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Mio figlio, un ex hikikomori. La storia di Gabriella

di mammenellarete - 30.01.2020 - Scrivici

hikikomori
Ci sono ragazzi che si ritirano dalla vita sociale per molto tempo e che preferiscono la solitudine della loro stanza al contatto con i coetanei e con gli altri. I giapponesi li definiscono "hikikomori". Abbiamo chiesto a Gabriella, la mamma di Fred, cosa vuol dire essere genitori di un ragazzo hikikomori.

Si ritirano dalla vita sociale per lunghi periodi. Preferiscono il silenzio della loro camera a qualsiasi contatto diretto con il mondo esterno. I giapponesi li chiamano "hikikomori". Abbiamo chiesto a Gabriella, la mamma di Fred, cosa vuol dire essere genitori di un ragazzo hikikomori. 

Gabriella, quanto hai capito che Fred era un ragazzo hikikomori?

Chiaramente avevo capito che c'erano dei problemi. Le mamme queste cose le sentono, i genitori in genere. Cercando risposte alle mie domande, alle mie perplessità, mi sono imbattuta nel blog di Marco Crepaldi, che è il fondatore dell'associazione "Hikikomori Italia". C'era una sezione per i genitori dove io ho chiesto di entrare e pian piano ho riconosciuto le caratteristiche che mio figlio presentava. Quindi ho proposto a lui di leggere e lui stesso, all'inizio non tanto, ma più dopo, si è riconosciuto. Per me è stato illuminante. 

Ci sono stati dei momenti difficili che hai dovuto affrontare?

All'inizio ci si sente davvero soli, sbandati, abbandonati. Non si sa dove andare a parare. Il momento più difficile è stato quello in cui bisognava prendere coscienza del problema. L'accettazione è un processo lungo, difficile e molto doloroso. Devi smontare tutto e rimontarlo da capo, partendo da zero. 

Come sei riuscita a creare un rapporto di fiducia con tuo figlio?

Io non lo so se ho riconquistato la sua fiducia. Sono sicuramente sulla buona strada per farlo. Sembra un paradosso, una contraddizione di termini, però, per cercare di riavvicinarsi ai propri figli, ti devi allontanare. Nel senso che devi dare uno stacco a quella che è la routine giornaliera. E piano piano aspettare che siano loro a chiedere il tuo intervento e la tua collaborazione. Lentamente riprendono i rapporti e si riapre la comunicazione. Ci vuole tanta pazienza però, questo sì. 

Chi o cosa è stato fondamentale in questo percorso di rinascita per Fred?

In primis lui stesso. Sì, lui stesso è stato artefice della sua rinascita. In più, ha capito che effettivamente era supportato. E noi, come genitori, - insisto molto su questo punto - siamo molto sostenuti dagli altri genitori che fanno parte dell'associazione e soprattutto abbiamo il supporto psicologico di professionisti che sono proprio dediti al fenomeno. Questo per noi è fondamentale.

C'è un oggetto a cui sei particolarmente legata che ti ricorda quest'esperienza?

Sì, è un oggetto che chiude un periodo della nostra vita e ne riapre un altro. Quindi vuole essere un punto non di arrivo, ma di passaggio. Si tratta del passaporto di Fred, che noi abbiamo richiesto perché lui ha iniziato a lavorare come assistente di volo in una compagnia aerea e purtroppo non ce l'ha fatta a continuare. Quindi, quello che potrebbe essere visto come un fallimento, è stato uno sprone in più a prendere coscienza del problema che esisteva e a cercare delle soluzioni per risolverlo. Questo è un punto di partenza nuovo, da cui speriamo di allontanarci sempre più per arrivare ad affrontare situazioni più positive nel futuro. 

Da mamma a mamma

Il mio messaggio è di speranza, di credere in quel che si fa, perché quando una situazione si presenta bisogna affrontarla. Se ne esce. Così come mio figlio ne sta uscendo, anche tanti altri ragazzi sono sulla via del recupero. Credeteci! Se ne esce.

Gabriella 

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