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Non passateci sopra come ho fatto io, ribellatevi e andatevene

di mammenellarete - 25.11.2015 - Scrivici

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Quella volta me ne diede talmente tante  che dovetti correre in ospedale. Ero una maschera di sangue: perforazione del timpano, ematomi vari, contusioni. Prognosi: 60 giorni. Non sporsi denuncia, lui è il padre dei miei tre figli

Conobbi il padre dei miei figli a 19 anni, esattamente nel 2001. Primo uomo, prima esperienza, primo tutto. Non si parlava assolutamente di mettere su famiglia, ma a gennaio del 2004 mi accorsi che qualcosa non andava. Non arrivava il ciclo.

Test di gravidanza: fu subito positivo. Spaventata lo dissi a mia madre, che logicamente non fece salti di gioia, ma non mi puntò il dito contro. Idem mio padre. Lo dissi al mio fidanzato che da subito mi disse: "Okay, troveremo casa". Ma ora spettava a lui dirlo ai suoi genitori.

Loro la presero malissimo, tanto che da persone ignoranti chiamarono i miei incitandoli a farmi assumere la pillola del giorno dopo (da questo si può dedurre l'ignoranza). Loro non mi volevano anche perché a 21 anni non sapevo cucinare, o almeno così dicevano. Ma la vera motivazione era un'altra: non andavo bene perché avrei portato loro via il figlio.

I miei genitori risposero che la decisione sarebbe spettata solo a me e mi chiesero che cosa intendevo fare. Neanche dovevano chiedermelo! Amai da subito quella creatura ed i miei mi diedero massimo appoggio.

Il mio ragazzo invece cambiò idea all'improvviso. I genitori lo avevano cacciato di casa, gli avevano tolto il lavoro e quanto altro in loro potere, così iniziò anche lui a spingermi verso l'aborto. Ma per me non se ne parlava assolutamente!

Passai i primi mesi a discutere con lui. In seguito andai incontro a minacce di aborto, che furono trattate con ovuli. Tutto per fortuna si sistemò. Un bel giorno lui tornò con la coda tra le gambe: erano passati tre mesi. Mi disse che voleva portarmi dai suoi genitori.

Non chiedetemi perché, ma ci andai ed era come se non fosse successo nulla: tutti contenti. Ma io non avevo dimenticato che volevano uccidere mio figlio. Avevo paura che quando mio figlio sarebbe cresciuto non avrebbe avuto un papà, perciò feci finta di niente e proseguii la gravidanza, che andò avanti bene.

Il bimbo non voleva proprio nascere: infatti dopo tre giorni di stimolazione a 42 settimane, il 14 settembre 2004, i medici mi fecero un cesareo e venne al mondo un pezzo della mia vita.

Sì, un pezzo perché ora sono tre i bambini e io non dimentico. Non l'ho mai fatto anche perché a 23 anni mi sono ritrovata con tre figli, con differenza di un anno l'uno dall'altro.

Lui nel frattempo divenne mio marito: a casa non c'era mai, lavorava per la sua famiglia e continuava a esserne molto succube.

Tutti volevano dettare legge a casa mia e io non ci stavo. Appena rimasi incinta del secondo, lui mi mise le mani addosso, ma sapete si pensa sempre: "Vabbé, ma succede". No, non è così.

Successe di nuovo. Il 25 luglio 2009, il giorno prima del compleanno della mia bimba più piccola, me ne diede talmente tante davanti ai tre bambini che dovetti correre all'ospedale.

Urlai al più grande di portare i fratelli fuori e appena riuscii a liberarmi, corsi da loro. Mi girava tutto: non so chi mi diede la forza di arrivare in ospedale. Arrivata lì, mi accorsi che ero una maschera di sangue: perforazione del timpano, ematomi vari, contusioni. Prognosi: 60 giorni.

Logicamente all'uscita trovai "chi di dovere". Inoltre, mentre mi medicavano, i medici e gli assistenti sociali parlarono con i bimbi che dissero tutto. Purtroppo non c'è bisogno di dire che non denunciai il fatto: non avrei mai potuto farlo, si trattava del papà dei miei figli.

Non dissi niente a nessuno, non ne parlai nemmeno ai miei per paura di non so cosa e mi ritrovai di nuovo dentro quella stessa casa. Ero mamma e non avevo un lavoro ed economicamente dipendevamo da lui.

Seguirono crisi di attacchi di panico, esaurimento nervoso, ma fortunatamente li curai.

C'è sempre un problema: LUI E' ANCORA IN CASA. Non c'è verso di mandarlo via, mi ricatta dicendomi che mi toglierà i bambini. Anche se non ci sono i motivi ma economicamente sono da sola non posso crescerli se lui non mi aiuta.

L'importante adesso per me è riprendere in mano la mia vita. Prendetelo come uno sfogo, ma desidero che sia di esempio a chi sta passando un periodo simile. Ragazze non passate sopra come ho fatto io. Ribellatevi e andatevene.

Una mamma innamorata dei suoi tre bimbi

ps la mamma ci ha scritto che ora i bambini sono più grandicelli e lei sta cercando lavoro per andarsene via di casa.

Aggiornato il 18.12.2017

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