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La storia di Nadege

di mammenellarete - 29.04.2009 - Scrivici

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Per il progetto "Mamme solidali" ecco la storia di Nadege raccontata dal corrispondente in Costa d'Avorio per Terre des Hommes. NADEGE dimostra più dei suoi 26 anni, ma forse l’età, quella vera, non la conosce nemmeno lei. Nadege vive a Yaou, un villaggio situato sulla lunga strada che da Abidjan porta verso il Ghana, a un paio di Km dal grosso centro agricolo di Bonua, un tempo capitale dell’ananas ora in crisi per il calo drammatico dei prezzi e la concorrenza sempre più agguerrita.

Nadege spera di vivere, in realtà si accontenta di sopravvivere. La sua giornata tipo è fatta di duro lavoro. Lei lungo quella strada vende, o cerca di farlo, frutta e verdura ai viaggiatori. Ogni mattino una levataccia per recuperare il poco da offrire ai clienti. Nadege ha un compagno, ma è come se non lo avesse… tranne per la gravidanza che le ha regalato…

Nadege non ha mai avuto il tempo, la voglia e i soldi per preoccuparsi della sua salute e di quella del suo nascituro. Non era una priorità, “è Dio che dà e che toglie… non serve a niente andare a farsi visitare dalle ostetriche… le consultazioni costano e i soldi non te li regala nessuno...”, finché un giorno, recandosi come sempre al mattino al banchetto lungo la grande strada, Nadege nota un nutrito gruppo di persone, nel centro villaggio: c’è della musica, qualcuno che parla e pare stia per iniziare un film. La curiosità, per una volta, vince sulla necessità. Col suo pancione ormai al 6° mese Nadege si fa largo tra la folla, in gran parte di donne, molte incinte come lei, molte conoscenti: “ma che succede”?.

“Ci sono quelli di Terre des hommes, gli italiani, sono qua per aiutare a migliorare la salute del villaggio, questo è quanto hanno detto i notabili poco fa”, le risponde una signora di una certa età. Inizia il film, realizzato da Terre des hommes con notissimi attori locali, narra le vicende di una signora incinta (interpretata dalla famosa Adrienne Koutouan) che vende legno… refrattaria, come Nadege, a ogni contatto con il sistema sanitario. La storia si sviluppa come una gravidanza a rischio diagnosticata dall’ostetrica del Centro di Salute a lei e alla sua giovane figliastra… a sua volta incinta.

Alla fine la signora comprende l’importanza della consultazione prenatale e dell’assoluta necessità di vivere la gravidanza in maniera consapevole e responsabile. Nadege non lo sapeva, sarà analfabeta, ma non è stupida, la cosa la colpisce, il coraggio non le è mai mancato nella vita ed ecco che si presenta all’equipe di Terre des hommes col suo pancione. Le viene spiegato quel che deve fare, viene visitata dalle ostetriche del Centro Sanitario. Qualcosa non va, Nadege è anemica, mangia male, si affanna troppo.

A rischio non c’è solo la gravidanza, ma anche la sua stessa vita. Fortunatamente la situazione è recuperabile e l’intervento del Centro le salva la vita. Per Nadege è un mondo che si apre. “Prima di incontrare Terre des hommes non mi ero mai avvicinata al Centro di Salute, per me erano delle persone che cercavano solo di sottrarmi dei soldi magari dicendomi che ero malata. Non mi fidavo, in tante non ci fidiamo, ma non sapevo che quando si aspetta un figlio sono tante le cose che devi sapere e seguire. L’igiene, il cibo… anche il lavoro.. bisogna stare attente altrimenti poi dopo non ci sarà più né una mamma né un bambino… quel film mi ha aperto le porte per vedere la realtà in un’altra maniera. Io so che mi hanno aiutata a vivere bene la mia gravidanza, il parto e pure il dopo parto. Adesso sono più sicura, so cosa devo fare… anche per non cadere in gravidanze non ricercate visto che esistono programmi di pianificazione che non sapevo esistessero in Costa d’Avorio.

Quando però qualcuno prende la pazienza di venire verso di noi e spiegare con calma e semplicità queste cose, l’importanza io e le altre donne la capiamo subito. Io ora lo so. Tante mie amiche ora lo sanno… quando posso partecipo e aiuto anche io personale sanitario del nostro centro, specialmente durante le grandi campagne. Ora tutto è diverso… i miei problemi magari restano sempre gli stessi, la vita è dura, ma adesso sono meno indifesa… ecco, siamo meno indifesi e ci metto dentro anche il mio bambino. Lo sapete? Gli ho dato un nome italiano… Alessandro!”

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