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Mi dicevano che mio figlio non faceva niente a scuola, invece era dislessico

di mammenellarete - 30.09.2019 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Le maestre mi dicevano continuamente che mio figlio, 7 anni, non combinava nulla a scuola e mi telefonavano continuamente per aggiornarmi sulla pessima condotta del bimbo. Mi suggerirono, alla fine, di mandarlo da un psicologa, grazie alla quale scoprimmo che era dislessico e disortografico. Solo dopo aver preso coscienza di ciò, io e mio marito ci attivammo in tutti i modi possibili, chiedendo prima di tutto aiuto a un logopedista. Ecco la nostra esperienza.

Salve a tutte, sono la mamma di un bimbo di 7 anni molto sveglio e attivo. Fino a qualche tempo fa, il suo comportamento era sempre stato equilibrato, aveva sempre ascoltato e il suo unico problema era sul cibo. Per questi motivi, al momento di scegliere se alle elementari metterlo a tempo pieno o meno, optammo per il tempo normale (anche se io e mio marito lavoriamo) e per fortuna.

Iniziò così una vera impresa titanica. Immaginavo che sarebbe stata una nuova avventura, ma non che sarebbe arrivato l'inferno. Già dal primo giorno mi arrivarono note, comunicazioni di incontri super urgenti, ecc. Dopo circa 3 mesi ci chiamarono addirittura per il terzo o per il quarto colloquio. Le parole furono sempre quelle: "Vostro figlio non fa nulla in classe".

Ci chiamavano per questo? Non basta quante volte lo leggevo ogni giorno su quel maledetto libretto verde? Non bastava il fatto che ogni diamine di giorno impazzivo per fargli recuperare tutto il possibile, fra cose fatte a scuola e compiti da fare per casa. Spesso, lo ammetto, sbagliando, perché saltavamo pranzi, merende e cene, troppo oberati di lavoro.

Continuammo così fino alla fine del primo quadrimestre e sulle prime pagelle i voti furono pessimi per essere la prima elementare (la media del 6, con qualche 7). La condotta era pessima, anche se si evinceva che comunque, se stimolato, seguiva (ripeto parliamo della prima non media, non superiore, ma elementare). Mi scrissero che non era maturo... non lo è spesso un adulto a 40 anni, figuriamoci mio figlio di appena 6 anni.

Dopo altri due mesi, ci dissero di portare il bambino da uno psicologo: l'unica cosa giusta che abbiano mai detto, ma la lista d'attesa era lunga e così finì la scuola con molti problemi. Proprio negli ultimi giorni mio figlio inizio a parlarmi di più (forse perchè non lo pressavo notte e giorno con quei maledetti compiti), così mi rivelò anche che non vedeva la lavagna: scoprimmo che era miope e doveva mettere gli occhiali (in un anno scolastico ben 5 maestre non se ne erano accorte).

Finalmente ci telefonò la psicologa e iniziarono i vari incontri ogni giovedì, durante i quali ci diede il consiglio di fargli cambiare scuola. Così il bimbo iniziò la nuova scuola. Finiti gli incontri, la psicologa ci spiegò che era bravo e che si impegnava, ma che aveva come limiti la dislessia e la disortografia. A chi come me ha sempre sentito dire che queste sono scuse per i più sfaticati, spiego di cosa si tratta in poche parole. In particolare, la dislessia affatica maggiormente: se un bambino si stanca già per scrivere e leggere, chi ha questo disturbo si stancherà il triplo.

Presa coscienza di ciò, ci siamo attivati in tutti i modi possibili: 1. abbiamo scelto un logopedista; 2. la psicologa ha parlato con le maestre (nuove); 3. abbiamo chiesto un programma più snello, perchè meglio poco e bene che tanto e male; 4. abbiamo adottato supporti vari ed eventuali a casa; 5. ogni volta che è possibile, leggiamo un bel libro con figure da fargli vedere (so che sembra scontato, ma io le figure non le facevo vedere perchè gli leggevo storie solo la sera per farlo addormentare e quindi... niente figure); 6. ricordandoci delle vecchie maestre, abbiamo iniziato a lavorare sull'autostima che a 7 anni non può e non deve essere sotto 0.

È dura, soprattutto perchè tutti intorno a noi dicono che è solo un modo per giustificare la sua voglia di non fare nulla. Inutile parlare e cercare di far capire a queste persone che non funziona proprio così. Personalmente ho trovato un po' di supporto su un sito web, sul quale ci sono molte informazioni aggiornate che parlano della legge 170, la quale tutela sopratutto l'istruzione dei dislessici. Questo è stato il calvario che ci ha portato a scoprire questo piccolo problema.

Spero che la mia esperienza possa essere utile ad altri genitori, perché non facciano passare lo stesso ai loro figli. Soprattutto perchè mio figlio, se fossimo andati avanti senza accorgerci di nulla, avrebbe perso tutta la fiducia in se stesso. Un abbraccio a tutti.

di Andrea

(storia arrivata sulla pagina Fb di Nostrofiglio)

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Dislessia come intervenire

  • Quali sono i segnali a cui i genitori dovrebbero prestare attenzione?

La dislessiaè un disturbo specifico della lettura che si manifesta con una difficoltà nella decodifica del testo.

In età prescolare, alcuni segnali potrebbero essere un ritardo del linguaggio e la difficoltà a esprimersi. Ma è davvero troppo presto per fare una diagnosi. “Alla scuola dell’infanzia – spiega infatti la neuropsichiatra infantile Roberta Penge, ricercatrice all’Università Sapienza di Roma - è difficile per un genitore intuire future difficoltà di apprendimento della lettura: per esempio la voglia o meno di giocare con suoni e parole, che è uno degli indicatori delle successive abilità di lettura, è difficilmente visibile per le mamme e i papà”.

In prima elementare, scrivere parole invertendo le lettere e fare più errori degli altri, leggere con estrema lentezza e fatica, scambiare una lettera con un’altra e un suono con un altro, sono segnali di difficoltà di apprendimento ma non per forza e unicamente di dislessia. “Non sono cioè errori esclusivi del dislessico” spiega Penge. E l’elenco potrebbe continuare. Per esempio il non voler andare a scuola, il disinteresse e il rifiuto per le attività di lettura e scrittura assegnate dagli insegnanti, il mancato miglioramento nel corso dell’anno scolastico, che può voler dire continuare a leggere ancora per sillabe e fare grande difficoltà nell’associare a una lettera un suono e viceversa "sono altri segnali di difficoltà che è importante prendere sul serio".

Va ricordato però che “c’è un’enorme variabilità individuale nei tempi di acquisizione della capacità di scrittura e di lettura e che fino alla fine della seconda elementare non è possibile fare una diagnosi definitiva. Quindi prima di fare visite specialistiche meglio aspettare di accertarsi che la difficoltà non sia transitoria. Anche se questo non significa che non si possa sostenere il proprio figlio/a nell’affrontare quelle difficoltà che incontra nel familiarizzare con la lettura e la scrittura. Anzi. E la collaborazione con le insegnanti può essere fondamentale, per curare maggiormente questa area di apprendimento e poter valutare serenamente se la situazione migliora prima di una valutazione clinica”.

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