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I miei tre figli. Due in terra, uno in cielo

di mammenellarete - 22.08.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ho tre figli, due in terra, uno in cielo. Ora il mio leoncino prematuro ha 15 anni. Il mio angioletto a settembre ne compirebbe nove. E la mia magica fatina, che ha riportato la magia nella mia vita, sta per farne sei.

Quando avevo ventiquattro anni, ho conosciuto mio marito. Lui Italiano, io no. Ci siamo messi insieme due giorni dopo che ho compiuto venticinque anni. Ero in Italia per motivi di lavoro, e dopo due mesi che stavamo insieme sono dovuta tornare in patria per finire la mia laurea. Per due anni, abbiamo tenuto il rapporto a distanza. Non è stato facile. Un'altra donna ha provato ad interporsi tra noi, ma il nostro rapporto è rimasto sodo.  

Io non avevo fiducia nel matrimonio. Mio padre mi aveva abbandonata da piccolissima e non mi fidavo degli uomini. Ma mio marito ha conquistato la mia fiducia.  Lui aveva due grandi sogni. Sposarsi e sentirsi chiamare papà. Io non volevo sposarmi. Mi ha promesso che avrei cambiato idea e così è stato. Sono stata io a chiedergli di sposarmi, anche se tra noi, avevamo già deciso di farlo tra le righe.
 
Sono tornata in Italia a 27 anni. A 29, l'ho sposato e purtroppo la gravidanza non arrivava. Avevo l'utero retroverso, ed altre problematiche. Poi, un giorno, ho avuto il ritardo.  E dopo tre giorni, ciclo. Mi sono chiusa in bagno piangendo.  
 
Erano tre anni e mezzo che cercavamo un bambino, e non arrivava. Gli ho detto che doveva mettere in conto che non potevo avere figli. Voleva comunque rimanere con me? Mi ha detto di sì senza esitare. "E il tuo sogno di sentirti chiamare papà?" "e il mio sogno di amarti? Di sposarti?".
 
Poi, a 30 anni, il ritardo. Ma ero sfiduciata. Come gliel'ho detto, gli è venuta la gastroenterite. Dopo dieci giorni, appuntamento con la ginecologa. E due giorni prima, lei ha disdetto. Ho fatto le beta quel giorno. Erano alle stelle, ma le ho lette male e credevo fossero negative.
L'undici gennaio facevo le beta, il 14 sanguinavo.  
 
Eravamo a casa di una "amica". Ho sentito scendere il sangue, sono andata in bagno, ed ho confermato che era sangue. Lei non "poteva" accompagnarci in ospedale. Siamo andati di corsa alla fermata del pullman. Mia suocera ha detto: "Dovessi perderlo non pensarci troppo". Ora sai che puoi avere figli. Sono rimasta in ospedale per 4 giorni.  
 
Avevo ancora perdite di sangue marrone. Ero a sette settimane, ed avevo il cuore spezzato. A quindici settimane, il collo raccorciato. Nuova minaccia di aborto. Da lì, molto riposo, con tanto di rimprovero da parte di mia suocera, perché seguivo le indicazioni dei medici. A 30 settimane, eco di accrescimento. A 32, caduta, sbattuto con la pancia in terra.
 
Andata in ospedale lunedi, giovedì il mio bambino nasceva e lo portavano dall'altra parte della città. Non lo avrei visto prima di quattro giorni. A venti giorni, lo portavo a casa, pesava 2140.  
 
Cresceva pian pianino ed a due anni mi chiedeva la sorellina. La notte di capodanno dei suoi cinque anni, a cena, gli dicevamo, la sorellina non arriverà quest'anno. Lui piangeva. A mia insaputa, ero già incinta.

I miei tre figli. Due in terra, uno in cielo

Appena prima avevo fatto una risonanza, della quale era risultata una "massa" al cervello. Il 25 gennaio ho preso la bellezza di sette pullman per andare a prenotare visite. Nel mentre, mio marito mi ha chiamata. Mi ha detto che non sarebbe andato a lavoro. Aveva la gastroenterite.
 
E, dentro un pullman pienissimo di gente, gli ho detto: "ma guarda che non sono incinta, eh?????". "Spiritosa". Ho fatto due conti e mi sono accorta che avevo un ritardo importante. Sono andata a fare le beta. Ho sussurrato al barattolino delle urine "sii positivo".
 
Il giorno successivo, siamo andati a ritirarlo assieme.
Mio marito mi ha chiesto di fare la "faccia da poker". POSITIVO. Gliel'ho passato ed anche lui lo ha letto. Lo abbiamo detto al nostro bambino e sono scoppiata in lacrime. Una signora mi ha chiesto se era tutto a posto, le abbiamo detto che ero incinta.
 
Alla prima ecografia, l'infermiera mi ha detto: "Non c'è battito, non vedo niente". Il medico invece ha deciso di farmi l'eco interna e c'era un cuoricino forte. Stavolta, niente minaccia di aborto. Niente collo raccorciato. Un ricovero a 26 con la diagnosi "minaccia di aborto". Secondo la mia ginecologa, il padre del medico che me lo ha diagnosticato si starebbe ribaltando nella tomba.
 
Il collo era anche troppo lungo, non avevo perdite di liquido o di sangue, e tutto procedeva per il meglio. Avevo avuto delle fitte fortissime alla pancia, con successivo ricovero e diagnosi lanciata in aria.
 
A 35 settimane, un dolore assurdo alla pancia. Ricoverata per dieci giorni, iniezioni per maturare i polmoni, fluidi in vena, antibiotico, nessun tampone vaginale. A 40 settimane, ricoverata per falso inizio di travaglio. A 41+3, il travaglio più dolce, dilatazione completa, membrane rotte manualmente, spinte, battiti crollati, portata subito in sala, anestesia e dopo 6 minuti il mio bambino era nato. Hanno provato a rianimarlo senza successo.  
 
Non avevo il coraggio di cercare una nuova gravidanza. Ma lei, impetuosa, è arrivata. Termine identico a quello del mio secondo bambino, dopo tre anni. Sanguinavo a 17 settimane. Progesterone, riposo, ed a 34 settimane ricoverata, perché avevo perdite strane. Tampone, avevo una infezione da candida che non mi è stata comunicata. Ricoverata di nuovo a 36 settimane, avevo poco liquido, ed ero terrorizzata.
 
A 38+4, con cesareo programmato, è nata la mia bambina. A due giorni, ittero e volevano dimettere me prima di dimettere lei.  
Ora il mio leoncino prematuro ha 15 anni.
Il mio angioletto a settembre ne compirebbe nove. E la mia magica fatina, che ha riportato la magia nella mia vita, sta per farne sei.  
 
di una mamma 
 

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