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Casa maternità, la mia terribile esperienza

di mammenellarete - 25.05.2022 - Scrivici

pancione
Fonte: Shutterstock
La violenza ostetrica esiste anche nelle case maternità, esiste l'indecenza anche all'interno di luoghi che dovrebbero essere più che protetti perché privati e gestiti da donne e mamme che in teoria avrebbero scelto come missione di vita questo tipo di lavoro. Vi racconto la mia storia.
È notte, il mio piccolino e mio marito dormono, io sono nell'altra stanza finalmente a rendere davvero pubblico il mio parto, in cui ho salvato la vita a mio figlio e probabilmente anche a me. Sento che per me è molto importante divulgare.
 
La mia gravidanza è stata perfetta, io sono stata sempre benissimo a parte le nausee, esami sempre perfetti, ecografie perfette fatte da una ginecologa con un curriculum top. Quindi su quel lato eravamo tranquilli. 
 
Dall'inizio mi sono fatta seguire da un'ostetrica perché il mio desiderio era quello di partorire in casa maternità. Nonostante i costi assurdi, sentivo che volevo farlo. Alle visite andava sempre tutto bene. Lei mi ha visitata una volta a fine gravidanza, ma io stavo sempre bene, quindi forse era vero e andava bene non visitarmi mai, poi non mi ha mai parlato veramente dei rischi durante il parto.
 
Ma ero fiduciosa che andasse tutto bene: «Se non ne parlano, significa che evidentemente sono così bassi... e se ci sono saranno cose minime con la mia super gravidanza», pensavo. All'eco accrescimento la ginecologa ha detto che andava benissimo e che il peso stimato alla nascita era perfetto, sopra i 3 kg.
 
È arrivato il nono mese, ho ricevuto due notizie scioccanti nel giro di una settimana. Mi sono rattristata per quanto abbia cercato di rimanere centrata, di mantenere il focus sul mio bambino, sulla nostra grande nascita. Immancabilmente ho cercato il conforto delle mie ostetriche, di quella che avevo scelto in particolare.
 
Ma l'ho trovato in parte, ho trovato un conforto falso, un "conforto" in cui mi si accusava di esser triste. «Devi prenderti la responsabilità di star per diventar madre ed essere piu forte». Avevo ricevuto davvero due notizie tragiche, riguardanti persone tra le più importanti per me, ero fin troppo forte e stavo fin troppo bene. Ma le frasi, i toni, la rabbia nei miei confronti, l'aggressività di quell'incontro mi risuonano ancora nella testa.
 
Arriva la 38esima settimana, una notte iniziano i prodromi, che bello!!! Ho contrazioni forti e già abbastanza regolari, in mattinata ci muoviamo verso la casa maternità. Arrivati lì, tra il freddo ed evidentemente la mancanza di calore delle persone che la abitano, si ferma tutto.
 
I prodromi vanno e vengono per settimane, io chiedo a queste professioniste di assicurarsi che vada tutto bene, viste le brutte notizie che ho ricevuto. Voglio assicurarmi che vada tutto bene, ma loro si rifiutano, dicono che non è il caso, che l'emotività non influisce, di star tranquilla, che continuare con questi prodromi è normale... ma nella realtà, la cosa sembra disturbarle.
 
Arriviamo quasi alla 42esima settimana, finalmente le contrazioni arrivano di nuovo, forti e intense. Andiamo in casa maternità, si bloccano e dopo ore ricominciano, ma non si accorcia il collo e non mi dilato. Qui sono scappate frasi come «Eh, ma non ti dilati», «è tutto chiuso», «non posso fare niente e non puoi far niente tu», e altre cose del genere. Allora io penso «Cosa ci faccio qui se l'assistenza è inesistente?».
 
Inizio ad avere contrazioni molto forti, anomale, lo sento, e sono già più di 24 ore che ho le contrazioni. Mi si rompono le acque e dopo qualche altra ora inizio a dilatarmi un po' di più. Ma a quel punto sono già devastata dalle contrazioni dolorosissime protratte per ore, dalla disidratazione e dalla mancanza di vero sostegno perché, a parte farmi stare sulla palla e un massaggio fatto male, non viene fatto altro. 
 
Premetto che le ostetriche non tengono le mascherine e mi vengono fatte visite ad acque rotte, con guanti non sterili. Arrivati alle 7 del mattino, logorata, disidratata, distrutta, inizio a dilatarmi, le acque si rompono. Loro a quel punto mi incitano dicendo che si sta muovendo qualcosa. Ma io dopo 30 ore di contrazioni, poco cibo, pochissima acqua e poco sostegno, inizio a pensare e a dire a mio marito di portarmi in ospedale. Loro dicono: «Ma no, sei nella fisiologia, vedrai che ora velocemente ti dilati».
 
Sulla scia della dilatazione riempiono la vasca, mi immergo e trovo un minimo sollievo, poi ricomincia un dolore devastante, sento che il bimbo non riesce ad incanalarsi, sento queste contrazioni come uno sforzo che fa in più l'utero per cercare di mettere al suo posto la testa del mio bimbo, che, da ultima eco, fatta prima delle cattive notizie era perfettamente al suo posto ed ora non più (,a loro dicevano che non poteva influire l'emotività...). Durante il parto però me lo dicono che molto probabilmente ha la testa messa "male".
 
Resto un po' in acqua, tra contrazioni immense e una che mi dice che la vasca per me è enorme... in effetti se non ci fosse stato mio marito ad aiutarmi, per loro avrei potuto caderci dentro ed affogare probabilmente. Dopo un po' esco, più distrutta e disidratata di prima, continuo a chiedere a mio marito l'ospedale, non ne posso più. Allora l'ostetrica dice: «Aspettiamo la collega e poi decidiamo, sono le 8». La collega arriverà più di 2 ore dopo, quando, immersa in un sonno profondissimo, ho contrazioni che, quando le sento, imploro mio marito o di uccidermi o di portarmi in ospedale (lui a quel punto inizia a muoversi per portarmi via).
 
Mi sale la febbre, ho freddo, non mi faccio toccare, così gli viene in mente che potrei avere la febbre.... 38. Testuali parole dell'ostetrica di una casa maternità: «Ah no, noi qui con la febbre non ce la teniamo». Adesso sono merce avariata, un corpo estraneo da estirpare, una zecca?? Per non mettere in cattiva luce il vostro lavoro malfatto??
 
Mio marito raccoglie le nostre cose alla velocità della luce, almeno loro mi vestono. Io, a quel punto, quasi incosciente a parte per gridare quando arrivano le contrazioni. Le frasi taglienti le ricordo, dò per scontato un'ambulanza nello stato in cui sono. Non l'ho chiesta ma sembra scontato, sembra... altra testuale frase: "Niente ambulanza, non mi sembra proprio il caso di far venire un'ambulanza qui".
 
Così esco, con le mie gambe, con le contrazioni e con mio marito che sorregge nel vero senso della parola a peso morto me e tre borsoni enormi: loro non si sono mosse dalla casa maternità per aiutarci ad arrivare dalla macchina che era a 50 metri. Paura di farsi vedere dal vicinato?? Evidentemente sì.

Casa maternità, la mia terribile esperienza

Per fortuna in ospedale trovo assistenza, mi coccolano, comprendono, non riescono a prendermi le vene per la disidratazione, mi fanno liquidi, mi fanno l'epidurale... dopo un po' si inizia, la dilatazione progredisce rapidamente, mi sento compresa e coccolata davvero. La mia parte inconscia a quel punto può lasciarsi andare e il mio bimbo in 5 ore è nato. Tendo le mani per prenderlo, il nostro momento è arrivato, ma l'ostetrica con tutta calma e fiducia mi dice che va un po' aiutato. Così, con altrettanta fiducia, lo lascio alla fiducia nel mondo, in quei medici neonatologi. 
 
È nato con asfissia. C'è meconio, sofferenza fetale e fortunatamente c'è anche un'equípe neonatologica pronta e preparata, lo aiutano, sento che gli dicono: «Forza piccolino, dai, dai!!». Io che non capisco, vedo il palloncino che gonfiano e sgonfiano, mio marito preoccupato... alla fine dopo 10 infiniti minuti il mio piccolo inizia a respirare da solo. L'ostetrica che mi ha aiutata, dolcissima, afferma che la placenta può non essere a postissimo, e mi dice con dolcezza che è meglio farla uscire e che mi aiuterà.
 
In pochi minuti è venuta fuori anche lei. Controllano che sia tutta. La placenta è "vecchia", ha smesso di funzionare giusto un mese prima, quando ho ricevuto le brutte notizie... ma per le ostetriche non c'era correlazione. Il mio bimbo è nato anche di 500 grammi in meno del peso stimato perché la placenta aveva smesso di funzionare. Quei 500 grammi in meno corrispondevano al periodo in cui avevo ricevuto le brutte notizie. 
 
Il mio bimbo me lo danno dopo più di un'ora e per pochissimo. Non sta ancora bene, il neonatologo chiama l'ospedale pediatrico per consulto per un eventuale trasferimento. Tempo di toccarlo, di sentire quanto è morbido, dolcissimo, meraviglioso e profumatissimo di noi, dei nostri nove mesi insieme. Lo riportano giustamente a fare una visita con quest'altro mega neonatologo del pediatrico. Decidono di trasferirlo, noi logicamente acconsentiamo, ma il cuore mi si spezza, di nuovo. Io nel frattempo continuo ad avere febbre e mi continuano a fare antibiotici.
 
Mio marito va al pediatrico, gli dicono che sta bene. Detto da loro che sono un'eccellenza è rincuorante, ma dicono anche che per scrupolo preferiscono fargli delle terapie, controlli, cure. Scoprirò giorni dopo che la preparazione, l'umanità e dolcezza di quel reparto di terapia intensiva neonatale è qualcosa di superlativo. Io intanto, logicamente col cuore spezzato, inizio a piangere e, al tempo stesso, ad essere felice di aver salvato la vita a mio figlio continuando ad insistere sull'ospedale.
 
Il giorno dopo dal mio bimbo sottoposto a terapie arrivano comunque notizie confortanti. So che è in ottime mani, mio marito che fa la spola tra casa, ospedale 1 e ospedale 2, mi rassicura sulla genialità dei medici, la preparazione tedesca e umana delle infermiere e la forza e potenza meravigliosa di nostro figlio. Io inizio ad avere la febbre alta: sepsi. Presa sicuramente in casa maternità un'infezione, ho livelli molto alti di un marcatore e vedo i medici preoccupati. 
 
Se sono qui a scrivere è perché, dopo 4 interminabili giorni e dopo tanta preoccupazione (visibile anche sulla faccia di mio marito), la febbre finalmente scende, così come i valori alti nel sangue. In quei 4 giorni, dopo il primo messaggio a cui ho risposto chiedendo silenzio e tempo per tutto, le ostetriche della casa maternità hanno continuato a tartassarmi, ignorando totalmente le mie richieste, lo stato d'animo che posso avere e continuando a sostenere che per loro è un dolore non sentirmi...
 
Io a leggere questo capisco solo che pensano a loro stesse e basta, che non comprendono minimamente una mamma che viene separata dal figlio alla nascita perché non sta bene e poi rischia anche lei di andare all'altro mondo perché o la casa maternità è sporca, o perché sono state fatte visite con guanti non sterili ad acque rotte. Ma pensano al proprio dispiacere.
 
Io esco dall'ospedale 7 giorni dopo (se avessi partorito in casa maternità e mi fosse salita la febbre alta due giorni dopo, non avrei avuto 2 giorni precedenti di antibiotico, quindi chissà...), ho bisogno di andare da mio figlio. Il mio bimbo è uscito dopo piu di 2 settimane. Ci ho messo settimane per riprendere le forze e ci metterò mesi a elaborare la cosa, per non parlare di mio figlio... ma adesso siamo a casa, felici, uniti e innamorati. 
 
Le ostetriche che hanno continuato a scrivermi, non avendo mai ricevuto risposta, devono essersi arrabbiate (?) e come reazione hanno fatturato la "prestazione", avvisando, con un messaggio, a fattura già emessa. Come se la loro prestazione fosse stata immacolata e completa.
 
Dopo il parto non le ho mai più cercate. Ovviamente le avrei pagate, avendo dato già un acconto. Anche se non avessi voluto pagarle, i miei modi sono altri, non avrei potuto esimermi. Da contratto firmato ci doveva essere anche assistenza al puerperio che mai ho richiesto. Quindi non hanno avuto nemmeno la decenza di chiamare per avvisare che stavano emettendo fattura o per accordarci su uno sconto, magari derivato dalla comprensione della situazione e dal fatto che dopo che mi avevano mandata via come una zecca dalla casa maternità. Io non le ho mai più contattate per niente...
 
Quindi la violenza ostetrica esiste anche nelle case maternità, esiste l'indecenza, la mancata vergogna, anche all'interno di luoghi che dovrebbero essere più che protetti perché privati e gestiti da donne e mamme che in teoria avrebbero scelto cone missione di vita questo tipo di lavoro.
 
Ringrazio moltissimo chi mi leggerà e se vorrete pubblicare il mio vissuto. Credo che le testimonianze servano e sono convinta dopo quest'esperienza che intorno al parto ed alla nascita ci sia una superficialità pericolosa, soprattutto da parte di chi dovrebbe accompagnare con infinita umiltà e professionalità questo momento tanto magico quanto delicato. Resto a disposizione e ringrazio nuovamente.
 
Vi auguro una bellissima giornata.
 
Anonima
 
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