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Mamma Simona: la malattia

di mammenellarete - 07.09.2009 - Scrivici

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Distonia, distonia per piccina che tu sia… I giorni della felicità familiare sembravano destinati a durare per sempre. Ma, come dice un saggio indiano, “racconta a dio i tuoi progetti se vuoi vederlo ridere”. Mi ammalai di una malattia strana, sfuggente, invalidante ma solo a tratti. Un bel giorno, camminando come sempre per le calli veneziane, il mio piede sinistro decise che non era più il caso di comportarsi in maniera convenzionale. Invece di appoggiarsi ben centrato sulla sua pianta, iniziò ad appoggiarsi di lato, provocandomi zoppia, dolori alla schiena e alle ginocchia. La sua decisione pareva irrevocabile, anche se in certi momenti tornava a essere il piedino beneducato di sempre. La mia vita si fermò per un anno.

Un anno passato a fare visite dai medici, ricoveri ospedalieri, lunghe e costose sedute osteopatiche o di agopuntura, risonanze magnetiche, tac, pet, spet, dat scan, tic tac e din don dan. Non so quante radiazioni assorbii quell’anno, non so più quanti medici, vedendo i miei esami, scossero la testa dicendo che non c’era niente di oggettivo. Cominciai a pensare di essere pazza, mi beccai la mia bella depressione reattiva e fui portata da mio marito a consulto da un notissimo luminare milanese. Il luminare era costosissimo, svolgeva la sua attività privata in un lussuoso studio in centro città, ed era molto avanti con gli anni. Questo mi rassicurava e mi dava l’idea che avesse un’esperienza almeno degna della sua fama.

 

parkinson giovanile

 

Non so perché né come, ma ebbi un rigurgito di lucidità, pensai che il pazzo fosse lui, che forse era già in preda alla demenza senile. Non dissi nulla, ringraziai per le succose ipotesi diagnostiche, mi feci svuotare il portafogli dalla segretaria e uscii. Appena fuori dissi a mio marito che dovevamo consultare un medico brillante, ma più giovane, al passo coi tempi, che forse avrebbe formulato ipotesi diverse. Lui fu d’accordo con me.

 

doloranti articolazioni

 

“Ma che sclerosi e parkinson, signora bella, il suo caso è molto più semplice di così: lei soffre di una distonia al piede sinistro, neanche molto grave e curabile con la fisioterapia e i farmaci adatti”. Non so più quante volte lo abbracciai, sussurrandogli nell’orecchio che era un dottore meraviglioso, forse fino al momento in cui mio marito mi staccò da lui dicendomi che se continuavo così avrebbe chiesto il divorzio. Uscita dall’ospedale, ancora zoppa ma felice, cantavo a squarciagola “distonia, dolce amica mia…” facendomi ridere dietro dai passanti. Ma non me ne importava. Non ero condannata alla sedia a rotelle, avrei ancora potuto passeggiare mano nella mano con la mia bambina e con mio marito.

 

Ero pronta a rinascere dalle mie stesse ceneri...

 

Simona Castiglione

 

Storie senza fine

 

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