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Papà e figlio: l’importanza di passare del tempo insieme

di mammenellarete - 01.02.2009 - Scrivici

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Il papà è una figura importantissima per il bambino. In genere, si tende a dare importanza al rapporto con la mamma; questo risulta abbastanza naturale, in quanto è lei, la figura che ha più occasioni di rapporto intimo con il bambino: la gravidanza, la nascita, l’allattamento e nei primissimi momenti di vita. Ma il papà non è da considerare in secondo piano. In psicologia, infatti, il papà e la mamma sono entrambi considerati i caregivers (che si prendono cura del bambino) per eccellenza; prima degli altri componenti della famiglia e delle altre persone, che possono avere una relazione importante con il piccolo.

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Anche guardando al passato, ci si accorge di quanto oggi i genitori siano caregivers alla pari. I papà, non più i “padre-padrone” di una volta, sono più attenti a stabilire e mantenere una relazione completa e profonda con il proprio figlio. Sono più affettuosi, più attenti alle sue esigenze.

 

Sin dalla nascita è importante, per il papà, stabilire un contatto fisico con il bambino. Il bambino ha bisogno di sentire la sua presenza, perché il contatto è la base per una relazione significativa. Le coccole e tutte le manifestazioni di affetto sono fondamentali.

 

Col passare del tempo, relazionarsi con il padre, aiuta il bambino a separarsi dalla madre, a percepire se stesso al di fuori di lei. Verso i 2 anni, il papà rappresenta il momento del divertimento, in effetti il bambino si rivolge a lui spontaneamente. Alcuni esperti chiamano questo tipo di rapporto con il papà, "affiliazione", diverso dall’ "attaccamento" che, invece, si ha principalmente con la mamma.

 

E’ una relazione positiva e “pratica”(come nel gioco).

 

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Intorno ai 10 anni i figli non solo costruiscono una relazione con i genitori, ma cominciano a riconoscersi e a distinguersi da loro. La figura paterna influisce molto nel rapporto con il bambino, maschietto o femminuccia che sia.

 

Nella relazione con il padre, le figlie scoprono la loro somiglianza con la mamma, il loro essere donna, la femminilità; mentre, i figli maschi scoprono la loro analogia con il padre stesso, la loro mascolinità ed il papà diviene un modello, l’eroe a cui ispirarsi.

 

E’ importantissimo, quindi, fare di tutto per passare del tempo con loro.

 

Il papà dovrebbe dialogare con i propri figli: parlare del suo lavoro, informarsi sulla loro vita e, soprattutto, ascoltarli. Solo così ci si relaziona davvero e si facilitano i processi di riconoscimento e distinzione da mamma e papà.

 

Un consiglio valido, sia per le mamme che per i papà: dare entrambi le stesse regole.

 

Può accadere che un genitore contraddica un divieto, o un permesso, imposto dall’altro. In tali casi il figlio potrebbe confondersi, o peggio, tendere a preferire la mamma rispetto al papà (e viceversa), anche solo temporaneamente.

 

Essere coerenti lo rassicura e dà un senso di giusta autorità ad entrambi i coniugi, senza dislivelli.

 

In più, un papà che aiuta la mamma nel quotidiano, ad esempio in casa o nella cura dei fratelli, fa sì che il bambino superi gli stereotipi di genere. Il papà è, quindi, un modello da cui, in modo manifesto o meno, il bambino attinge e prende spunto per quello che un giorno sarà da adulto. Ecco perché quella figura che si è sempre ritenuta complementare, adesso ha una grande responsabilità.

 

Si comincia dall’amore verso i propri figli, tutto il resto si costruisce.

 

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