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Io, a 14 anni, madre di un figlio non mio

di Saby - 05.11.2013 - Scrivici

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Avevo 13 anni, non ero donna e nemmeno bambina bambina, ma in circostanze che non sto qui a specificare incontro il mio più grande amore. Mi innamoro perdutamente di un inglese. Sì, un inglese stupendo. Era in Italia con la sua famiglia perché suo padre, un luminare della cardiochirurgia internazionale, era stato scelto dall'università della mia città per un progetto importante. Io, figlia di persone semplici, la figlia da amare e domare, matta, ribelle, l'amore di papà,

catapultata in un mondo non mio, travolta da un amore grande che nemmeno io riuscivo a gestire. Mio padre e mia madre non erano a conoscenza della mia storia d'amore, erano altri tempi quelli, e una ragazzina di 13 anni doveva giocare con le bambole, non con l'amore.

 

La mia era una piccola favola, ancora oggi ripensandoci ho le lacrime agli occhi… Sino a quando un un bel giorno, mentre eravamo seduti sul divano di casa sua, suonano alla porta, la governante annuncia l’arrivo di un’amica di Alexander (il mio ragazzo), pochi secondi dopo davanti a noi, una ragazzina di 18 anni al sesto mese di gravidanza.

 

Le sue parole furono lame nel mio cuore: "Ciao Alex, forse neanche ti ricordi di me. Sono Michela e questo è tuo figlio (indicando la pancia). Non sto qui a raccontare del mancamento di sua madre e lo sconcerto di suo padre, sta di fatto che lei afferma con chiarezza di non volere quel bambino ma che prima di darlo in adozione, dietro suggerimento dell’assistente sociale che la seguiva, le sembrava giusto chiedere a suo padre se voleva crescerlo.

 

E io? E io in mezzo a una situazione più grande di me, smarrita e confusa seguo il mio cuore. Rimango. Chiunque sarebbe scappata, ma non io. Io non sono fuggita. "Lo cresciamo insieme amore".

 

Così a 14 anni, senza nemmeno rendermi conto, divento madre, una madre part time di un figlio non mio.

 

Nei week-end: "Resto a dormire da Erika mamma!"

 

Mamma si fidava di me… lo so, l'ho tradita e le chiedo adesso scusa.

 

Ho amato quel bambino e son cresciuta con lui, gli ho insegno l’italiano in lotta con suo padre che gli parlava inglese. Girava con noi in moto alla veneranda età di un anno. Sua nonna ogni volta ci definiva incoscienti. "E' nostro figlio e viene con noi!".

 

Una sera lo portiamo persino con noi in discoteca, in quel casino infernale lui dormiva beato!

 

Ricordo ancora il giorno che son corsa in ospedale perché aveva avuto una crisi respiratoria. Aveva un anno circa, quando arrivammo in ospedale mi volò letteralmente in braccio, non si staccò da me fino a quando non riuscii a farlo addormentare. Più tardi i test rivelarono che aveva avuto una reazione allergica alle uova. Che spavento!

 

Quante cose gli ho insegnato e quante cose ho imparato da lui. A 14 non si può essere madre fino in fondo perché ci si sente figlia, e io nella mia innocenza, spregiudicatezza, incoscienza ho preso e dato amore senza delineare i confini.

 

Non scorderò mai i suoi occhi color mare, non scorderò mai quel lontano 9 Luglio, 2,8kg di amore. Lo abbiamo vestito con la tutina di filo che io stessa avevo scelto per lui. Quel giorno una donna metteva al mondo un figlio e io diventavo madre.

 

Si può essere madre senza partorire un figlio? Certo, io, con la mia incoscienza, lo son diventata.

 

Ma… Il il tempo passa ed Eric cresce. Ha quasi 4 anni e dobbiamo pensare all’asilo.

 

E' qui che la mia favola subisce una battuta d’arresto, il padre del mio fidanzato decide di tornare nel suo paese per permettere ad Alex di frequentare l’università migliore e ad Eric la possibilità di frequentare un scuola privata blasonata “adatta al suo rango”. E io? Dove vado, cosa faccio?

 

A quel punto lui, il mio Alex, il mio grande amore mi chiede di seguirlo, ma per orgoglio, per paura (avevo 17 anni), per non dare un dispiacere a mia madre, rifiuto e lui mi dice: “Saluta tuo figlio, digli ADDIO, perché questa è l’ultima volta che vedrai i suoi occhi”.

 

Mi son sentita persa, non ero la madre di quel bambino, ma l'ho amato davvero. Ho amato il suo sorriso, i suoi capricci, il suo pianto. Amavo le sue manine che stringevano le mie, mi sentivo famiglia ed ora la mia famiglia si sgretolava tra le mie mani.

 

Ho preso quello scricciolo tra le mie braccia e l'ho stretto forte al mio cuore.

 

Credo di averlo tenuto stretto per più di 20 minuti, non riuscivo a staccarmi, ancora oggi mi viene da piangere se penso alle ultime parole che ci siamo detti, lui:

 

“Mummy perché non vieni con noi al mare?”

 

“Eric mamma vi raggiunge presto... Tu sai quanto ti ama la mamma vero paperotto?”

 

“Si mummy un mondo e un poco in più!”

 

“E sai anche per quanto tempo ti amerà la mamma amore?”

 

“Yes mummy, per sempre e un poco in più!”

 

Poi mi salutò dal finestrino della macchina, agitava entrambe le manine e io, mamma part-time, mi son sentita morire.

 

Via, via dai miei occhi, via dalle mie mani, via dalla mia vita. Ma non dal mio cuore.

 

Abbiamo continuato per un anno a sentirci, poi piano piano le telefonate son diventate sempre più sporadiche fino a quando il telefono non ha più squillato.

 

Adesso quel mummy non esiste più e io spero ancora che su twetter o su fb lui un giorno mi cerchi, ora più che mai, ora che il Signore mi sta punendo per averlo abbandonato.

 

La mia vita ha continuato il suo corso, ma mi ha messa con le spalle al muro. Ho un nuovo compagno, una casa, ma non avrò figli. Il mio attuale compagno non può averne. La mia punizione? Non lo so! So solo che ogni giorno ho un pensiero per quel figlio non mio, ogni giorno ripenso a lui, penso a come è diventato, penso a come vive, chi frequenta e spero che in un angolo del suo cuore lui abbia ancora il ricordo di quella mamma part time che non era donna, non era bambina ma si sentiva sua madre.

 

Il mio Eric mi manca, spero solo che suo padre abbia trovato per lui una vera mamma, una mamma a tempo pieno!

 

Cosa vorrei dirgli adesso? Vorrei chiedergli se mi ama ancora, se sa che non avrei mai voluto abbandonarlo, vorrei sapere se suo padre gli ha mai detto che in realtà mamma Taty non è la sua vera mamma, vorrei dirgli che non lo dimenticherò mai, che mi manca da morire. Ho perso tanti compleanni e tra un po' passerò l’ennesimo Natale senza il mio bambino. Credo che l’anno prossimo inizierà il college, ma io non ci sarò! Quante ho perso di lui a e quanto ancora mi perderò della sua vita!

 

Ho chiesto alla mia migliore amica, l’unica persona che conosce la mia storia, che se dovesse succedermi qualcosa e non lo avessi ancora ritrovato, di cercarlo per dirgli che mamma non lo ha mai dimenticato.

 

"Ci vediamo nei nostri sogni"

 

Gli dicevo…"Non ti lascio paperotto!"

 

Io l'ho lasciato…

 

"Ti voglio bene piccolo, quanto bene? Un mondo e poco più"

 

Non dimenticarlo.

 

La tua Taty

 

Storia di Taty rivisitata da Sabina B.

 

Sull’autrice

Sabina è pugliese e madre di un bambino di 5 anni. E’ autrice della pagina facebook Io con mio figlio e del sito internet http://www.ioconmiofiglio.it

 


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