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Adozione a coppie omosessuali: una famiglia diversa

di Raffaella Clementi - 11.09.2013 - Scrivici

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Ho sempre paura di chi difende le categorie a priori o sente che imbattersi in una crociata per difenderne una sia l’unico modo di vivere. I disabili sono una categoria, le donne, un genere, le mamme, un gruppo, gli anziani, i gay, gli ebrei e gli armadili sono categorie. Eppure non tutti si amano o si difendono tout court. Sono impossibili da amare tutti, indistintamente; al massimo si possono amare o odiare e combatterne solo alcuni. Mi rendo conto che trattando temi delicati si rischia di cadere in gineprai dai quali si esce male, ma le cose nascoste sono molto più pericolose e risultano distorte più di quanto realmente non siano. Così io racconto. Racconto, con sincerità, la famiglia e il desiderio di famiglia in un’epoca in cui i giudici sono tanti quanti sono i segreti. E lo racconto da dentro. Senza corazze, senza difese. Racconto il cambiamento di un’epoca. Racconto ciò che non si racconta: l’infertilità e la difficoltà ad avere figli. Racconto

il vuoto. Una scelta difficile, un percorso doloroso e non sempre a lieto fine. Racconto quello che non si racconta, quello che è ancora ritenuto un tabù, quello che fa male.

 

Racconto che esistono bambini di pancia e bambini di cuore, che alcuni nascono naturalmente, altri fanno giri più lunghi, che alcune persone donano a mamma e papà quello che loro non hanno per farli venire al mondo. Racconto dei figli della scienza e dell’amore.

 

Ma il mio desiderio di famiglia, mio e del mio compagno, coppia eterosessuale non è diverso dal desiderio di famiglia di una coppia omosessuale ed è questo che ci unisce: la consapevolezza che una famiglia nasce dall'amore, dalla responsabilità e dal rispetto, molto prima che dai legami biologici. I progetti di genitorialità non hanno padroni. Sono di tutti. Dei single etero, dei single omo, delle coppie etero di quelle non etero, delle coppie infertili, di quelle malate. Entrano tutte nel calderone del comunismo dell’infelicità.
E io lo racconto.

 

Racconto che qualcosa è cambiato: nello stile di vita, nella scelta del momento in cui diventare genitori, che a quanto pare non è più quello “giusto” perché l’età biologica non coincide più con quella sociale e quando siamo pronte per diventare madri, spesso, è troppo tardi per un corpo che ha ritmi biologici prestabiliti.

 

Io Racconto di un paese vecchio, fermo, lontano dalla parità dei diritti per le coppie dello stesso sesso. E sarebbe sbagliato pensare che il problema riguardi solo i diretti interessati; un paese con meno diritti, significa meno diritti per tutti.

 

E quindi racconto di Lara e Sabrina. Lara e Sabrina si amano da diciassette anni, sono due libere professioniste, Lara è una dentista, Sabrina un avvocato. Sono il classico esempio delle metà che incrociandosi formano un solo insieme. Sono una coppia salda, concreta ed hanno tanto amore da dare.

 

Non possono adottare perché la legge non prevede l’adozione per le coppie omosessuali, non possono accedere alla pma, per lo stesso motivo.
Molto probabilmente si rivolgeranno ad una banca del seme straniera e ricorreranno ad una donazione esterna alla coppia per avere un figlio.

 

Lara e Sabrina rappresentano una famiglia nuova, creatasi in modo diverso. Concepire grazie ad una donazione significa mettere al mondo figli in modo diverso. Il numero delle coppie lesbiche che ricorrono a centri di fertilità all’estero o ai Kit fai da te, e quello degli omosessuali che diventano padri attraverso maternità surrogate e uteri in affitto sono un panorama demografico in crescente aumento.

 

E questo accade indipendentemente dal nostro giudizio, dal nostro sentire. Le cose che sembrano, e sottolineo sembrano, sovvertire l’ordine naturale (in realtà sono molto più naturali e semplici di quanto si creda) alcune idee, alcuni valori laici cambiano molto più in fretta di quanto pensiamo. E portano con sé nuovi interrogativi giuridici, psicologici, etici tipici di una società che cambia e muta, diventando ogni giorno più complessa.

 

Ciò che invece non dovrebbe cambiare è l’amore, il rispetto, la responsabilità verso quei figli che si decide di mettere al mondo che, spesso, divorzi simili a guerre senza esclusione di colpi, liti ed insulti, soprusi e violenze, ne feriscono e ne minacciano una vita serena e piena in maniera molto più profonda rispetto al fatto di avere una mamma ed un papà dello stesso sesso che, con molta probabilità, saranno, invece, molto più accorti nel tentare di trasmettere valori importanti, con l’esempio ed il rispetto.

 

Raffaella Clementi è autrice di ‘Lettera a un bambino che è nato‘, un libro-diario in cui racconta la sua esperienza personale di fecondazione assistita fino alla nascita del figlio.

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