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A soli 18 anni, ho scelto di andar via dall'Italia per amore di mio figlio

di mammenellarete - 10.12.2014 - Scrivici

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Sono Alessia e sono incinta di otto mesi. Scrivo per raccontare la mia difficile storia. Ho solo 18 anni, ma è come se avessi già vissuto una vita intera. Io e mio marito siamo scappati dall'Italia a causa dell'ostilità dei miei e dei parenti. Non volevano che avessi il mio bambino. Ma sono contenta di aver scelto di fuggire: qui ho trovato una  nuova, "vera famiglia".

Quando l'ho conosciuto, erano i tempi del liceo. Avevo 14 anni e frequentavo il primo anno. Mio marito invece era al quinto anno, nella mia stessa scuola. Non andavamo molto d'accordo, sembravamo cane e gatto. Eppure diventammo amici. E lo restammo per ben quattro anni.

 

L'amicizia pian piano si trasformò in qualcosa di più. Diventammo migliore amici. E quando anche io compii 18 anni, iniziammo a guardarci con occhi diversi, con gli occhi dell'amore. E ci innamorammo l'uno dell'altra. Bastarono un paio di appuntamenti per fidanzarci. Dentro di me sapevo che era quello giusto. Che momento stupendo!

 

Poi... la svolta nella nostra vita, nella nostra relazione. Dieci mesi dopo il nostro fidanzamento, quel test di gravidanza. Quelle due linee. Sottili, ma inequivocabili: scoprii di essere incinta.

 

Che colpo! Avevo solo 18 anni! La notizia ci turbò: avere un bambino non era certo nei nostri piani. E' vero, ci conoscevamo ormai da 4 anni, sapevamo tutto l'uno dell'altro. Ma la nostra relazione era freschissima, stavamo insieme da appena dieci mesi!

 

Eppure la decisione da prendere era solo una: TENERLO e prenderci le nostre responsabilità.

 

Mi presi del tempo per dirlo a mia mamma. Aspettati tre giorni. Tre interminabili giorni. E poi, finalmente, trovai il coraggio per confidarmi con lei.

 

Che dispiacere le ho dato! La sua reazione fu terribile: sembrò uscire di testa quando glielo dissi. In un momento rabbia, mi disse addirittura che "se non avessi abortito, si sarebbe suicidata". I giorni seguenti furono un'agonia, proprio non voleva che tenessi il bambino. Il suo comportamento mi ferì molto. Mi sarei aspettata più comprensione, una spalla su cui appoggiarmi. Non un ostacolo alla mia decisione.

 

Noi però avevamo fatto la nostra scelta. Insieme, uniti, convinti come non mai. E lo dissi a mia mamma, con tutta l'energia e l'orgoglio che avevo in corpo in quel momento. Le rivelai che noi invece volevamo tenerlo. Mi rispose dicendomi che allora dovevamo andarcene dall'Italia, perché i miei zii, fratelli di mia mamma, mi avrebbero fatto del male e avrebbero ucciso mio marito.

 

Decidemmo quindi di trasferirci in Francia: organizzammo tutto in pochissimo tempo. Per fortuna la mamma di mio marito viveva lì già da alcuni mesi con le sue due sorelle più grandi. E io riuscii a trovare una scuola che mi permetteva di continuare gli studi "per corrispondenza".

 

Non parlavo il francese, non l'avevo mai studiato. Quindi all'inizio fu molto difficile. Lingua diversa, vita diversa, famiglia diversa. E incinta. Persi completamente i contatti con i miei parenti.

 

Eppure... pian piano ci stiamo riprendendo. Sono trascorsi quattro mesi da quando sono andata via dall'Italia. Adesso ho un'altra famiglia che mi apprezza totalmente. Che mi fa sentire amata e che mi sostiene. Che ha accettato la mia scelta di tenere duro e portare avanti questa gravidanza. Che non mi giudica. Rifarei quello che ho fatto mille volte per il bene del mio angioletto.

 

Il parto è previsto per il 24 gennaio 2015 e chiameremo il piccolo Liam.

 

Amo e amerò il mio bambino più di ogni altra cosa al mondo. Non mi vergogno di urlare al mondo di avere 18 anni e di essere incinta!

 

di mamma Alessia

 

(storia arrivata sulla nostra pagina Facebook, editata dalla redazione)

 

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