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Ines, mamma single e felice della sua vita imperfetta

di Lucia Carluccio - 20.07.2015 - Scrivici

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Fonte: Alamy.com
Ines ha cercato a lungo di diventare madre insieme al suo ex marito. Anni di tentativi senza riuscirci. Ed è diventata mamma solo anni dopo, dopo aver ritrovata se stessa... ma non un compagno di vita. La maternità non sempre segue percorsi "convenzionali" e a volte si manifesta in momenti imprevisti. Le nascite sono volute dal cielo e mille esami, integratori e rapporti mirati non possono competere con la vita che tutto d’un tratto scoppia in una donna. Perché la nascita è mistero. La vita è mistero. 

Il suo nome è Ines. Sua madre le aveva sempre detto che le aveva dato un bellissimo nome che voleva dire Agnese, ma in spagnolo. Sua madre le aveva sempre detto che avrebbe voluto altri figli, sorseggiando il caffè ed aggiustando la legna nel camino ripeteva che sono i figli a creare una famiglia, che moglie e marito senza bambini non fanno famiglia, ma sono solo una coppia con qualcosa che manca.

Sua madre le aveva sempre detto che dopo tanti anni era riuscita ad averla, sempre meglio una figlia che niente, e l’aveva chiamata Ines, le aveva dato un nome bello, speciale, sua figlia, l’unica figlia doveva avere tutto di bello, i vestiti, il nome, la carriera, il marito e, almeno lei, avrebbe avuto una famiglia numerosa, le avrebbe dato tanti nipotini di cui prendersi cura.

Ines aveva avuto dunque un’infanzia ricca di stimoli e povera di attenzioni rivolte verso la sua vera personalità, che era ribelle e contraria alle convenzioni. Cresceva sentendosi addosso il peso della responsabilità della bambina e della donna che sarebbe dovuta essere. Sua madre, in fin dei conti, era una brava donna. Già sopportava il caratteraccio del marito, avrebbe forse dovuto subire anche il fatto che sua figlia fosse una pecora nera? Ma no, non era possibile, aveva fatto di tutto per lei, per farla studiare, per comprarle i vestiti firmati…

Andava in fabbrica svegliandosi all’alba e tornando la sera tardi. No, Ines non l’avrebbe delusa, ma avrebbe reso felice sua madre. E il primo passo per rendere felice sua madre era quello di trovare un bravo ragazzo, fidanzarsi con lui, poi sposarsi e fare i bei nipotini che la nonna tanto attendeva. Il bravo ragazzo Ines lo trovò, anche se amava un altro, uno scapestrato di nome Mario che, lo immaginava, non l’avrebbe mai sposata.

Così si fidanzò con il bravo ragazzo, carino abbastanza dai, se lo fece andare bene, si chiamava Gustavo, profondi occhi neri ricchi di promesse di stabilità e famiglia. Infatti dopo tre anni di fidanzamento si sposarono: abito bianco, lacrime in chiesa, foto coi famigliari e la casa pronta che li aspettava. La madre di Ines era piena di gioia. La ciliegina sulla torta sarebbe stata quella di sapere di stare per diventare nonna.

Ines razionalmente credeva di vivere una vita soddisfacente e come l’aveva sempre sognata, dentro di sé sapeva, ma non voleva davvero ammettere, di voler creare un’esistenza che non avrebbe deluso i desideri della cara mamma. Ad ogni modo la sua fede ora brillava al dito e lei e Gustavo iniziarono subito a provare ad avere un bambino. I primi mesi passarono, ma loro erano tranquilli perché pensavano che non ci sarebbero riusciti subito.

I mesi però aumentarono sempre di più, fino a raggiungere l’anno. I due anni. Ines iniziò a chiedersi: "Non ci sarà mica qualcosa che non va?". In realtà la prima a chiederselo fu sua madre. La convinse ad andare da un ginecologo. Si sottopose a molti test, come il tampone vaginale, l’ecografia pelvica, lo screening ormonale, l’isterosalpingografia. Da quegli esami non risultò niente. Per mesi lei e Gustavo assunsero molti integratori, provarono molti consigli che venivano loro proposti, vivevano come se una soluzione dovesse venir fuori da qualche parte.

Le visite della madre di Ines divennero sempre più sporadiche, ormai non ne parlavano più, ma i silenzi erano tanti e pesanti e anche pieni dello sguardo quasi accusatorio della madre che la scrutava con delusione e amarezza. Ines cercava di ignorarlo, ma la sua frustrazione era sempre più grande. Aveva calcolato il periodo esatto dell’ovulazione, ogni mese (quasi fosse un compito scolastico da fare per casa) aspettava il momento ed aveva i rapporti con suo marito. I rapporti … Erano rapporti d’amore? Lo erano mai stati?

Il suo corpo non era forse solo il mezzo per avere un bambino? E l’amplesso amoroso non era un’azione meccanica dopo la quale si ritrovava vuota e spenta? Cercava ciò che voleva dalla vita? Cercò la risposta e la trovò: no, non era quella la vita che voleva. Non era la sua vita. Gli sguardi accusatori della madre le fecero capire che ormai non sarebbe stata più fiera di lei, che Ines non era la figlia idealizzata.

Tanto valeva essere se stessa. Dopo altri tre anni il suo matrimonio finì. Gustavo, così come quietamente l’aveva sposata, allo stesso modo accettò la fine dell’unione. La madre si arrabbiò molto. Ines ne fu quasi sollevata: meglio la rabbia dei silenzi pesanti e ostili. Ines non aveva mai vissuto fino ad allora. Partì lontano, trovò un lavoro e intanto iniziò a dipingere, a coltivare quella passione che l’aveva avvicinata tanto a Mario, lo scapestrato artista che aveva ignorato nell’adolescenza per sposare Gustavo.

Dopo ogni tela dipinta Ines sentiva l’anima più piena. I colori erano forti, usava molto il rosso, sfogava la rabbia che aveva tenuto dentro per tanto tempo. La sua irrequietezza era sostituita da una strana quiete che l’accompagnava nelle sue giornate. Dai nuovi amici non si faceva chiamare Ines, ma Agnese, Agnese senza maschere, Agnese senza vincoli, Agnese libera, Agnese vera. Il lavoro che trovò lì lontano da casa sua era fare la guida turistica.

Quando non dipingeva ed era a lavoro incontrava molte persone, era aperta con tutti ma non si legava particolarmente a nessuno. Voleva stare un po’ con se stessa, conoscersi e finalmente rispettarsi. Per qualche anno visse così e così avrebbe voluto continuare a vivere. Ma la vita sorprende, e le sorprese arrivano inaspettate. Era un’uscita didattica, Agnese accolse i ragazzini al Museo spiegando loro la storia di quelle sculture, del luogo, dei personaggi che lo avevano popolato.

Già le venne l’ispirazione per ciò che avrebbe dipinto dopo a casa… E poi rosso, tanto rosso davanti agli occhi, sudore freddo, palpitazioni veloci… Vocii, vocii e poi silenzio. Agnese a terra. Soccorsa da tutti. Quando si risvegliò era in ospedale. Una gentile dottoressa comparve davanti ai suoi occhi che ancora bruciavano. La dottoressa era bianca come il latte e gli occhi brillanti come due stelle. "Signora…" E Agnese: "Signorina grazie". La dottoressa sorrise, abbassò gli occhi e le disse che aspettava un bambino. In un primo momento Agnese apprese la notizia passivamente, non realizzava.

Tornò a casa e dormì tantissimo. Al risveglio si sorprese a piangere senza capire il perché: gioia? Paura? Solitudine? Forse tutte queste cose insieme. Non si chiese se avesse abortito, era ovvio che non lo avrebbe fatto. Pensò agli uomini coi quali aveva trascorso le notti e i dipinti che creava i giorni dopo pieni delle emozioni vissute con loro. Tanti uomini, tanta attrazione, alcun amore. Ma a lei non importava. A lei andava bene così. In quel vuoto, in quel silenzio, in quella solitudine lei sentì crescere pian piano un tenero amore per quella vita che le era germogliata dentro.

L’aveva a lungo cercata senza volerla. E ora, in quel momento così inopportuno, per lei tutto era perfetto. Agnese e il/la piccola. Non c’era bisogno d’altro. Il 21 Marzo del 2000 nacque Vita, parto naturale, lunghezza 51 cm, peso 3500 gr. Tantissimi capelli neri, come anche gli occhi. Assomigliavano a quelli di Gustavo, anche se non c’entrava niente. Purtroppo la madre di Agnese morì qualche mese prima e non divenne mai nonna.

Ma Agnese era felice così, con la vita imperfetta che si era costruita e con la maternità che era scoppiata quando meno l’aveva cercata. Perché le nascite sono volute dal cielo e mille esami, integratori e rapporti mirati non possono competere con la vita che tutto d’un tratto scoppia in una donna. Perché la nascita è mistero. La vita è mistero. L’unica certezza è lo sguardo pieno di una madre che si fonde con quello della sua piccola. E Agnese era finalmente felice.

storia vera scritta da Lucia Carluccio

Oggi Vita ha 15 anni

Sull’autrice

Lucia Carluccio è studiosa dell’universo infantile e mamma di due bambini. Insegna e vive in provincia di Milano.

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Aggiornato il 19.07.2017

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