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Quando incontri l'anima gemella, lo capisci subito

di mammenellarete - 17.08.2015 - Scrivici

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Fonte: Alamy.com
"Era così, ci appartenevamo, da sempre. Il mio cuore lo riconobbe. Le mie paure frantumate in un secondo in mille pezzi! Era come se attraverso quel tocco il mio cuore sapesse di aver ritrovato quel pezzo di sè che gli mancava per essere completo. Rimanemmo per un bel po' a guardarci in silenzio, mano nella mano. Dopo un paio di anni, ricordando quel momento, anche lui mi confidò che era stato proprio nel momento in cui ci siamo toccati per la prima volta che aveva capito di amarmi".

Questa è la mia storia d'amore, la storia di una rinascita, dell'amore che speravo esistesse, ma che non pensavo di poter incontrare e vivere davvero. Era un lunedì come tanti, una sera di gennaio. Faceva un freddo terribile, ma io ci tenevo tanto a uscire e ad andare a guardare la partita a calcetto dei miei amici.

 

Avevo il bisogno fisico di uscire, avevo appena iniziato a contare e a ricucire le mie troppe ferite, erano passati solo due mesi dalla sera in cui ero riuscita finalmente a liberarmi dalle catene di quella relazione così buia e piena di violenza che mi aveva imprigionata negli ultimi tre anni della mia vita.

 

Soltanto due mesi. Sentivo ancora tutto il peso di quello che avevo sopportato, vissuto, a soli 19 anni. Ero a pezzi e la mia mente mi ripeteva ogni santo giorno che non mi sarei mai più lasciata avvicinare da un uomo in vita mia.

 

Forse per questo mi ricordo tutto di quella sera, l'aria gelida, i miei orrendi calzettoni rosa da sci dentro le Stan Smith, le mie amiche, la partita vinta, e gli amici di mia sorella che avevo incrociato di sfuggita. Non avevo la patente, quindi ero in macchina con lei; i suoi amici decisero di andare a mangiare qualcosa prima di tornare verso casa e io dovetti andare con loro.

 

Stava iniziando pure a piovere. io non avevo neanche troppa voglia di andare con loro. Ci andai quasi per inerzia. Scendemmo e ci rifugiammo sotto il tettuccio del pastaio, mentre pioveva. Io stavo in disparte, con il cellulare, distratta. Li conoscevo, ma erano tutti più grandi di me di quattro anni. Scherzavano, si prendevano in giro e poi ridevano.

 

LUI rideva. Il cuore mi schizzò in gola, cominciò a battere all'impazzata. Ma chi era? Chi era che aveva riso così? Alzai lo sguardo e lo vidi. Alto, occhi scuri, capelli mori, la testa infilata in un cappuccio di una felpa con le stelle, stava ridendo. Mi guardò di sfuggita.

 

Non l'avevo mai guardato davvero. Era bello da morire. Ma no! Mi chiesi che stavo facendo?!? "Non farti fregare, poi manco lo conosci, l'avrai visto due volte" - pensai - "e poi pure lui è uscito da poco da una storia seria. No via, non esiste, stop".

 

Chiusi gli occhi, chiusi il cuore, chiusi il cervello, tornai a casa. Ma... Dopo qualche giorno, dopo una mail 'catena', lui trovò il modo di attaccare bottone e ci ritrovammo a scambiare e-mail.

 

Prima poche frasi, qualche battuta, poi domande, ogni giorno una sorpresa, ogni giorno qualcosa da scoprire, qualcosa di lui che mi prendeva un pezzettino di anima, ogni giorno una casellina che si illuminava e che mi faceva sobbalzare il cuore. Iniziammo a conoscerci, e a ri-conoscerci.

 

Dopo alcuni giorni mi chiese il numero di telefono. Non ce la potevo fare. O forse sì. Ok, glielo diedi. Poco dopo il messaggio: "Quando usciamo?" Era l'11 febbraio, un lunedì, io ero divisa a metà tra l'euforia e il panico, il dolore, la paura, gli incubi ancora presenti. Pensavo: "Non ce la farò mai, è un errore... perché ho acconsentito?! Vabbè, ormai ci siamo, andiamo".

 

Ci vedemmo ed entrammo nel locale. Potevo toccare l'ansia che sentivo addosso. Pensai, ancora una volta: "Dio ma doveva essere così bello proprio stasera? Non ce la posso fare". Si sedette davanti a me e iniziammo a parlare. Io ero distante, da quando era passato a prendermi non lo avevo mai guardato in faccia.

 

Avevo la testa piena di pensieri e il cervello che mi diceva "scappa dalla porta". Ero confusa, parlavo a raffica, e poi... è successo.. all'improvviso.. intorno il mondo in silenzio. Lui mi prese la mano tra le sue, me la accarezzò, mi guardò negli occhi. Ricordo che il mio cuore quasi si fermò, e poi avvertii come un'ondata di caldo, di tranquillità, di AMORE.

 

Era così, ci appartenevamo, da sempre. Il mio cuore lo riconobbe. Le mie paure frantumate in un secondo in mille pezzi! Era come se attraverso quel tocco il mio cuore sapesse di aver ritrovato quel pezzo di sé che gli mancava per essere completo. Rimanemmo per un bel po' a guardarci in silenzio, mano nella mano. Dopo un paio di anni, ricordando quel momento, anche lui mi confidò che era stato proprio nel momento in cui ci siamo toccati per la prima volta che aveva capito di amarmi.

 

Sono passati otto anni, ma è come se fosse successo ieri. Da quando ci siamo incontrati non ci siamo più lasciati, abbiamo rimesso insieme tutti i pezzi e siamo sbocciati insieme. La nostra storia è andata avanti, fino a quando per il nostro quinto anniversario lui non si è inginocchiato dicendomi con il cuore in mano che ero l'amore della sua vita e chiedendomi tra le lacrime se volevo passare il resto della mia vita con lui.

 

Ovviamente la mia risposta poteva essere solo sì! Anche adesso a scriverlo mi tornano i brividi. Siamo sposati da due anni e la nostra vita è stata riempita dal frutto del nostro amore. La nostra piccola bambina, la nostra vita. Non pensavamo che esistesse una felicità tanto grande e tanto completa. Ero a pezzi e sono stata salvata.

 

Adesso sono una donna, una moglie e una mamma felice, felice della VITA. È l'uomo migliore che conosco e anche quando litighiamo o la pensiamo in maniera opposta sento di amarlo con tutta me stessa, ci apparteniamo. Non ringrazierò mai abbastanza il Cielo per avermi condotto a quel campino da calcio quel lunedì di gennaio di tanti anni fa.

 

Non ringrazierò mai abbastanza mio marito per essersi fatto avanti e avermi amata fin dal primo istante per ciò che ero. Più che un colpo di fulmine è stato proprio un colpo al cuore. E lui è l'amore della mia vita, lo è sempre stato.

 

di mamma Allison

 

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