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Crisi e donne lavoratrici. Le proposte delle mamme al Premier Monti

di mammenellarete - 09.01.2012 - Scrivici

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In seguito alla pubblicazione dei dati Istat sul lavoro femminile e sull'età media nel nostro paese, abbiamo chiesto alle mamme cosa il nuovo governo dovrebbe fare per favorire l'occupazione delle donne senza che debbano rinunciare alla maternità. La questione è ancora attuale e torna oggi sul tavolo delle trattative, il ministro Fornero ha infatti iniziato gli incontri con le parti sociali per mettere in atto la riforma sul lavoro e, la questione dell'occupazione femminile, considerando i recenti dati statistici, sarà sicuramente al centro del dibattito.

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Ma quali sono le proposte delle mamme, di chi ha vissuto sulla propria pelle la difficoltà di lavorare dopo una gravidanza? Ecco le esperienze e le idee di alcune mamme nella rete.

  • Asili nido aziendali, agevolazioni fiscali per scuole dell'infanzia, detraibilità del costo della baby sitter e accesso ad asili e scuole d'infanzia durante tutto l'anno.

Alessia

per le mamme lavoratrici dipendenti sicuramente asili aziendali, per le mamme lavoratrici autonome un regime fiscale agevolato e semplificato, per tutte le mamme lavoratrici detraibilità della baby sitter e incentivi per semplificare e riuscire a continuare a lavorare anche dopo il secondo e terzo figlio.

Alessia

Chiocciaman,

agevolazioni per micro-nidi

infrastrutture per donne lavoratrici

Valentina

Valeria

iscrizioni aperte tutto l'anno per asili e scuole d'infanzia

Questi supporti agevolerebbero donne come Roberta che, diventata mamma prima di iniziare a lavorare, non è ancora riuscita ad entrare nel mondo del lavoro:

in partenza: laureata disoccupata e mamma, ora vorrei cercare un lavoro, solo che mi chiedo: A) Il fatto di avere un bimbo può essere una discriminante? B) Se trovassi un lavoro il bimbo a chi lo potrei lasciare? Ad un nido? Ma con una mamma a casa il nido pubblico è un miraggio, insomma è un cane che si morde la coda. Per il momento preferisco non pensarci, mi sono data tempo fino a settembre...

  • Obblighi delle aziende e astensione dal lavoro per maternità

aziende e mamme lavoratrici favorendo sgravi fiscali per le prime

Mammachetesta

Irene

aumento dell’astensione

Elisabetta

Valeria

orari flessibili

  • Garanzie e diritto alla maternità

garanzie di diritto al lavoro e alla maternità

Virginia

si potrà controbattere che già esistono ma tutti sappiamo che non è vero. Da madre che ha vissuto la gravidanza a rischio e per tutte le madri chiedo severe sanzioni per chi induce una mamma alle dimissioni una volta rientrata a lavoro o per chi, come mi è stato raccontato pochi giorni fa, annulla il rinnovo di contratto programmato perché scopre che la dipendente è incinta (per altro in ottima salute e con intenzione di lavorare fino all’ultimo giorno possibile); o ancora a chi prima propone un lavoro e poi lo rifiuta perché scopre che la candidata è madre...e questo è accaduto a me, mi è stato detto da una donna "ah ma che hai un figlio non c’è scritto nel cv"!

Questo tipo di misure permetterebbero di evitare vicende come quella di Simona

ho lavorato in un’agenzia di comunicazione per 5 anni, dal 2007 al 2011. Prima come stagista, poi, dalla metà del 2008 e per tutto il 2009, con contratto a progetto, 2010 e 2011 con p. iva. Orari di lavoro estenuanti, spesso si saltava la pausa pranzo, la sera nn si usciva mai prima delle 18.30/19; uno stipendio da fame (non ho mai superato i 700 euro), tante richieste (una volta mi fu proprio detto che dovevo “sputare sangue”) e nessuna garanzia per il futuro. A metà 2010 sono rimasta incinta, tutti felici per me, tanti sorrisi dei miei colleghi; lavoro fino a dicembre, fino al settimo mese compiuto, prendendo ogni giorno due metropolitane e facendo un paio di km a piedi per arrivare fino al luogo di lavoro. I contratti erano sempre annuali, e il mio non faceva differenza: a dicembre, con l’inizio della maternità, scade. Mi dicono che non possono farne un altro a maternità iniziata, ma mi garantiscono che il posto è mio e nessuno me lo avrebbe negato al mio rientro. Vogliono che rientri a settembre (per non pagarmi le ferie di agosto), e così troviamo un accordo. A febbraio partorisco, ad aprile la mia sostituta se ne va e mi chiedono di ricominciare a collaborare da casa, con la promessa di rientrare a settembre. Arrivato luglio cominciamo a parlare del mio rientro, e io chiedo di poter fare un orario flessibile, visto che ho la partita iva, almeno fino a dicembre, in modo da riprendere i ritmi gradualmente. Mi viene negato: "o torni full time o continui a collaborare da casa". Scelgo la seconda, ma ormai le attività che mi danno sono sempre meno e sempre meno importanti. Fino al 22 dicembre 2011 nessuno si è degnato di farmi una telefonata per darmi notizie sul mio rientro. Chiamo io e mi sparano cavolate sulla crisi, sul fatto che stanno mandando via tanti e che non c’è certezza sul 2012. In altre parole: addio posto di lavoro.

Annalisa

ha più l'età per essere riassunta

Simona e Annalisa hanno perso o non trovano il lavoro perchè hanno scelto di diventare madri e, nel primo caso, ironia della sorte, è stata un'altra madre a licenziare, per poter conservare lei stessa i privilegi di mamma lavoratrice e a causa di politiche aziendali che prevedono solo un numero limitato di impiegati part-time.

Storie diverse, che nella maggior parte dei casi descrivono un paese in cui una donna deve scegliere se essere madre o lavoratrice, senza modo di poter coniugare le due cose; come se diventare genitore dovesse escludere la possibilità di far carriera, o come se per farlo bisognasse calpestare i diritti di altre donne lavoratrici.

Vogliamo però concludere questo post con una bella esperienza, quella di Leila, che però non è frutto dell'impegno istituzionale, ma dalla qualità delle persone con cui si è trovata a lavorare:

Io lavoro nelle biblioteche comunali, ma pagata da società privata a partecipazione comunale. Sinceramente non ho avuto nessun problema; al contrario, ho trovato una disponibilità quasi imbarazzante! Avevo scelto la formula 1+4, cioè un mese prima della nascita e 4 dopo…ma la responsabile del mio ufficio, dato che ho un contratto a progetto, mi ha permesso di lavorare da casa per l’ultimo mese lavorativo…insomma, nei fatti sono stata a casa anche più del previsto (2+4) e poi sono tornata tranquillamente al lavoro. Sono incinta per la seconda volta, il contratto mi è stato rinnovato per altri sei mesi e a fine febbraio vado di nuovo in maternità… questo è successo perché ho una responsabile molto corretta e disponibile, ma so benissimo che è un’eccezione rara.

Queste sono solo alcune delle esperienze e delle proposte delle mamme stesse, e tu cosa ne pensi? Cosa altro diresti e chiederesti a Monti o alla Fornero?

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