Home Storie Racconti di genitori

"Lotterò per l'affidamento condiviso di mia figlia"

di mammenellarete - 12.05.2014 - Scrivici

mamma-giovane.180x120
Ciao a tutti, vi racconto la mia storia. Sono rimasta incinta quando avevo 15 anni e a 16 ho partorito. Ora abbiamo io 24 e la mia bimba 8 anni. Ho scoperto di essere incinta quando mancava meno di una settimana al 6° mese. Vi potrà sembrare strano, ma non avevo pancia e avevo minacce d’aborto continue. Fatto sta che a metà dell'8° mese sono stata anche ricoverata con flebo per 4 giorni in ospedale.

Tutto questo a metà 2005 e inizi del 2006.

Per motivi familiari sono stata costretta a vivere a casa dei genitori del mio ex, appena scoperta la gravidanza. Già lì, l’assistente sociale (ero sotto servizi sociali e tribunale dei minori, già da molto piccola) avrebbe voluto farmi abortire. Ma ero già in un mese in cui per legge non si può, a meno che non si abbiano patologie gravi di malattie o problemi psichiatrici.

L’ostetrica che aveva parlato con l’assistente sociale il giorno prima sembrava tanto insistere con l’aborto e far un certificato per infermità mentale. Altra alternativa era di darla via alla nascita. Io terrorizzata e piangendo, dopo aver appena visto il corpicino e il viso nell’ eco di mia figlia, ho iniziato a dire di no, che la volevo con me.

Alla fine, ho vinto io. Ma i guai erano appena cominciati. Purtroppo ero diventa succube di tutti a casa del mio ex. Avevo problemi soprattutto con la suocera. E' per colpa sua che sono finita in ospedale. Pretendeva che pulissi ogni giorno casa: dal bagno alla cucina e dalle camere alla polvere delle gambe del tavolo e del letto. Per non parlare dei forti mal di schiena.

Per non parlare di tutte quelle volte in cui loro mi chiudevano la porta del bagno a chiave, per non farmi andare a lavare, perché consumavo l’acqua.

I bisogni avrei dovuto farli nel bagno di servizio, dove c’era solo un water e un lavandino.

Erano anche riusciti a mettermi contro mia madre. E io piccola che non capivo che tutto era sbagliato, passavo tutti i giorni a piangere oltre che a pulire.

Ero arrivata a parlare di nascosto con mia madre, ma non di ciò che mi succedeva, anche attraverso dei piccoli bigliettini, che passavo dalla finestra ad una mia sorellina (la famiglia del mio ex e mia mamma vivevano entrambe in due palazzine attaccate).

Purtroppo, a volte venivo scoperta e, sebbene fossi incinta, il mio ex si arrabbiava e mi urlava contro e mi alzava le mani con pugni o calci. Vi assicuro che erano davvero forti.

Arrivata la bambina ancora peggio. Non volevano che mia mamma la prendesse in braccio e nemmeno che vedesse me e la bimba, anche se abitava vicino a noi. Poi quando l’ allattavo avevo sempre tutti i suoi sempre attorno. E come allattavo non andava mai bene. Per prenderla in braccio chiedevo il permesso. A me dicevano sempre e di continuo che non avrei dovuto prenderla sempre in braccio, altrimenti avrebbe preso il vizio di stare in braccio. Loro invece la prendevano sempre.

La madre del mio ex decideva come avrei dovuto vestirla. Quando la portavo dalla pediatra, me la facevano vestire sempre troppo pesante anche con i calzini (ed era giugno). La pediatra ogni volta mi urlava contro per come era vestita (tutto questo davanti alla madre dell'ex,e lei davanti alla dottoressa diceva: "Te lo avevo detto..."). Quando andavo via di lì, via calzini, solo pannolino e body. Insomma, la colpa me la prendevo sempre io.

Quando litigavo, non solo con l’ex, mi sentivo pure dire che io me ne sarei potuta andare via da casa loro e la bimba sarebbe dovuta rimanere là..

Un giorno, nel 2008 con un po’ di coraggio mi feci venire a prendere, anche se purtroppo non ho potuto portare via mia figlia con me. Mi minacciavano che mi avrebbero denunciata per sequestro di persona. Essendo sola, senza una casa, i servizi sociali non me l'avrebbero data e come se non bastasse continuavano a dirmi che ero un'immatura.

Dal 2008 e fine 2009 è stata una tortura, perché tramite un foglio del tribunale, potevo vederla un'ora alla settimana e con un’educatrice: i così detti “incontri protetti”. Purtroppo questi incontri, saltavano spesso, con la scusa che dormiva o che stava male. Non era vero, perché tanta gente mi veniva a dire di aver visto mia figlia e che stava bene.

La stessa cosa, tramite le telefonate. Ancora ricordo tutti i pianti che facevamo tutte e due, nei primi anni, quando finiva l’ora e ci dovevamo salutare.

I primi del 2010 c’era stato un riavvicinamento amichevole, solo per nostra figlia, tra me e il mio ex. E in quell'occasione mi chiese se avessi voglia di tornare con lui, di trovare una casa e andare a vivere lì insieme con nostra figlia.

Volli provarci (io in quel momento pensavo solo che sarei ritornata a vivere con mia figlia e per i figli si cerca di far tutto). Pochi giorni dopo ritorniamo a star insieme. I primi mesi li abbiamo passati a casa dei suoi, anche se dopo un po’ ricominciarono a fare come negli anni precedenti, ma per fortuna, grazie ai soldi di un mio vecchio incidente stradale, riusciamo a trovar casa in un paese, distante 12 km circa dai suoi.

Fino alla fine del 2012 ho resistito, pensavo che le cose cambiassero, ma i suoi erano sempre a casa nostra e il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Dopo varie liti durate giorni, un bel giorno si alza e dice che avrebbe riportato mia figlia a casa dai suoi e che l’avrebbe accompagnata l’indomani mattina a scuola. Ma purtroppo mia figlia in quella scuola non c’è più andata. Di nascosto l’avevano iscritta in un’altra scuola. In meno di 3 giorni aveva già cambiato scuola.. e la rivedo solo, quasi 2 mesi dopo, nella sua nuova scuola. Per fortuna una vicina di casa mi accompagna a vederla. E per fortuna le maestre della scuola, dove va attualmente, mi conoscono. E sotto alla loro responsabilità decidono di farmi incontrare per 10 minuti circa, con lei... quando il mio ex lo scoprì, non fece andare mia figlia a scuola per una settimana. (LEGGI ANCHE: INCINTA A 16 ANNI, HO FATTO LA SCELTA GIUSTA)

Poi tempo dopo, da lì, fino ad adesso, vedo mia figlia con un educatore, un'ora e mezza, alla settimana. Come c'è scritto nel vecchio foglio del tribunale. Ma qualche mese più tardi trovo l’uomo della mia vita, dopo qualche mese di frequentazioni, ci fidanziamo e decidiamo di andar a convivere insieme. E da lì in poi le cose vanno un pochino meglio, anche perché vedo mia figlia di più. E facciamo gli incontri a casa mia. Raramente capita che me la lascino un paio d’ore in più.

Finalmente tutto sta per andare come dovrebbe. Nell'ultimo incontro con l’assistente sociale, mi è stato detto che sono più maturata e che posso richiedere dal tribunale l’affidamento condiviso. Chissà se un giorno verrà a vivere con me.

Ogni giorno lotto, solo per lei.. perché è lei la sola mia famiglia per me, io ho solo lei e il mio attuale compagno, che ringrazio ogni giorno di sopportare me e a tutti i miei problemi.

Oggi sorrido, perché nessuno ha diritto di togliermi anche quello. E se potessi tornare indietro, scapperei lontano col pancione…

di F.

(storia arrivata per email a redazione@nostrofiglio.it)

Storie correlate:

Voi raccontare anche tu la tua storia di mamma giovane? Scrivici a redazione@nostrofiglio.it

Ti potrebbe anche interessare:

TI POTREBBE INTERESSARE