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La nostra vita "sospesa" a due passi dalla "zona rossa": una mamma racconta

di mammenellarete - 26.02.2020 - Scrivici

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La testimonianza di Floria, mamma e moglie che vive a un passo dalla zona rossa, l'area del basso lodigiano messa in quarantena a causa del Coronavirus. Ecco come sta vivendo con la sua famiglia questo momento sospeso nel tempo.

Coronavirus: vivere a due passi dalla zona rossa

Ciao sono Floria,

vivo con Luca, mio marito che lavora a Codogno, e i miei figli, Filippo, che studia al liceo a Codogno e Federico, che è un cucciolo e frequenta le elementari. Viviamo vicino a Casalpusterlengo ed è qui, all'uscita dell'autostrada, che comincia la "red zone", il basso lodigiano, la parte bassa della Lombardia.
Dalla mansarda di casa mia, nelle giornate limpide si vede l'argine del Po, il grande fiume che separa queste due realtà: l'area piacentina e l'area del basso lodigiano. Ed è qui la "red zone": è tutto un groviglio di comuni ammassati tra loro, come è fatta la provincia italiana. Alcuni di questi sono talmente piccoli che potrebbero essere tutti contenuti in un palazzo di una grande periferia di una città italiana.

Uno di questi comuni è il mio, che caso vuole non sia ancora stato messo nell'elenco di quelli in quarantena a causa del Coronavirus.

Una grande famiglia

Per noi questo confine non esiste, nel senso che siamo tutti una grande famiglia, quelli della "Bassa", per cui noi non siamo nella zona rossa per decreto, ma lo siamo spiritualmente. Luca non può andare a lavorare perché non può entrare nella sua azienda che è a Codogno, Filippo non può andare a scuola almeno fino all'8 marzo e Federico chi lo sa. La sua scuola è qui nel nostro comune, ma la direzione scolastica è in uno dei paesi della red zone, quindi chissà.

In questo periodo strano, ci siamo noi della provincia che ci conosciamo praticamente tutti.

Ci sono le mie amiche di sempre che vivono a Casale, uno dei comuni nella zona rossa.

Conosciamo anche le persone che si stanno ammalando.

Stiamo vivendo questo tempo un po' "sospeso", come mi piace chiamarlo, in cui noi non siamo in quarantena ma in realtà lo siamo, perché la nostra vita sociale è limitata. A Casale, Codogno ci sono le nostre pizzerie, i nostri ristoranti, i nostri amici e ci sono alcuni amici che si stanno ammalando.

Nuove forme di solidarietà e aiuto

La cosa bella di questo periodo è che in un momento in cui socialmente (e soprattutto attraverso i social) non si perde mai occasione per polemizzare o per trovare qualcosa di cui lamentarsi, si sta riscoprendo uno degli aspetti poitivi del vivere nella provincia: il saper vivere insieme, sentirsi una comunità.

Gli amici della red zone stanno trovando mille forme di solidarietà civile, di aiuto reciproco, piccole cose che si stavano un po' perdendo. E ci siamo noi che osserviamo, che non siamo blindati, che pur avendo libertà di movimento ci sentiamo allo stesso modo sospesi. Chi riesce, lavora da casa, chi non ha niente da fare si trova in questo momento come se fosse in vacanza, ma non lo è, perché non può muoversi. C'è chi cucina, chi approfitta per leggere, chi per fare i mestieri…

Una momento davvero surreale

E' un tempo sospeso, surreale, è come se si fosse "congelata" la vita normale, come ad esempio le urla di noi mamme durante la settimana quando i ragazzi non hanno fatto i compiti o non hanno studiato.

E' come se tutto il mondo si fosse fermato. Come se fossimo in casa da settimane, invece siamo in casa solo da sabato, non da così tanto tempo.

Vivo questa stranezza: vedo le notizie alla TV e non mi ritrovo con la realtà che sto vivendo. Non è semplice, è tutto surreale. Siamo un po' la "Gotham City" della Pianura padana… eppure non si ha l'impressione di stare così male... è davvero tutto molto strano.

di Floria

(foto in copertina di Paola Benelli)

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