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Spiegare la perdita di una persona cara al bambino

di mammenellarete - 28.04.2009 - Scrivici

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Un brutto giorno il pesciolino rosso vinto al luna-park galleggia a pancia in su nella sua vaschetta. Vostro figlio ha passato ore ad osservare i suoi guizzi in quel piccolo mondo d’acqua dove ha fatto solennemente cadere la conchiglia raccolta sulla spiaggia l’estate prima. Il pesciolino aveva un nome che gli aveva dato lui, si chiamava come il personaggio di un famoso film a cartoni animati. Ha voluto assolutamente partecipare alle operazioni di pulizia della vasca, lo ha nutrito. Ma ora il pesciolino non nuota più: è morto. Di conseguenza, è arrivato il momento di affrontare uno degli argomenti più difficili per un genitore da spiegare e per un bambino da capire: la fine di una vita. Non è facile, perché sembra quasi che, nella società in cui viviamo, si tenda a tenere la morte nascosta, come se fosse un segreto di cui vergognarsi. Nei cartoni animati non muore quasi mai nessuno e anche in quel caso l’argomento non viene affrontato in pieno. I bambini, in ogni caso, fanno fatica a distinguere la realtà dalla finzione cinematografica o televisiva e diventa veramente difficile, in un simile contesto, spiegare un concetto del genere in modo puramente teorico. Tutti i bambini, però, prima o poi, vengono a contatto con la morte. Quello che ho citato all’inizio è l’esempio meno “traumatico”, perché la morte potrebbe non essere quella del pesce rosso bensì quella dell’amato cagnolino investito da una macchina, quella di un conoscente o, nel peggiore dei casi, di una persona cara. I miei figli hanno perso entrambi i nonni. La morte del nonno materno, mio padre, è avvenuta quando erano ancora molto piccoli mentre il nonno paterno viveva in un’altra città, lo vedevano raramente e l’evento non li ha toccati da vicino. C’è stata qualche domanda, questo sì. Noi abbiamo scelto di spiegare l’evento “morte” come parte del ciclo della vita di ogni essere vivente, come una cosa del tutto naturale. Abbiamo detto loro che le persone nascono, crescono, vivono la loro vita e alcuni di loro fanno dei figli, poi invecchiano e muoiono così come è successo ai loro nonni. Ma i loro figli prendono il loro posto, portando dentro di sé un po’ dei loro avi, perché ogni genitore “dona” una parte di sé ai propri figli, e quella parte non andrà mai persa del tutto. Così un “pezzetto” dei loro nonni continua a vivere addirittura in loro nipotini. Segue>>

Per loro, in realtà, la parte più difficile da capire – o forse da accettare – è che dalla morte non si torna indietro>. Per un po’ hanno continuato a chiederci quando il nonno sarebbe tornato e con fatica siamo riusciti a far loro accettare il fatto che questo ritorno non ci sarebbe mai più stato.

L’occasione per far loro afferrare meglio questo concetto si è presentata, per noi, l’estate scorsa. Noi abbiamo una piccola casa in montagna dove passiamo buona parte dell’estate.

La casa si trova in un paesino veramente piccolo, dove tutti si conoscono. I miei figli adorano stare lì, perché è lì che assaporano la libertà, una libertà quasi assoluta, perché possono girare per il paese dove ci sono pochissime macchine, cosa impossibile per loro qui in città. È il teatro di mille avventure, di giri in bici, di contatto con la natura.

Il mio penultimo figlio, Alessio, aveva stretto già nelle estati precedenti una sorta di amicizia con un vecchietto nostro vicino di casa. Il signor Mario (lo chiamerò così, ma è un nome inventato) era solito passare buona parte delle sue giornate su una panchina davanti a casa sua, a guardare i bambini passare schiamazzando, correre e giocare.

L’estate scorsa, però, il Signor Mario non c’era più, su quella panchina: era in casa accudito dalla sua famiglia, perché stava per morire. Alessio stava per compiere i sette anni. Rimase deluso di non trovare il suo amico al “solito posto”, ma accettò senza ulteriori domande la nostra spiegazione sul fatto che il Signor Mario fosse molto malato e che non potesse uscire per questo motivo.

Ma poi successe quello che tutti ci aspettavamo da un momento all’altro: il Signor Mario morì. La morte di qualcuno, in un piccolo paese, non è una cosa che si tiene nascosta. Tutti lo vengono a sapere subito e tutti partecipano direttamente all’evento. Entrano in casa, consolano la famiglia. Davanti alla casa del defunto si raduna una piccola folla.

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Signor Mario

Per la prima (e, temo, non ultima) volta l’abbiamo visto piangere per la morte di qualcuno

Noi l’abbiamo consolato e gli abbiamo detto che, finché avesse conservato nel suo cuore il suo affetto per il Signor Mario e i ricordi che lo legavano a lui, il Signor Mario avrebbe continuato a vivere con lui.

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Così, insieme al papà, Alessio è andato a dare il suo ultimo saluto al suo amico Mario. È entrato in casa, serio serio, e si è fatto prendere in braccio per vederlo meglio. L’ha salutato ad alta voce, chiamandolo per nome e gli ha tirato un bacio con la mano, provocando la commozione di tutta la famiglia e la nostra.

Alessio è un ragazzino molto sensibile e so che questa esperienza, in qualche modo, l’ha fatto soffrire. Però ora sappiamo che il concetto della morte, da parte sua, è stato capito e accettato fino in fondo.

Dopo quella volta, non è stato più toccato l’argomento per lungo tempo. So che Alessio ne ha parlato col suo fratellino e poi le domande sono tornate, soprattutto da parte di quest’ultimo. E noi continuiamo a spiegare, con tutta la franchezza possibile, come crediamo sia giusto.

Tu come hai affrontato, se è capitato, questo argomento? Discutine con le altre mamme sul forum!

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