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Lettera di una madre vittima di violenza

di mammenellarete - 03.05.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Lettera di una madre vittima di violenza che lotta per salvare suo figlio e se stessa da un uomo che non può essere definito tale

In questo articolo

Lettera di una madre vittima di violenza

Questo mio scritto vuole essere un tentativo estremo di cambiare le cose. Ho ancora una flebile speranza o se non altro, segnalarlo in modo chiaro, evidenziando la mia assurda vicenda, esempio palese di quello che nel nostro paese non funziona.

Io sono una donna qualunque, semplice, che da bambina, come tutte, sognava una vita tranquilla, una famiglia, figli da crescere con amore, affiancata da un uomo che si potesse definire tale.

Purtroppo il destino, a quanto pare, non aveva progettato per me niente di simile al mio desiderio.

Ho un lavoro che mi impegna molto fisicamente, mettendomi spesso a dura prova, ma mi riempie il cuore e mi da la possibilità di portare un sorriso alla gente che soffre. Fare la OSS non è per me solo un mestiere, ma la sento come una vocazione. Assistere disabili, anziani e malati, spesso terminali, è tremendo.  Per la mia schiena, accudire persone a volte molto pesanti è dura ma riesco a portare loro benessere e questo mi gratifica molto.

Ho una casa con mutuo da pagare da sola, mi sono voluta sacrificare per poter dare a mio figlio di 17 anni, affetto da celiachia, e altre patologie congenite, una sicurezza per il suo futuro oltre a questa pesante invalidità.

Pensavo fosse amore...

Una ventina di anni fa, ho incontrato un uomo, ho creduto  fosse quello giusto per creare una famiglia e da quello che mi è sembrato amore è nato Mattia. Un uomo che si è saputo vendere bene, aveva un'attività con la sua famiglia di origine e unendo i ricavati dei nostri rispettivi lavori siamo partiti nel creare prima una coppia e poi una famiglia con i migliori propositi, almeno da parte mia.

È bastato poco tempo e neanche in modo molto graduale, lui si è rivelato una persona frivola, senza responsabilità, corteggiando spudoratamente qualsiasi donna gli capitasse a tiro, anche in mia presenza.

Ha sempre gradito il vino ma si è trasformato in un soggetto pericoloso, dedito al bere, al gioco, litigioso e inaffidabile, aggressivo e violento nei miei confronti e in quelli di Mattia


La mia persecuzione dura 7 lunghi anni dove ho provato le pene dell'inferno. Dopo vari tentativi di farlo desistere e convincerlo a farsi disintossicare dall'alcool e dal gioco, le nostre finanze erano allo stremo, lui spendeva tutto nei suoi vizi e io nel tentativo di tenere unita la famiglia.

Ho fatto di tutto per provvedere anche alle sue spese necessarie, tipo bollo e assicurazione dell'auto, aumentando le mie ore di lavoro a dismisura, ma inutilmente.

...invece era un inferno

Ad un certo punto mi trovo costretta e decido di interrompere questa relazione malsana, di andarmene con mio figlio per evitargli i terribili spettacoli ai quali era sottoposto ogni giorno all'età di 6 anni. Vedeva il padre ubriaco marcio tornare a casa e aggredire la madre in modo violento.


Dal momento in cui, per evitare il peggio, ci siamo allontanati, per me e per Mattia inizia l'inferno.
Messaggi osceni, insulti, minacce di morte a me, a mio figlio, alla mia famiglia di origine, telefonate, pedinamenti, sono diventati la regola.

Un uomo sempre ubriaco che ci perseguitava con insistenti e sconnesse richieste a tutte le ore del giorno e della notte che andavano dall'imposizione di tornare insieme fino ad arrivare alla minaccia di morte se non lo avessi fatto. Mio figlio era ancor più terrorizzato da quello che io ho sperato potesse essere un padre premuroso.


A questo punto io ero disposta a tutto, anche a morire, ma non potevo permetterlo, dovevo riprendere in mano la mia vita e provvedere a quella di mio figlio piccolo. Dopo un tremendo attimo di impotenza mi sono imposta di risorgere dalle mie ceneri come una fenice e cercare di dare a Mattia la vita che meritava.

Eravamo soli! 


Ho preso la decisione di ricostruire un ambiente decente per noi due, certa e speranzosa di trovare aiuto e appoggio dalle istituzioni. All'inizio dei soprusi e dei maltrattamenti mi sono recata in questura, in caserma, dagli assistenti sociali e dalle varie associazioni che, a parole, avrebbero dovuto difendermi e aiutarci ad avere una vita degna di essere vissuta. Ben presto mi resi conto che nessuno era davvero vicino a me, nessuno poteva difendermi sul serio, nemmeno la legge.  E così le denunce aumentavano fino ad arrivare ad accumulare un faldone immenso e chiaramente inutile.

Lui, ogni volta era più cattivo, più crudele anche con il piccolo che doveva subire le sue angherie.


Ogni sera piangevo disperata, a letto al buio, quando il piccolo dormiva, per non farmi vedere e lo abbracciavo forte bagnando il cuscino con le mie lacrime amare aspettando l'indomani, un'altra alba, un altro giorno di questa vita che era diventata un incubo terribile dal quale  speravo inutilmente di risvegliarmi al più presto.


Ci furono i processi, un carosello di burocrazia in cui io mi sentivo, in molti momenti, trattata come una pazza visionaria, processi che, seppur condannandolo, non infliggevano mai nessuna pena, né portavano miglioramenti alla nostra vita, processi sulla carta ma che nella realtà non servivano a nulla.

Lui ne usciva sempre più brillante e spensierato, continuava imperterrito, invincibile nella sua pazza tortura.

Il tempo passava tra paure, ansie e denunce

Non esisteva solo la violenza fisica, lo schiaffo, lo spintone... c'erano anche vagoni di parole devastanti, quelle che non mi meritavo, quelle cattive, parole sporche che scendevano fino al cuore e che mi umiliavano, mi segnavano dentro, per sempre,  e mi aprivano una ferita che mai si sarebbe più rimarginata.

Il tempo passava e io piangevo lacrime amare per il destino crudele che mi aveva fatto conoscere cosi tanta violenza da parte di chi, un giorno, diceva di volermi bene e al quale avevo fatto il dono più bello di tutti: un figlio.

Quel figlio che stavo crescendo da sola, quel figlio che è stato costretto a subire i soprusi di un uomo che si definiva padre, ma che di padre non aveva nulla; quel figlio che avrei voluto difendere da tutto quello che stava vivendo.


Pregavo di avere la forza di andare avanti, nonostante tutto, perché le donne come me dovrebbero essere amate, intoccabili, indistruttibili e non essere zittite da nessun uomo, le donne come me dovrebbero essere trattate con rispetto, ogni minuto di ogni ora, di ogni giorno, sempre! Le donne come me devono essere forti perché nessun uomo abbia il diritto di portare via la loro gioia di vivere con la forza.
Tra denunce, paura, ansia ma tenacia nel resistere a tutto questo e ad una cattiveria inspiegabile ed esercitata da lui su ogni fonte, passa il tempo.


Arrivano le condanne per stalking e mancato mantenimento del figlio. Soddisfazione morale ma in concreto niente di più.
Negli anni ho dovuto farmi assistere da avvocati per difendermi dai soprusi e per riuscire a far avere a Mattia quanto gli era dovuto. Il cibo adatto ad un celiaco ha costi esorbitanti e il padre non era nemmeno disposto a considerare questo.


Nel 2020 finalmente il giudice decide che sarà il suo datore di lavoro a pagare il mantenimento e le spese straordinarie dovute. In tutti questi anni proseguono le minacce di morte, le persecuzioni sia alla sottoscritta che a mio figlio.


Per qualche anno Mattia riceve il suo assegno di mantenimento, nel modo più forzato possibile, ma la legge qua ci ha aiutati. Alla fine del 2022, il colpo di scena: il padre si fa licenziare e vivendo, da quel momento, con una disoccupazione di circa 700€ mensili, nemmeno più il tribunale può fare qualcosa. L'assegno di 400€ mensili svanisce nel nulla.


Perdiamo la speranza di ottenere anche i circa 30 000 euro che ci doveva come saldo dei mancati pagamenti del passato, nonostante la montagna di soldi spesi per gli avvocati, non vedrò più nulla.


Sicuramente ha avuto i consigli giusti per la condotta da tenere per riuscire a togliere il mantenimento che da Dicembre suo figlio non ha più. Un uomo degno di essere definito in tal modo dovrebbe usare le sue possibilità per i figli, il padre in questione invece, ha impiegato  il TFR di seguito al licenziamento per riempirsi di tatuaggi pur di non dare nulla a mio figlio. Ha trovato la serenità, passa le sue giornate al bar,  va a pescare e si gode la vita, lavora in nero, campa con la disoccupazione e se ne frega. I doveri di padre non li ha mai assolti in nessun modo e io sto crescendo il figlio da sola facendo sia da madre che da padre.


Mio figlio oltre a non avere un padre non può avere quello che hanno i suoi amici coetanei. Tra poco sarà maggiorenne e i costi che dovrà affrontare per ottenere la patente, comprare un'auto e per la vita quotidiana saranno esclusivamente a carico mio. Mattia sta studiando ma essendo un ragazzo coscienzioso, come è già successo lo scorso anno, sta già cercando un lavoretto da fare d'estate per contribuire alle spese di casa.

E' possibile che possa succedere tutto questo?

Detto questo, io mi chiedo "E' mai possibile che possa succedere tutto questo? A cosa sono servite le sue condanne se alla fine ha vinto lui? Come è possibile che un uomo possa non adempiere ad un dovere giuridico e morale liberamente e senza alcuna conseguenza? Solo in Italia succedono queste cose?"


Dopo anni di lotte adesso sono stanca .

..immensamente stanca.. Ammettere di essere stanchi non vuol dire che si sta perdendo la testa, il controllo o che si sia stanche e pentite della propria famiglia a cui non si vuole abbastanza bene. Quando una mamma dice di essere stanca è stanca, PUNTO.
Vorrei da voi un aiuto per sensibilizzare su questo argomento l'opinione pubblica, vorrei poter dare, oltre a me stessa un motivo di speranza a chi la forza comunque deve trovarla in sé stessa per  proseguire e per poter un domani raccontare ai nipoti una fiaba che più o meno dirà cosi: " C'era una volta una ragazza che sognava di nascere principessa, ma un Mago cattivo la trasformò in una guerriera destinata a combattere per tutti i giorni della sua vita per la salvezza sua e per quella del figlio. La guerriera piano piano
combattendo si trasformò in una Regina. Capì così che ogni donna nasce principessa ma solo poche donne si trasformano in Regine: Quelle che si salvano da sole." Lei si era salvata da sola.

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