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Nati prematuri: Simone

di mammenellarete - 24.05.2009 - Scrivici

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Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato la storia di Gabriele, un bambino nato prematuro che ha dovuto lottare per sopravvivere. La stessa sorte è capitata al suo fratellino Simone qualche anno dopo. Ecco il racconto della loro mamma, Laura.

Anche suo fratello Simone e’ arrivato attesissimo, infatti nel mese di gennaio faccio il test di gravidanza e risulta positivo.

 

 

Quando ho eseguito il bitest e la translucenza nucale, hanno contattato mio marito sul cellulare dicendo che la situazione non era buona, infatti risultava che il bimbo fosse down. Mi crollò il mondo addosso, non ero pronta a sopportare un tale dolore, così la ginecologa mi consigliò di fare l’amniocentesi per fugare ogni dubbio e per essere preparata al momento della nascita.

 

Ho fatto l’esame con paura e dolore, ho cominciato ad avere contrazioni e sono rimasta a letto. Il 19 marzo, giorno della festa del papà, ho avuto la notizia che mio figlio fosse sanissimo: un bellissimo maschietto!

 

 

Mi sono sentita sollevata 10 metri da terra, ero troppo felice, ma il dolore e l’angoscia la sento ancora oggi, sono dolori che vanno oltre il dolore fisico e non puoi dimenticare. Continua la gravidanza tra alti e bassi. Siccome c’era anche l’altro bimbo da accudire, con la chiusura dell’asilo, decidemmo di portarlo al mare per le vacanze estive. Io, per stare tranquilla, ho insistito per anticipare l’ecografia di controllo, per partire serena e per evitare di tornare a Roma con il gran caldo.

 

Quell’ecografia ha salvato la vita a mio figlio. Era il 30 giugno. Se non avessi anticipato l’appuntamento mio figlio sarebbe morto e l’avrei scoperto solo il giorno del controllo previsto per il 16 luglio. Dall’eco risultavano una serie di problemi, come grave sofferenza fetale, un ritardo di crescita intrauterina, la centralizzazione del circolo fetale.

 

Il bambino presentava un'ipossia e si doveva decidere il momento migliore per farlo nascere. Per “momento migliore” si intende il momento in cui rischio-beneficio si può comparare, quando il beneficio di stare fuori dall’utero e’ maggiore rispetto al rischio di rimanere in un ambiente a lui sfavorevole.

 

 

Al momento della nascita si sono accorti che avevo avuto un infarto alla placenta circa due settimane prima della nascita. Mi hanno fatto firmare il consenso per procedere al cesareo in condizioni critiche, infatti nessuno poteva sapere come avrebbe reagito il bambino, se avesse avuto la giusta maturità per sopravvivere.

 

Invece, con grande meraviglia di tutti, Simone era vivo e sano, ha respirato da solo, non e’ stato intubato ed è stato trasferito in tin, ma stava bene.

 

Peso 1kg Altezza 37 cm Indice di apgar 6-8

 

Gli angeli della tin (Terapia intensiva neonatale) si sono presi cura di lui. Hanno fatto subito una trasfusione di piastrine, monitorato tutti gli organi ed hanno fatto di tutto per alimentarlo. Continui rigurgiti, vomito, ipoglicemia, mancato accrescimento, ittero difficoltà di alimentazione ed alla fine pure un intervento bilaterale alle ernie inguinali .

 

Così dopo circa 85 giorni di tin e’ arrivato a casa il piccolo frettoloso, i controlli sono tantissimi, ma tutto si supera. Abbiamo cambiato circa 30 tipi di latte, quando abbiamo trovato quello giusto…..ha voluto pasta, carne e quant’altro c’e’ di buono.

 

Oggi Simone ha quasi 3 anni, cammina mangia da solo, e sa tutte le letterine dell’alfabeto, pesa 16 kg ed e’ alto 1 metro!

 

Che ne dite? Ha recuperato? Laura Ricella

 

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