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Mamma Simona: "E’ arrivato Carnevale"

di mammenellarete - 12.02.2010 - Scrivici

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E a Carnevale ogni scherzo vale… anche quello di farti spendere molti soldi per i costumi dei bambini. Ai miei tempi – ricordo – il costume me lo faceva la mamma. Non mi piaceva mai troppo, magari ero una principessa o una fatina venuta male, però lei risparmiava. E comunque si rifaceva con il trucco e l’acconciatura, in questo era impeccabile. Soltanto un anno ebbi in dono da uno zio tornato dal Brasile un “vero” costume da fata, azzurro come il cielo e fitto di stelle argentate. Con il cono di tessuto in testa, dal quale pendeva una vezzosa veletta bianca, mi sentivo unica inimitabile. In realtà, in giro c’erano altre fate come me, azzurre o rosa, ma non importava. Era il fatto di avere un costume “comprato” che mi rendeva speciale.

costumi “commerciali”

raro

tempo

capacità

competere

A scuola i bambini, nel periodo di Carnevale, studiano la Commedia dell’Arte, imparano a conoscere le maschere della tradizione: Colombina, Arlecchino, Pulcinella, Gianduia.
Poi, però, per le loro festine o semplicemente per andare in giro, pretendono costumi postmoderni: orridi blob, robot alieni, guerrieri “della luce”.
Il problema non si pone tanto per le bambine, che ripetono con i vestiti da principessa o da ballerina l’archetipo della bella Colombina, quanto per i maschi.
La televisione li stimola continuamente ad apprezzare cartoni animati di dubbia estetica, con storie assai poco fantasiose e personaggi banali nella loro ibridazione.

L’unico pregio di questo condizionamento continuo? La commerciabilità assoluta: sono personaggi che nascono prima delle loro storie, come gadget. I loro costumi sono così assurdamente complessi da risultare irripetibili anche dalle più dotate sarte casalinghe. La loro desiderabilità proviene dal costante battage pubblicitario (battage? Ossessione, per meglio dire) unito al passaparola fatto dagli stessi bambini.

Detto fra gli adulti: i maschietti di oggi adorano i “mostri brutti”. Una volta ci si spaventavano, adesso ci si travestono.
E a noi tocca portarli in giro mascherati da mutazioni genetiche intollerabili allo sguardo… altro che Commedia dell’Arte.

Simona Castiglione

Foto di Zellaby

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