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Aborto interno (o ritenuto). Spero di ritrovare presto la forza

di mammenellarete - 25.06.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ho avuto un aborto interno ritenuto. Auguro a tutte le donne che hanno vissuto, che stanno vivendo e che purtroppo vivranno questo lutto di ritrovare presto la forza, la positività e l'energia per riprovarci.
Un mese fa ho sentito quella frase che ogni donna, che desidera intensamente un bambino, vorrebbe non sentirsi dire mai: "Mi dispiace, non c'è battito". Voglio raccontarvi la mia storia, perchè in questo periodo difficile ho scoperto che è ancora un taboo parlare di aborti e soprattutto la sensibilità del momento non viene compresa da nessuno se non da coloro che ci sono già passate.
 
A inizio aprile scopriamo quella gravidanza tanto attesa, voluta intensamente, e da subito ho provato un senso di gioia mai vissuto in tutta la mia vita, mi sono immaginata sin da subito una nuova vita in tre, mi sono immaginata come sarebbe stato il nostro bambino o la nostra bambina (il sesso non l'abbiamo mai scoperto).
 
Ero talmente felice che avrei voluto gridarlo ai quattro venti che ero INCINTA. Le settimane passano e, nonostante avremmo voluto aspettare la fatidica translucenza nucale (a cui non sono siamo mai arrivati), la pancia si vedeva già a 10 settimane.
 
E quindi, a metà maggio, durante una vacanza al mare con gli amici abbiamo deciso di dare la splendida notizia, un po' perchè si sarebbe inevitabilmente notato, un po' perchè in quel momento pensi "perchè dovrebbe succedere qualcosa di brutto proprio a me?", "perchè aspettare la fine del primo trimestre quando la notizia è così bella?".

Aborto interno. La mia storia

Ma tutta quell'euforia, quella gioia di condivisione di questa magnifica notizia è durata ben poco. Rientrati dal mare ho iniziato a provare delle sensazioni strane, dentro di me qualcosa mi angosciava, sentivo che non era tutto come doveva essere, con il senno di poi una mamma sa (sì perchè io mi consideravo e mi considero tutt'ora una mamma e non mi vergogno a dirlo).
 
Passa un'altra settimana e in preda a questa strana "sensazione" decido di andare al pronto soccorso, ma sapevo già, non so come, ma sapevo già.
E quel maledetto lunedì 23 maggio, tutto quello che già sapevo si è materializzato, c'era sempre quel minimo di speranza di sentirsi dire "è tutto a posto" e, invece, è arrivata quella frase che mi ha gelato il cuore: "Mi dispiace, non c'è battito". Il mio piccolo o piccola era ancora lì, aborto interno ritenuto, non c'erano sintomi di espulsione, non aveva intenzione di andarsene tanto presto.
 
Due giorni dopo sono stata sottoposta a isterosuzione, mezz'ora prima c'era il mio bimbo, c'era la mia piccola pancia, e mezz'ora dopo tutta la gioia provata in quelle 11 settimane aveva lasciato spazio a un vuoto immenso. A distanza di un mese sento la necessità di scrivere la mia esperienza, perchè la condivisione può aiutare altre donne a sentirsi un po' meno sole in momenti del genere.
 
Il dolore è immenso, nessuno capisce che, anche se per poche settimane, a quella vita ci si sente già legate. Non ci sono frasi che possano rincuorare in questi momenti, c'è solo la nostra forza di ricominciare, e auguro a tutte le donne che hanno vissuto, che stanno vivendo e che purtroppo vivranno questo LUTTO (sì perchè a tutti gli effetti è un lutto), di ritrovare presto la forza, la positività e l'energia per riprovarci.
 
Di tutta questa esperienza orribile, c'è una frase che mi sta aiutando ogni giorno a convincermi che tutto andrà meglio, una frase che mi è stata detta da un'altra ragazza che ha sofferto come me, come noi, in passato, e ora ha uno splendido bambino: "Il primo bimbo prepara la casa, il secondo ci andrà ad abitare".
 
Con affetto

di Irene

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