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I miei 53 motivi per non avere figli. E 1 per essere tre volte mamma

di Miralda Colombo - 14.05.2014 - Scrivici

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C’è chi di motivi ne ha trovati ben 100, aggiungendo alla fine una e una sola ragione perché alla fine ha deciso di avere un figlio (dall'Huffington Post, 100 motivi per non avere figli, che ho scoperto dopo essere diventata mamma). Li ho letti, uno per uno e mi sono riconosciuta. O meglio mi sono detta che

C’è chi di motivi ne ha trovati ben 100, aggiungendo alla fine una e una sola ragione perché alla fine ha deciso di avere un figlio (dall'Huffington Post, 100 motivi per non avere figli, che ho scoperto dopo essere diventata mamma). Li ho letti, uno per uno e mi sono riconosciuta. O meglio mi sono detta che sono ragioni così scontate, quasi banali, che credo appartengano alla maggior parte di noi. Alcuni non dovrebbero essere neppure motivi da nominare perché vorremmo vivere in un mondo ideale che tiene in considerazione il nostro essere donne, spesso lavoratrici, in armonia felice e soddisfatta con il nostro essere mamma. Della serie perché dovremmo mai rinunciare a un lavoro che ci appassiona, a una vita sociale e alla cura di noi stesse dopo aver avuto un figlio? E’ vero diventa difficile, si fa fatica, ma una donna felice e soddisfatta è una mamma migliore.

A fronte di ciò, la mia lista esiste. La compilo ogni giorno, aumenta e diminuisce a seconda delle acrobazie che riesco a compiere.

Non ho mai pensato di avere un istinto materno particolare. Lo penso ancora dopo aver avuto tre figli. Che amo, appassionatamente come fossero figli unici, uno per uno. Non potrei farne a meno, non riuscirei a immaginarmi altrimenti. Eppure credo di aver totalizzato dei record in questi ultimi mesi per le volte che ho pensato “non ce la posso fare”. Spesso a distanza di poche ore, una sorta di montagne russe della maternità, fatte di discese impervie e risalite gobbose.

I miei motivi per non avere figli? Uhm, tanti, considerate che su ognuno il mio essere trismamma escogita ogni giorno soluzioni e risoluzioni. Della serie è possibile sopravvivere.


  1. Sono la ragazza con un trolley e via.
  2. La mia vita? Da sempre desiderata irrequieta e se possibile spericolata
  3. Adoro sprofondare nel silenzio.
  4. Il mio spazio, la mia seconda pelle
  5. Amo i weekend alla Mr and Mrs Smith
  6. Mi piace mangiare lentamente, concentrarmi sugli ingredienti e soprattutto non avere la necessità di consumare i miei pasti mentre allatto, porgo il cucchiaino alla mia destra e rispondo all’ennesimo perché a chi mi sta di fronte
  7. Non mi piace lo Zecchino d’Oro, soprattutto se sparato a palla in un viaggio in auto di tre ore
  8. Le commedie, quelle drammatiche e lente, sul divano. Mi piacciono.
  9. La mia metà: essere la madre dei suoi figli viene tipo al terzo posto
  10. Finito un libro si passa al successivo, naturale, no?
  11. Il bagno è un rito, creme, scrub e oli sono gli strumenti che lo officiano
  12. Il bagno è un rito. Non bisogna porre limiti di tempo.
  13. Il bagno è una stanza privata non una sala delle adunanze con un via vai di dame, paggi e postulanti
  14. Dormire. Se non dormo divento la più odiosa creatura sulla faccia della terra.
  15. Mi piace il design. Il bianco. I muri bianchi. La pulizia delle forme. L’ordine.
  16. La mia metà e io. Non mi sono mai annoiata una volta.
  17. Mi piace lo shopping, lento e tranquillo. Senza nessuno che mi tiri, giochi col manichino in vetrina e si nasconda fra le gonne della collezione primavera-estate
  18. Il salotto è il salotto. Poche cose, i libri preferiti, un camino acceso.
  19. Il salotto è il salotto, non la stanza dei giochi.
  20. Una radio sempre accesa che chiede perché, perché e perché. Non fa per me.
  21. Cacca, pannolini e cambi. Orrore.
  22. Essere libera, essere viva
  23. Dormire quando ho sonno, mangiare quando ho fame, stare sola quando ne ho bisogno.
  24. Dare alle cose il giusto ordine. Organizzare le giornate.
  25. Giocare coi colori a seconda dell’umore sulle mie unghie. Come non ci fosse un domani.
  26. Avere pazienza. Saper contare fino a dieci. Avere pazienza.
  27. Dora l’Esploratrice è una figura mitica, viaggiatrice, mentre Dottoressa Peluche è un personaggio trash, adatto al pubblico adulto, non è così?
  28. La marmellata sta nei vasetti, mica su divano e vestiti.
  29. I ristoranti? Romantici, cucina curata e niente bambini.
  30. Diplomazia, un termine legato all’ultima riunione di lavoro.
  31. La lavatrice è un elettrodomestico non la compagna irrinunciabile delle mie serate. E soprattutto aborro l’asciugatrice.
  32. Borse piccole, poco pesanti, non valigie in spalla.
  33. Aperitivi, una droga.
  34. Il mare d’estate: spiaggia, libro, sole, musica e pigre nuotate lontana dalla folla.
  35. Dividere la tua attenzione su tre cose contemporaneamente mentre un essere sotto il metro si infila in bocca qualcosa di improbabile. Non è umanamente possibile.
  36. Dire no cinquanta e più volte in una giornata trovando un’argomentazione plausibile. Non sono una reazionaria, non fa per me.
  37. Alzarsi tardi, senza sveglie.
  38. La regina della casa? Meglio principessa.
  39. I parchetti per bambini. Il solo pensiero mi fa aumentare la tachicardia.
  40. Il mio rossetto? Non è il gessetto da lavagna, no, no.
  41. Compiti e scuola. Gli ultimi, a pagamento, negli anni dell’Università.
  42. A Parigi non ci vado per il signor Disney. E i gonfiabili devono essere un ritrovato della chirurgia estetica più spinta.
  43. Raccontare storie, cantare “Ninna nanna ninna oh” e “Il gatto nero”, quando mai? Sono stonata.
  44. Avere il controllo delle mie telefonate.
  45. Non dover fare gli scongiuri che durante la telefonata di lavoro qualcuno in sottofondo gridi a squarciagola “Mammmaaaa, mi metti Pegga Pig o Pippi!”
  46. Uscire di casa senza mollettine abbandonate nella mia capigliatura.
  47. Parlare senza essere interrotta tra soggetto e complemento.
  48. Essere padrona di me stessa e del mio destino.
  49. Non avere la responsabilità dell’amore appassionato, senza limiti e giustificazioni di qualcuno.
  50. La mia memoria? Splendida come fosse non ancora maggiorenne, mica un colabrodo.
  51. Non dover ritagliare spazi al mio lavoro, sentendomi sempre un po’ in colpa.
  52. Non dover ritagliare spazi alle mie passioni, sentendomi sempre un po’ in colpa.
  53. Non dover ritagliare spazi per uscire, vedere le amiche, godermi un film, sempre sentendomi un po’ in colpa.


Una volta ho visto un film. Non ricordo il titolo, a malapena la trama, però mi è rimasta impressa una scena.

Panchina. Due uomini: uno in procinto di diventare papà l’altro con due figli.

Domanda. Com’è avere bambini?

Risposta. Nove volte su dieci ti chiederai chi te l’ha fatto fare. Poi c’è quella volta, quell’istante, di perfetta felicità. E saprai perché.

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