Home Storie Racconti di genitori

Ecco perché le strutture childfree secondo me dovrebbero fallire

di Francesco Facchini - 24.08.2017 - Scrivici

padrenonno.600
Fonte: pexels
Vacanza è anche caciara, casino, rottura delle regole e del silenzio, cose che a quelli che sbarrano l’ingresso ai bambini nei loro locali sono vietate. Ecco perché, secondo me, non hanno senso le strutture childfree.

L’estate è inoltrata, ma l’eco di quelle notizie lo sento ancora. E, sinceramente, mi viene acidità di stomaco e mi in***o all’istante.

Un rigurgito di vomito di qualche tempo fa ha fatto rimbalzare sui siti di mezza italia pinzillacchere riguardanti ristoranti e resort child free. Già, sto parlando di quelli che non vogliono i bambini, perché si muovono, gridano, sporcano, sghignazzano, magari fanno la cacca e puzzano. Vero? Noi genitori ne sappiamo qualcosa. Conosciamo, infatti, molto bene i patimenti dell’estate e di quelle vacanze che, se fatte col carico di pupi, spesso si portano dietro una fatica bestiale, orari comunque improbabili, inquinamenti acustici da centrale nucleare e tanti momenti in cui li picchieresti selvaggiamente perché frignano per 45 minuti in difesa della loro ultima volontà di avere un Chupa Chups.

Son qui che scrivo e non riesco a trovare il link che ha scatenato la mia ira e fatto uscire il fumo dal naso modello Toro… Però forse non serve, perché se cercate sul web cose come “hotel children free” o “ristoranti children free” vi vengon giu’ dei corposi elenchi, dei forum, dei siti dedicati.

Ecco, volevo dirlo a tutti: spero falliate, tutti quanti.

Già fallimento, chiusura, saracinesca abbassata. Semplice il motivo: siete parte di una società squallida che muore perché non cura i suoi figli e non cura quei poveri idioti (noi genitori) che sono ancora così folli da mettere una creatura al mondo e dal darle un passaporto italiano. Già, perché quei bambini che non vi piacciono o che schiamazzano, sono anche coloro che vi pagheranno la pensione. Allora mi viene da dire: si, vero, la vacanza coi bambini è un’impresa, ma la moneta con cui ti ripagano è uno dei motivi per morire sereni, vale il prezzo di una vita.

È la moneta dei sorrisi, è lo stupore degli sguardi, è la gioia del gioco, è la potenza del mare, è il richiamo dell’avventura e il movimento della conoscenza. Già, per i bambini la vacanza è questo e tutti coloro che li guardano a denti stretti, li servono a faccia tirata, li sopportano nei loro locali tremando a ogni passaggio vicino alle ceramiche messe in bella mostra, beh, sono poveri dentro. Sono la fine della speranza, la negazione dell’esistenza. Per fortuna c’è anche la speranza che compare, qualche volta nei modi non usuali.

Vacanza è anche caciara, casino, rottura delle regole e del silenzio, cose che a quelli che sbarrano l’ingresso ai bambini nei loro locali sono vietate. La gioia non è vietata, tuttavia a Keith Davidson, 94 anni, di Morris, nel Minnesota, il quale, per colmare il vuoto della partenza di sua moglie ha fatto una piscina nel giardino di casa per i bambini del quartiere. Ecco la risposta ai ristoranti children free: la piscina nel prato di casa…

Chiudo dicendo che mi danno fastidio anche i resort che evidenziano il contrario, vale a dire il fatto di essere children friendly. Operazione ingiusta, untuosa al contrario, concetto che non tiene conto di un fatto semplice: in una società sana i bambini dovrebbero essere parte del normale vivere civile. Senza divieti o senza enfatiche accoglienze. Normalmente. Tuttavia capisco ogni giorno di più che in Italia è impossibile. Ecco, tanto per essere chiari: quella mossa del ristoratore di Padova che ha fatto lo sconto “bambini educati” alla comitiva che aveva cenato nel suo locale, beh, mi ha fatto inc**** assai. Già, semplice: l’educazione deve essere normale, non qualcosa da premiare. Una stortura, un terrificante nonsenso.

Tuttavia sono disarmato: so che in Italia, il paese che rema contro a chi fa bambini, non c’è speranza.

di Francesco Facchini

Francesco Facchini

Sull'autore

Francesco Facchini, papà part time di professione, campo di scrittura su qualsiasi mezzo (dai tovaglioli dei ristoranti al web) e di immagini (spesso della mia fantasia). "Sono convinto di tre cose: mi pagassero un euro a errore che commetto sarei milionario, le migliori risate che faccio sono quelle su di me e l'elefante si può mangiare, ma soltanto a pezzettini. Il mio sito personale è www.francescofacchini.it".

Ti potrebbero interessare anche di sharingdadday:

Papà single e le donne

La colazione di un papà single

Ciao, sono sharingdaddy

Le passioni sportive dei papà

Hai anche tu una storia da raccontare? Scrivi a redazione@nostrofiglio.it

TI POTREBBE INTERESSARE

articoli correlati