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L'adozione dal punto di vista di un papà

di mammenellarete - 31.03.2014 - Scrivici

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Quando ho preso questa decisione ero completamente sprovveduto ed impreparato. Non potevamo avere un bambino… la Natura o Lui… avevano deciso così! Onestamente devo confessare, che il primo istinto era quello, egoistico, di sopperire a questa mancanza. Però mi sono anche chiesto, avendo una normale disponibilità economica, perché non aiutare qualcuno a cui la Sorte ha, per ora, riservato una vita piena di difficoltà? La risposta l’ho avuta quando sono andato in orfanotrofio per conoscere il mio futuro figlio, che aveva sei anni e mezzo. L'orfanotrofio era in un casolare in aperta campagna circondato da un ampio cortile, già in lontananza si sentiva il vociare e le grida dei ragazzini. Scendiamo dalla macchina e scorgiamo sul cancello un uomo, che era il direttore. Dopo i convenevoli ci fa strada verso il suo ufficio. C'erano circa una ottantina di ragazzi e ragazze tutti variopinti con vestiti che spesso non corrispondevano alle loro taglie, avevano tutti i capelli corti ed era molto difficile distinguere i ragazzini dalle ragazzine. Mia moglie con le lacrime agli occhi si è avvicinata e gli ha dato un bacio, io per sdrammatizzare la situazione gli ho dato una stropicciata ai capelli facendogli l'occhietto come per dire... "Siamo uomini e non delle femminucce che si commuovono in queste situazioni!" Solo io sapevo cosa mi passava in mente in quel momento. Ho fatto uno sforzo tremendo per non piangere; avevo appena incontrato mio figlio e non potevo parlargli, ci incrociavamo con gli sguardi con un senso di sfida benevolo cercando di capire... lui non abbassava gli occhi e ho avuto subito la sensazione che era uno tosto; lo avevo appena conosciuto e già ero orgoglioso di essere suo padre. Che strano, la gente tra virgolette normale, i figli li fa; io invece l'avevo solo incontrato e con sorpresa mi sentivo padre al 200%. Il fatto di non essere il padre naturale era completamente irrilevante. Per un attimo ho avuto la sensazione che stessi prendendomi in giro, ed invece era proprio così; per molti anni avevo riflettuto sull'argomento, e senza accorgermene avevo superato quella cosa che si chiama legame di sangue. Prevaleva in me un senso di solidarietà profonda, un legame particolare che si avverte solo nella coscienza di far parte della stessa specie per cui ogni proprio simile è percepito come parte di se stessi; non si spiegherebbe altrimenti il disagio e il fastidio che avvertiamo quando un nostro simile fa una brutta azione o si rende ridicolo. Sfornare figli o procreare bestialmente non è una buona cosa, quei 90 ragazzini ne erano una dimostrazione triste ed evidente: fatti..... ed abbandonati! Per molti di loro si profilava una vita di stenti e senza affetto, senza punti di riferimento avrebbero vagato in giro con un solo obiettivo: quello di sopravvivere. Perciò, fatelo sì, per avere un figlio, ma principalmente per aiutare chi non è stato molto fortunato nella sua vita. Favorite i contatti con i genitori naturali, se lui lo vuole; dopo 23 anni di questa mia esperienza, anche se con molte difficoltà, pensieri e problemi, devo dire che ho ricevuto più di quello che ho dato! di Antonio Capaldo Racconto questa storia in un libro che potete trovare  in: http://www.webalice.it/tito14748/manoscritto/ http://www.ibs.it/code/9788861783676/capaldo-antonio/branco-branchetti-storia.html

uando ho preso questa decisione ero completamente sprovveduto ed impreparato. Non potevamo avere un bambino… la Natura o Lui… avevano deciso così! Onestamente devo confessare, che il primo istinto era quello, egoistico, di sopperire a questa mancanza. Però mi sono anche chiesto, avendo una normale disponibilità economica, perché non aiutare qualcuno a cui la Sorte ha, per ora, riservato una vita piena di difficoltà?

 

La risposta l’ho avuta quando sono andato in orfanotrofio per conoscere il mio futuro figlio, che aveva sei anni e mezzo.

 

L'orfanotrofio era in un casolare in aperta campagna circondato da un ampio cortile, già in lontananza si sentiva il vociare e le grida dei ragazzini. Scendiamo dalla macchina e scorgiamo sul cancello un uomo, che era il direttore. Dopo i convenevoli ci fa strada verso il suo ufficio.

 

C'erano circa una ottantina di ragazzi e ragazze tutti variopinti con vestiti che spesso non corrispondevano alle loro taglie, avevano tutti i capelli corti ed era molto difficile distinguere i ragazzini dalle ragazzine.

 

Mia moglie con le lacrime agli occhi si è avvicinata e gli ha dato un bacio, io per sdrammatizzare la situazione gli ho dato una stropicciata ai capelli facendogli l'occhietto come per dire... "Siamo uomini e non delle femminucce che si commuovono in queste situazioni!"

 

Solo io sapevo cosa mi passava in mente in quel momento. Ho fatto uno sforzo tremendo per non piangere; avevo appena incontrato mio figlio e non potevo parlargli, ci incrociavamo con gli sguardi con un senso di sfida benevolo cercando di capire... lui non abbassava gli occhi e ho avuto subito la sensazione che era uno tosto; lo avevo appena conosciuto e già ero orgoglioso di essere suo padre.

 

Che strano, la gente tra virgolette normale, i figli li fa; io invece l'avevo solo incontrato e con sorpresa mi sentivo padre al 200%. Il fatto di non essere il padre naturale era completamente irrilevante.

 

Per un attimo ho avuto la sensazione che stessi prendendomi in giro, ed invece era proprio così; per molti anni avevo riflettuto sull'argomento, e senza accorgermene avevo superato quella cosa che si chiama legame di sangue.

 

Prevaleva in me un senso di solidarietà profonda, un legame particolare che si avverte solo nella coscienza di far parte della stessa specie per cui ogni proprio simile è percepito come parte di se stessi; non si spiegherebbe altrimenti il disagio e il fastidio che avvertiamo quando un nostro simile fa una brutta azione o si rende ridicolo.

 

Sfornare figli o procreare bestialmente non è una buona cosa, quei 90 ragazzini ne erano una dimostrazione triste ed evidente: fatti..... ed abbandonati!

 

Per molti di loro si profilava una vita di stenti e senza affetto, senza punti di riferimento avrebbero vagato in giro con un solo obiettivo: quello di sopravvivere.

 

Perciò, fatelo sì, per avere un figlio, ma principalmente per aiutare chi non è stato molto fortunato nella sua vita. Favorite i contatti con i genitori naturali, se lui lo vuole; dopo 23 anni di questa mia esperienza, anche se con molte difficoltà, pensieri e problemi, devo dire che ho ricevuto più di quello che ho dato!

 

di Antonio Capaldo

 

Racconto questa storia in un libro che potete trovare in:

 

http://www.webalice.it/tito14748/manoscritto/

 

http://www.ibs.it/code/9788861783676/capaldo-antonio/branco-branchetti-storia.html _________________ Non sarò mai abbastanza grato a mio figlio per avermi fatto visitare molti dei luoghi più bui della natura umana. Ho imparato ad apprezzare e a gioire di molte cose che spesso si danno per scontate, solo perché la sorte benevola ce ne ha fatto dono.

 

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