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Mia figlia ha il diabete mellito 1, io sono il suo pancreas

di mammenellarete - 17.06.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La mia bambina, quando aveva due anni, è diventata diabetica di tipo 1. Quando capitano queste cose ai nostri figli, non è semplice ripartire, ma è necessario farlo. Per noi, e soprattutto per loro. Quello che ci ha insegnato l'arrivo del Diabete è che dobbiamo dare il giusto peso a ciò che ci succede. Quelli che prima erano problemi, ora non lo sono più.

Quando qualcuno mi chiede: "Cosa fai di bello nella vita?". Rispondo sempre che principalmente faccio tre cose: la mamma, l'impiegata commerciale e il pancreas di mia figlia.


Sì, perché la mia bambina è diventata diabetica di tipo 1, quindi insulinodipendente, quando aveva due anni. Il Diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune che colpisce soprattutto i bambini (di tutte le età, anche di pochi mesi) ed adolescenti, ogni tanto anche giovani adulti; ad un certo punto il corpo riconosce come nemico una parte di sé, ed inizia a distruggerla. Nel caso del Diabete 1, vengono autodistrutte le cellule Beta del Pancreas, quelle che producono insulina.


Non dipende dalla cattiva alimentazione, nè dallo stile di vita: succede e basta, e la causa ancora è sconosciuta. Purtroppo viene spesso confuso con il diabete di tipo 2, causato spesso da cattiva alimentazione e vita sedentaria. Nel nostro caso, avevamo fatto fare ad Emma le analisi delle urine e del sangue perché aveva avuto la cistite più di una volta, e con il pediatra si voleva approfondire la causa. E così arrivò la diagnosi: Diabete mellito di tipo 1.

La vita della nostra bimba con il Diabete Mellito di tipo 1

I sintomi del Diabete di tipo 1 ancora oggi molto spesso non vengono riconosciuti in tempo dai pediatri, e tanti bambini arrivano nei pronto soccorso in coma, per chetoacidosi! Eppure i sintomi sono chiari: spossatezza, tanta sete, tanta pipì, cistiti ricorrenti! Emma aveva solo due anni; avrebbe dovuto iniettarsi insulina tutta la vita per poter mangiare - anche se solo dopo un po' di tempo, avrei realizzato che quella era la parte meno difficile di tutta la gestione.


Sì perché l'unico modo di gestire questa patologia è l'insulina. Non ci sono altri rimedi. E mantenere la glicemia nel range è difficilissimo perché incidono moltissimi fattori, non solo l'alimentazione: per esempio, persino le condizioni climatiche e gli stati d'animo possono modificarla!


Insomma, da quel momento in poi avrei dovuto essere il pancreas di mia figlia, perché il suo non avrebbe funzionato più. Imparammo parole nuove come cellule beta, ipoglicemia, iperglicemia. Emma sopporta almeno cinque o sei punturine al giorno senza piangere o lamentarsi, ha un sensore glicemico inserito con un ago sul braccio che ci dà la sua glicemia in tempo quasi reale sul cellulare, in modo da essere sempre monitorata.

Se la glicemia scende troppo, bisogna intervenire con lo zucchero per evitare crisi ipoglicemie gravi che comporterebbero svenimento e gravi conseguenze; se sale troppo si interviene iniettando insulina, per evitare picchi iperglicemici che a lungo andare potrebbero portare a seri problemi per reni, occhi, cuore. Abbiamo dovuto rivoluzionare la nostra vita e ripartire.


Emma ha frequentato l'asilo a tempo pieno, le maestre hanno imparato a gestire la patologia e per qualsiasi dubbio ci confrontavamo telefonicamente. A settembre comincerà la scuola primaria, per cui ricominceremo da capo tutto l'iter con le nuove maestre. Dopo l'esordio, io ho ripreso il mio lavoro di impiegata full time, anche grazie ai preziosissimi nonni che ci aiutano tanto, perché a tutti i costi voglio che la nostra vita sia il più possibile "normale".


Ripeto sempre ad Emma che da grande potrà e dovrà impegnarsi per diventare ciò che desidera essere, esattamente come tutti gli altri, e che non deve farsi fermare dal suo problema. Le difficoltà ci sono, certo, ma cerchiamo sempre di superarle con ottimismo. Piano piano ho cercato di trasformare il dolore per la malattia di mia figlia in energia, per cercare di rendere la sua vita, e di conseguenza la nostra, più serena possibile.


Quando capitano queste cose ai nostri figli, non è semplice ripartire, ma è necessario farlo. Per noi, e soprattutto per loro. Quello che ci ha insegnato l'arrivo del Diabete è di dare il giusto peso a ciò che ci succede. Quelli che prima erano problemi, ora non lo sono più.


Da qualche mese ho iniziato a parlare della nostra vita su instagram@diabetironica - perché condividere la nostra esperienza di vita è importante per noi e per chi è nella nostra situazione. Parlo delle nostre esperienze, di come viviamo la patologia nel quotidiano, delle difficoltà che incontriamo e di come cerchiamo di superarle.

di Elena Occelli

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