funerale per la mia principessa. Mamma ti metterà da portare con te tutte le tue cosettine e il regalino, pronti per il tuo cammino con gli altri bambini angioletti.
 
Non lo auguro a nessuno. Ma la tua mamma lo sarà per sempre e tu sarai per sempre la Principessa di casa. Veglia sempre su di noi, angioletto nostro. Mamma, papà e il tuo fratellone. Ti ameremo per sempre.
 
di Roby 
 

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