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I "perché" dei bambini: come nascono i figli?

di mammenellarete - 20.04.2009 - Scrivici

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Della "fase dei perché" abbiamo sentito tutti parlare (e chi ha figli già grandicelli lo ha potuto sperimentare…). I bambini possono domandare "perché" all'infinito, su ogni argomento, a partire dal perché il mare è salato per passare al perché piove e chi lo decide, fino ad arrivare a domande che possono essere imbarazzanti come "perché il mio pisellino cresce"? Mattia, che è il mio figlio più piccolo (anche se ormai ha 6 anni), è nella fase del perché (o meglio, nella fase delle domande in generale) da quando ha iniziato a parlare e nel suo caso questa "fase" sembra proprio non avere fine. Noi rispondiamo finché possiamo (o finché le domande hanno un senso), ma a volte arriviamo ad un tal punto di "saturazione" che dobbiamo chiedergli di smetterla arrivando a dirgli di andarsi a vedere un cartone in TV pur di essere lasciati un po' in pace. Capita anche che ci faccia domande alle quali non sappiamo rispondere e in quel caso gli diciamo che cercheremo di informarci e che poi gli daremo una risposta.

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Naturalmente, tra tutte queste domande, ne capitano alcune che possono anche lasciare il povero genitore senza parole, il quale non sa come affrontare l'argomento. Queste domande, prima o poi, arrivano da tutti i figli quindi è meglio prepararsi prima su come affrontare questi temi e in che modo farlo.

 

A me è capitato di rispondere a domande di questo genere ben quattro volte per ognuno dei miei 4 figli. Ognuno di loro è un tipo diverso dall'altro e c'è chi si accontenta di una prima spiegazione e chi "torna alla carica", chi ha un tipo di reazione, chi un altro. Ormai potrei dire di aver "affinato" una mia tecnica che finora sembra funzionare: trovo che la soluzione migliore (e anche la più semplice) sia questa:

 

1. Non parlarne di propria iniziativa, ma di lasciare che siano loro a chiedere, perché significa che quello è il momento giusto per parlarne;
2. dire la verità, senza tergiversare o inventare storie;
3. usare un linguaggio che i piccoli possano comprendere, il più semplice possibile. Secondo me non è utile usare un linguaggio troppo "scientifico" perché i bambini comprendono meglio i termini che abbiamo sempre usato con loro lavandoli e curandoli come "pisellino", "patatina", ecc.

 

Sono anche termini più "familiari" e che ci mettono in grado di affrontare questo tipo di argomenti in modo "naturale". Chi ha figli sia maschi che femmine può avere un piccolo vantaggio perché è molto facile che capiti che fratelli e sorelle si accorgano delle differenze fisiche che ci sono tra loro.
Ma passiamo agli esempi pratici.

 

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Risposta: "I bambini di solito sono il frutto dell'amore tra una mamma ed un papà. Il papà ha dentro di sé tanti "semini" mentre la mamma, una volta al mese, mette a disposizione un "ovetto". Se quel papà e quella mamma sono talmente felici di stare insieme da decidere di avere un figlio, fanno in modo che uno dei semini del papà si unisca all'ovetto della mamma. Quell'ovetto all'inizio è minuscolo, ma poi cresce, cresce, cresce, cresce nella pancia della mamma fino a diventare un bel bambino come te".

 

Domanda: "Mamma, la maestra di religione mi ha detto che è stato Gesù a farmi, ma allora perché tu mi hai detto che sono stati il tuo ovetto e il semino di papà?"
Risposta: "Secondo la religione è Gesù che decide quando una mamma e un papà devono avere un bambino. Chi crede nella religione - come la tua maestra - la pensa così. Quando crescerai potrai anche tu scegliere di crederlo o meno. In ogni caso il "metodo" non cambia: se Gesù decide che la mamma e il papà debbano avere un bambino, in quel caso fa in modo che loro si abbraccino stretti stretti e… (ripetere tutta la storia del semino e dell'ovetto).

 

Ci sono molte altre domande che possono essere fatte e so, per esperienza, che torneranno più volte sull'argomento. Inoltre ci sono persone che devono affrontare anche altri argomenti riguardanti il concepimento e la nascita, domande a cui è molto difficile rispondere, come quei genitori che hanno adottato un bambino o che lo hanno avuto tramite fecondazione eterologa.

 

Non ho esperienza diretta su questi temi, ma secondo me resta valido il metodo: rispondere alle domande in modo semplice con esempi che i bimbi possano comprendere (ad esempio le mamme adottive usano spesso l'esempio della "mamma di pancia", che è la mamma biologica, e la "mamma di cuore", che è la mamma adottiva) con sincerità, senza mostrare imbarazzo e facendo comprendere ai figli con quanto amore sono stati voluti nella famiglia.

 

Alessandra Rossetti

 

www.gemellinfamiglia.it

 

E tu come rispondi ai "perchè" del tuo piccolo? Dillo sul nostro forum!

 

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