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Coppia mista: nostra figlia ha tirato fuori il meglio di noi

di mammenellarete - 06.11.2014 - Scrivici

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Sono Giulia, ho 23 anni e sono sposata con un uomo di origini tunisine. Scrivo per raccontarvi la nostra storia d'amore. Sono rimasta incinta a 19 anni e poco dopo siamo rimasti entrambi senza lavoro. Eravamo in difficoltà e gli  ostacoli sembravano insormontabili. Ma ce l'abbiamo fatta. Grazie all'amore nostro e di nostra figlia. Oggi viviamo e lavoriamo in Tunisia e siamo felicissimi. Vorrei che la mia esperienza fosse d'aiuto a chi attualmente si trova in difficoltà.

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Conobbi l'altra metà del mio cuore giovanissima. Avevo solo 17 anni. Lo ammetto: era incredibilmente bello e affascinante con quel colorito mulatto. Però non gli diedi subito corda, poiché ero un po' diffidente. Lo ricordo ancora sulla sua bicicletta: spesso mi seguiva quando mi vedeva passare per mandarmi due baci o semplicemente per chiedermi come stavo.

 

Lui era riccioluto e aveva degli occhiali bianchi che contrastavano con il colore della pelle. Spesso insisteva per avere il mio numero di telefono ed io, per più di una volta fui glaciale. Quante volte gli dissi "No!" Dopo tanti tentativi, cedetti. E gli diedi il mio numero. Proprio non riuscivo a resistergli.

 

Lui non perse tempo. Mi chiamò poco dopo, chiedendomi: "Ci vediamo stasera?" Accettai.

 

Il nostro primo incontro segnò l'inizio del nostro rapporto.

 

Quella sera, mentre eravamo seduti al tavolo di un bar, lui mi raccontò tutto di sé, compreso il motivo per cui era venuto in Italia. Si soffermò sulle cose belle che aveva vissuto nel suo paese e sulle cose brutte che aveva incontrato durante la sua avventura in Italia. Mi disse quanto gli mancava sua madre. Fu in quel momento che capii che lui sarebbe stato il ragazzo adatto a me. Era perfetto per me. Eravamo fatti per stare insieme.

 

Così iniziò la nostra bella storia. All'inizio ci furono incomprensioni da parte della mia famiglia. I miei sapevano che lui non era italiano, però aspettai a fare le presentazioni per due motivi: la paura di reazioni strane da parte della mamma e il timore di lui nel conoscere i miei genitori. Trascorse dunque un annetto prima delle presentazioni!

 

Giunse il giorno in cui lui incontrò mia madre. Per fortuna andò tutto bene, a parte qualche domanda di troppo. Eravamo seduti tranquilli tutti e tre davanti ad un bel caffè in un locale molto carino.

 

Giunse poi il turno del marito di mia madre (i miei sono divorziati), che invitò me e il mio compagno all'inaugurazione di un nuovo ristorante cinese. Fu una bella cena, andò tutto nel migliore dei modi, le sue furono domande nella norma. E così iniziarono anche le cene a casa mia tutti insieme, le passeggiate e le festività in famiglia. Sembra fantastico no? Ma mancava lui. Il mio vero padre. Dovevo ancora presentarglielo.

 

Giunse il turno di papà, che nel sentire la parola "tunisino", si alterò un po', tanto da chiamarlo dicendo testuali parole: "Sono il papà di Giulia. Se le fai qualcosa sei fregato. E voglio vederti, così so che faccia hai!" Io andai nel panico: mio papà è un uomo che all'apparenza sembra "cattivo", tutto tatuato e con un'espressione sempre arrabbiata. Se gli piaci bene, se non gli piaci a prima vista, non gli potrai piacere mai.

 

Fortunatamente fu tra loro "amore a prima vista". Iniziarono da subito a ridere e scherzare.

 

La nostra storia d'amore continuò. Con cuoricini e tanti sogni. In seguito, io e il mio compagno andammo al mare una settimana e lì capimmo che volevamo vivere insieme. Così parlammo con tutti e prendemmo una casa in affitto, il nostro nido d'amore. E poco dopo scoprii di essere incinta. Avevo 19 anni ed ero incinta. Come facevo a dirlo ai miei?

 

Nel panico, chiamai per prima la moglie di papà, con cui ho una particolare confidenza e glielo dissi, pregandola di non dire nulla a papà, perché ci avrei pensato io il giorno stesso, presentandomi a casa loro. Così fu: mio papà era un po' scosso ma contento, andò alla finestra e gridò: "Divento nonno, divento nonnoooo!"

 

Lo stesso giorno lo dissi anche a mamma, che ebbe invece una reazione diversa, dicendomi: "Ma sei deficiente?". Poi piano piano si rilassò e dopo qualche giorno accettò l'idea che sarebbe diventata nonna!

 

Da questo momento iniziarono però altri problemi: io ero lavoratrice con contratto a chiamata e persi il lavoro, perché quest'ultimo non copriva la maternità. Il mio compagno lavorava e avevamo un bel gruzzoletto da parte per tirare avanti. Ero incinta di 5 mesi, perciò iniziammo a cercare una casa più spaziosa e soprattutto più comoda, perché il nostro nido d'amore si trovava al quinto piano senza ascensore, ed io stavo diventando sempre più "pesante": era davvero impossibile pensare di riuscire a fare quelle scale.

 

Trovammo casa vicino a mamma. Subito dopo però si verificò un altro problema: mio marito restò senza lavoro. Fortunatamente quel gruzzoletto che avevamo ci permise di vivere per almeno un altro anno e mezzo. A maggio nacque la nostra piccola e fu un momento di felicità assoluto. Tutti presenti e felici.

 

Trascorse un anno. Io lavoravo di tanto in tanto quando mi chiamavano e lo stesso il mio compagno. I nostri risparmi, come previsto, finirono. Da quel momento iniziarono i veri problemi. Io e papà litigammo di brutto: diceva che il mio compagno non aveva voglia di lavorare e che non faceva nulla per aiutarmi e tante altre cose.

 

Così fui dura pure io, dicendogli che se non accettava il mio compagno, non mi avrebbe più vista. Così fu, non ci vedemmo e non parlammo per un anno. Invece mamma e suo marito ci aiutavano, ma lei sembrava lo facesse solo perché era costretta a farlo e non perché volesse davvero. Anche con lei i rapporti iniziarono ad essere meno forti ed io fui costretta ad andare a chiedere aiuti alle varie associazioni per famiglie in difficoltà, a recuperare i "pacchi alimenti" e i pannolini alla Caritas e ad appellarmi a qualsiasi fonte di aiuto, oltre che a continuare a cercare lavoro ovviamente, sia io che lui. Trascorsi molte notti a piangere e a nascondere gli occhi lucidi a mia figlia.

 

Mia madre, saputo tutto ciò, si fece avanti e ci aiutò con le spese dell'affitto per qualche mese. Però noi eravamo esausti di tutta questa situazione, non ce la facevamo più a chiedere aiuti a tutti e a non lavorare. Perciò prendemmo la dura decisione di andare a vivere in Tunisia, per poter lavorare in uno dei tanti call center italiani presenti sul territorio. Così preparammo tutto, e, dopo un mese dal secondo compleanno di nostra figlia, partimmo, carichi di mille cose, pieni di voglia e di speranza di vita migliore. Prima di partire incontrai anche mio papà per chiarire e fare pace.

 

Scrivo questa storia direttamente da Tunisi, dove attualmente viviamo e lavoriamo da un anno e mezzo. La bambina è cresciuta e parla due lingue. Noi ci siamo sposati, i miei genitori sono già venuti tre volte ed io ho fatto una sola in vacanza in Italia. A dicembre torneremo in Italia, perché vogliamo che la bimba studi lì e perché mio marito ha finalmente trovato lavoro nel mio paese.

 

Abbiamo vinto su tutti i fronti, abbiamo fatto una scelta che mi ha fatto scoprire un mondo ed una cultura diversa, una scelta che ha permesso a mia figlia di imparare tante cose e di crescere in una casa accogliente e soprattutto di crescere in un ambiente dove mamma e papà erano tranquilli! Abbiamo fatto un'esperienza di vita che ha fatto crescere anche me, un'esperienza che ripeterei mille volte per l'amore di mia figlia e di mio marito. Un'esperienza che ho voluto condividere con voi, sperando possa essere d'aiuto a qualche persona, che come noi, ha avuto o ha difficoltà simili. Buona fortuna a tutti!

 

di mamma Giulia

 

(storia arrivata sulla nostra pagina Facebook, editata dalla redazione)

 

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