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Mamme sì, ma senza rischi

di mammenellarete - 23.04.2009 - Scrivici

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Si chiama “Awouè-Yolobètè” (Maternità sicura) il progetto di Terre des hommes per la protezione delle donne e dei bambini in Costa d’Avorio, arrivato ormai consolidato. Qualcosa è cambiato, in meglio.


Tante, troppe sono le donne africane che muoiono per parto ogni anno. In Costa D’Avorio questa è la prima causa di morte della popolazione femminile. Specialmente nelle aree rurali accedere all’assistenza medica è ancora molto difficile, richiede lunghi viaggi e in situazioni d’emergenza – per esempio un parto a rischio – ogni minuto è prezioso.

 

In questi casi è più che mai importante una diagnosi precoce fatta grazie alle visite prenatali.
Tuttavia questa buona abitudine non è per nulla diffusa in Costa d’Avorio, come in molti paesi in via di sviluppo. Il perché non è da ascriversi completamente alla mancanza di strutture sanitarie a disposizione delle donne: a volte è anche la diffidenza verso la medicina ufficiale che tiene le donne in gravidanza lontane dagli ambulatori. Vuoi perché i familiari spesso non hanno molto riguardo per la salute della donna, vuoi perché i suoi poteri decisionali sono limitati, ogni donna ivoriana ha una possibilità su 27 di morire nel corso della sua vita fertile.

 

“Una parte importante del nostro intervento viene svolta dai cosiddetti “agenti d’allerta”, di solito donne ben radicate nelle comunità soprattutto rurali, che hanno o si guadagnano la fiducia delle donne e le indirizzano al centro di salute più vicino”, racconta Alessandro Rabbiosi, responsabile del progetto “Awouè-Yolobètè” di Terre des hommes, iniziato nel 2005.

 

Questo progetto si propone di affiancare la sanità pubblica in Costa d’Avorio per migliorarne le prestazioni ed abbattere il tasso di mortalità materna al parto.

 

“Qui la legge stabilisce che ogni donna in gravidanza debba effettuare 4 visite prenatali, ma in pratica sono ben poche le donne residenti nelle campagne che si sottopongono a una visita prima del parto e purtroppo spesso, in caso di complicanze, arrivano troppo tardi in ospedale”, spiega Rabbiosi. La zona interessata dall’intervento di Terre des hommes è il distretto di Grand Bassam-Bonoua, abitato da oltre 150.000 persone, 37.000 delle quali sono donne in età di procreazione.

 

Sparsi tra i 1.400 kmq della superficie – soprattutto rurale – del distretto, gli abitanti possono contare su 2 ospedali generali nei centri principali e su qualche dispensario di campagna, di solito in cattive condizioni.
“Noi non vogliamo sostituirci alle istituzioni sanitarie del luogo, ma piuttosto aiutarle ad acquisire un livello adeguato di professionalità, attraverso corsi di aggiornamento e formazione degli operatori, e a dotarsi di attrezzature moderne. Nel primo periodo del progetto abbiamo riabilitato cinque centri sanitari, tra cui la maternità di Bassam, e formato molti tecnici ed ostetriche”, continua.

 

Finanziato da Unidea, Fondazione della banca UniCredit, il progetto viene svolto in collaborazione con CIRBA (Centro Integrato di Ricerca Bio Clinica di Abidjan), una delle istituzioni più in vista in Costa d’Avorio nella lotta all’AIDS e nella promozione della sanità pubblica.
“I risultati di questi primi anni di attività sono entusiasmanti perché tutti gli indicatori sono migliorati in maniera sensibile dal numero di parti assistiti alle visite prenatali e postnatali indice di una maggiore consapevolezza dell’importanza della tutela della salute della donna”, prosegue Rabbiosi.
Un formidabile strumento per diminuire la mortalità da parto è stata la messa in funzione del kit per parto cesareo, cofinanziato da Terre des hommes e dal personale sanitario. In pratica, ogni volta che si presenta un’urgenza per un parto a rischio, alla paziente viene ceduto il kit e le si lascia un lasso di tempo adeguato per poterlo ricostituire a un prezzo di favore.

 

In passato la famiglia doveva acquistarlo a prezzo pieno prima di presentarsi in ospedale, e si può facilmente immaginare le conseguenze per chi non aveva una disponibilità finanziaria immediata. “A noi importa che i nostri progetti siano sostenibili sul lungo periodo e accessibili al più ampio bacino possibile di popolazione. Purtroppo la sanità in Costa d’Avorio non può ancora essere del tutto gratuita, quindi è importante che si capisca l’importanza della salute della donna e che le famiglie siano disponibili a dare il loro contributo. La strada che abbiamo percorso in questi anni ci dice che la sfida si può vincere”, conclude.

 

Quante probabilità ha una donna di morire per gravidanza o parto?

 

Regione
Africa subsahariana 1 su 22
Costa d'Avorio 1 su 27
Paesi in Via di Sviluppo 1 su 76
Paesi Meno Sviluppati 1 su 24
Asia meridionale, Medio Oriente-Nord Africa 1 su 59
America Latina e Caraibi 1 su 280
Asia Orientale 1 su 350
Paesi industrializzati 1 su 8000
Media mondiale 1 su 92

 

Fonte: Unicef, dati 2005

 

I dati del progetto “Awouè-Yolobètè” Maternità Sicura (periodo 2005-2007)

 

- 18.971 donne hanno beneficiato di almeno una consultazione
- 10.030 donne hanno usufruito di almeno tre visite prenatali (+43%)
- 19.386 visite prenatali sono state eseguite nel 2007 (+ 41,1%)
- 2.218 donne nel 2007 hanno effettuato una visita post-natale dopo quella prenatale + 360%
- 1.732 gravidanze a rischio individuate e prese in carico dal sistema sanitario pubblico da inizio a fine progetto (+ 18%)
- 14.834 parti assistiti da personale qualificato e competente (+10%)
- 7.114 donne incinte sono state sottoposte al test di positività dell’HIV (+ 604,3%)
- 333 donne sono risultate positive e 179 hanno accettato di essere messe sotto terapia trivalente

 

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