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"Le ore trascorse insieme in isolamento": la testimonianza di Daniela, mamma e insegnante a Casalpusterlengo

di mammenellarete - 29.02.2020 - Scrivici

donna
Fonte: Shutterstock
Daniela, mamma di due bambini e insegnante a Casalpusterlengo, racconta, con ironia e realismo, le giornate vissute in isolamento con la famiglia a causa del contagio causato dal Coronavirus nella zona del basso lodigiano.

Isolamento. Giorno 3. Ed è pure domenica. Che suona molto alla Quasimodo, il poeta, non il gobbo, ma oggi siamo "storti" come il secondo e con la speranza del primo. Insomma, si potrebbe pensare al "mainagioia", ma la tempra qui non manca, perciò alle ore 6.45 l'orologio biologico non perdona e ti fa svegliare esattamente come in un qualsiasi giorno feriale, sprezzante dell'odierno festivo e di Sua Maestà il Coronavirus, appunto, che ci costringerà al domicilio forzato almeno almeno per i prossimi 14 giorni...

Ecco, per la cronaca, in famiglia avremmo creato l'hashtag "14gg2palle" (quando ci s'annoia, guarda un po' la creatività - non l'ha mica detto la Montessori che la noia è fondamentale perché il bambino diventi creativo?!? Bon, così anche con lei per oggi siamo a posto!).

Torniamo alla sveglia eccessivamente mattutina: considerato che nel delirio di messaggi scritti-audio-video su wa, fb e instagram, siti di giornali e reti TV, non puoi non accertarti immediatamente riguardo agli ultimi aggiornamenti, così con la mano cerchi il cellulare, ma - vigliacco - è spento: ovviamente non è che ti premuri di ricaricarlo quando sai che comunque il giorno dopo impegni fuori non è che tu ne abbia tanti e perciò potrai avere sempre a portata di mano il caricabatterie... a proposito, dov'è?!? Chissà, sarà rimasto sul divano, destinazione preferita da tutta la famiglia, con vettore (!) divano, cucina, divano, frigo, divano, che se continuiamo così avremmo già pensato a un nuovo #14kgin14gg.
 
 
Ad ogni modo, infreddolita - sì, perché comunque siamo a febbraio e fa ancora freddino e perciò rintanarsi in casa e stare sotto le coperte fa ancora piacere - recupero il caricabatterie sul comodino del marito e, in attesa di un minimo di vita dal cellulare per la lettura della rassegna stampa e post nei social vari, prendo il libro che avrei dovuto leggere con i miei alunni mercoledì prossimo, "L'assaggio" di Roald Dahl, breve e intrigante, che avrebbe dovuto introdurli al genere giallo - dopo quello d'avventura con i pirati de "L'isola del tesoro", da concludere proprio in questi giorni di vacanza per Carnevale.
 
 
Mercoledì, giorno del ritorno a scuola, un po' più riposati e sereni, in cui avevamo previsto una piacevole uscita al cinema serale a Casale per la visione di "Cena con delitto"... e invece, mercoledì - stando alle direttive imposteci - a scuola non torneremo e tantomeno potremo andare al cinema tutti insieme, genitori compresi, con i "miei" di seconda... Sì, penso ai miei alunni: venerdì mattina seguivo con apprensione i messaggi che mi arrivavano e le news (qualcuna anche fake) pubblicate dovunque in rete, ma a loro ho scelto di accennare poco. La situazione è delicata - mi sono detta - e reputo più corretto che siano i loro genitori a raccontare precisamente la situazione arrivata così inaspettatamente e violentemente, anche per il suo essere qui da noi tanto prepotente e sconvolgente, perché alla fine le nostre vite effettivamente sono state ribaltate.

La nostra vita in famiglia nella "red zone"

Con i ragazzi, non solo di seconda ma anche della prima, avevo parlato del Coronavirus, rassicurandoli e ripetendo gli accorgimenti per evitare contagio e diffusione, e di Wuhan, grazie allo spunto di un bell'articolo di sabato scorso su "Sporweek" che termina con questa frase, da noi sottolineata, di Andrew Howe, il velocista-lunghista: "Per questo mi dispiace vedere così poca sensibilità per il dramma che Wuhan sta vivendo: capisco la psicosi, ma i cinesi non sono solo portatori di epidemie. Invece di puntare il dito cerchiamo di aiutarli a superare una tragedia che potrebbe capitare a tutti": ecco, ora che siamo stati battezzati la "Wuhan d'Italia" potranno capire meglio quanto si diceva... be', capisco il Learning by doing, l'apprendimento per esperienza, ma questa ce la potevamo proprio evitare!
 
 
Perciò mi chiedo come stanno i ragazzi, se saranno turbati, come stanno vivendo questo serramento forzato, ma sono certa che i loro splendidi genitori sapranno guidarli e sostenerli. I rappresentanti di classe li ho sentiti ieri perché mi hanno chiesto delucidazioni su chiusura della scuola ecc. e ho inviato loro le ordinanze comunali e il ddl: le comunicazioni ufficiali sono le uniche su cui possiamo fare affidamento in questi giorni di ansia e psicosi collettiva, aggravata dal quesito: "Ma allora chi è 'sto Paziente zero?!?", tanto che mia figlia undicenne - svegliatasi giusto dieci minuti dopo di me, non permettendomi di godere di un risveglio lento e graduale - all'annuncio della notizia mi ha detto:"Quindi, mamma, oltre al film catastrofico/zombie, stiamo vivendo anche un thriller".
 
 
Certo, tesoro, non ci facciamo mancare nulla... be', a parte che non facciamo spesa da una decina di giorni (E che vi devo dire? Sabato scorso eravamo troppo stanchi e abbiamo procrastinato, ma sì tanto... Mai farlo!), ma qualcosa imbastiamo in tavola (che da dei sostenitori del take away e delivery food già fa strano così e ti sembra sì di essere in una situazione irreale, che diviene set di film zombie con atmosfera surreale-spettrale quando chiedi a tuo marito venerdì sera - il primo giorno - di andare almeno a prendere il latte e ti pare Will Smith con fucile e cane al seguito sul set di "Io sono leggenda"). Ovviamente la casetta del latte non contiene più alcun prodotto e, tornato a casa a mani vuote, capiamo che l'approvigionamento alimentare non sarà facile, ma sorridi pensando che forse, dai, non saranno proprio quattordici quattordici (i kg) in 14 giorni! 
 
 
Ci ritenta stamattina ma stavolta dai social arrivano foto di code interminabili agli ingressi dei supermercati e poi ci manca la mascherina e abbiamo ancora pollo e ragù in freezer, quindi rimandiamo ancora. È proprio vero che siamo dei consumisti e, se guardassimo bene, quello che abbiamo già ci basta e non per poco. E se lo dico per i generi alimentari, figuriamoci il resto.
Ma vuoi davvero che questi giorni mi rendano più saggia?!? 
 
 
Insomma, ho scritto tanto e non siamo neanche alla colazione domenicale, arredata e preparata dalla undicenne di cui sopra che, presa ferocemente dai morsi della fame, ha svegliato a sfinimento tutto il resto della famiglia (padre e fratello seienne), prendendo ordinazioni rigorosamente con penna e taccuino, e ha messo in tavola di tutto e di più (brava certo, ma so già a chi toccherà riordinare). Entro le 8.30 tutti in cucina per dare avvio, a suon di muffin al cioccolato preparati in casa il giorno prima, a questa terza giornata di isolamento (vero che contate anche voi terza giornata e non seconda?!? No, perché altrimenti sbarello, eh!).
 
 
La mattinata si è susseguita tra letture (sia lodato il cielo per i libri!), Santa Messa in diretta streaming dai Cappuccini (avantissimi proprio!), compiti dell'undicenne ("Mamma, ho finito i due riassunti di storie di mito" "Solo due, amore? Qualcuno in più?" Come cambiano a volte desideri e prospettive), aerosol con Nintendo Switch del seienne... Vi state chiedendo perché l'aerosol?!? Tranquilli, tutto sotto controllo: giovedì notte, mentre nel mondo si diffondeva la notizia del "Focolaio a Codogno" cui sono "riconducibili tutti i casi" (ormai un must have) da Padova a Torino, passando per la Liguria e Cesano Boscone, io raccoglievo vomito del piccolo di casa la cui temperatura corporea si attestava sui 38.5°.
 
 
Ignari di tutto, ci siamo riaddormentati, vista la giornata lavorativa che ci aspettava il venerdì non immaginando certo che i giorni di vacanza non sarebbero stati solo i quattro successivi per il Carnevale, ma molti di più... La mattina dopo, come da prassi, ho preso appuntamento col pediatra per le 4 del pomeriggio, ma dopo gli avvenimenti della mattina e la serrata delle ore 2 p.m., ovviamente non mi sono fatta mancare la telefonata al 112, da cui una gentile signora - dopo minuti interminabili e frasi che mi consigliavano di attendere in linea in tutte le lingue - mi ha detto di uscire pure a portare il bambino dal pediatra. Oh, sono una cittadina precisa e osservo pedissequamente le regole impostemi! 

Le ore trascorse insieme tra brevi passeggiate, cucina, giardinaggio e giochi in scatola

Infatti oggi, dopo 46 ore ininterrotte passate in casa, con la maxima botta di vita di andare a buttare la spazzatura o chiudere gli antoni delle finestre, ho deciso che una passeggiata con la famiglia sull'argine del Brembiolo dietro casa potevo anche farla, promettendomi solennemente di non fermarmi a parlare con nessuno (Cappuccetto Rosso, scansate) e non stringere mani, baciare e intrattenere conversazioni ravvicinate (macchè del terzo tipo, qui è roba tutta terrestre...).
 
 
Perciò io, il marito leggenda e il seienne abbiamo messo piede fuori dal cancellino. La undicenne si è rifiutata categoricamente di uscire, più ligia alle regole rispetto ai suoi genitori, con la giustificazione "Se c'è un'ordinanza, io la rispetto": abbiamo subodorato non avesse molta voglia avendo di mattina giocato a calcio nel giardino di casa col fratello - rigorosamente solo loro due s'intende! - e praticato giardinaggio, strappando per la prima volta in vita sua le erbacce del vialetto del box. Ma, ancora una volta, guarda un po' come possono cambiare le cose. Be', pur immaginando non organizzasse party in nostra (pur breve) assenza, ci siamo chiesti cosa avrebbe fatto, benché essendo appassionata e vorace lettrice potevamo immaginare.
 
 
L'abbiamo lasciata alle prese con i Pyssla Ikea e, dopo aver incrociato e salutato (come succede piacevolmente in montagna - che il Corona abbia portato anche più umanità oltre a riflessioni, ironia e creatività?) una ventina circa di persone a coppie o piccoli gruppetti, siamo tornati a casa accolti da una macedonia di fragole preparata da Figlia1, cambio di denominazione ormai d'obbligo! 
Quindi merenda tutti insieme prima della preparazione della pizza con la Kenwood KMix per la cena di stasera. Le birre sono finite, berremo acqua del rubinetto, ma va bene lo stesso! Anzi, visto il molto tempo che ancora ci si prospetta in casa, stiamo valutando preparazioni ben più lunghe della pasta fresca o della pizza, tipo i croissant che da sempre abbiamo scartato perché chi ha tempo di seguire una preparazione lunga 14 ore?... Ebbene noi, adesso, appunto! E ci si riprospetta il #14kgin14gg in sole 14h!
 
 
Con Giochi in scatola, tra cui gettonatissimi "Allegro Chirurgo", il "Piccolo Chimico" e "Indovina chi?" (è il Paziente 0), Playstation, canzoni su Youtube, serie TV ("Just add Magic" per la seconda volta) e film (la undicenne già venerdì sera aveva entusiasticamente proposto la maratona Harry Potter almeno per tre volte!), trascorre il pomeriggio di domenica, peraltro poco diverso dai due precedenti. 
 
 
Io sto maleficamente pensando di inviare una video(o audio) lezione ai miei alunni di seconda sul "Decameron" di Boccaccio: lo avremmo affrontato nelle prossime lezioni di letteratura e mi pare che caschi proprio a fagiuolo; magari poi mi viene la balzana idea di creare una sorta di giardino virtuale come quello bocacciano con fanciulle e giovani che a turno raccontino storie per intrattenersi nell'isolamento dovuto alla peste... e poi loro sono così bravi in questo: sanno inventare e raccontare storie bellissime, in barba a tutti quelli che "i giovani d'oggi non sanno fare/dire/pensare/lettera e testamento"! E penso che forse potranno essere felici di sentirmi (i loro genitori sicuro, così occupo i loro figli per un po'), ma meno di dover studiare adesso adesso Boccaccio e penseranno:"Ma questa non ci lascia proprio mai stare, ci raggiunge dovunque pure in situazione di emergenza, zona rossa, stato di isolamento?!!".
 
 
Così ora penserò al da farsi, anche se mi mancano già, anche se dovremo rimandare alcune cose (vedi il cinema: ho già guardato su Amazon, ma il DVD uscirà a fine marzo e in ogni caso i corrieri in questo momento ci schifano, come i treni che passano oltre, che manco l'Angelo Vendicatore coi primogeniti), anche se ritarderemo alcuni argomenti e forse non sarà subito possibile fare le conferenze, gli incontri, le inaugurazioni che avevamo programmato di fare: Coronavirus, noi amiamo il frullatore in cui sono le nostre vite, e tu ci costringi a fermarci, a vivere il tempo in maniera diversa, a rivedere priorità e scale di importanza: va bene, faremo anche questo, ma tra un po' possiamo anche salutarci.
 
 
Preparazione delle pizze e cena insieme, conclusa con dolcetto e caffè, ci condurranno alla fine del terzo giorno, pronti a un nuovo giorno: come recita la maglietta, che indosso oggi, "I'll be amazing today, but first coffee"... ops, ma abbiamo finito le cialde!
 
 
di Daniela Dragoni
 
 
Mamma e insegnante a Casalpusterlengo

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