famiglie numerose

La storia di Paolo, superpapà per scelta di sei figlie

Di Sara Sirtori
14 novembre 2019
Paolo, papà di 6 figlie femmine, ci racconta la sua scelta di lasciare la professione per seguire la famiglia. Ecco la sua storia.
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Paolo è un superpapà, che a un certo punto della sua vita ha mollato il lavoro per dedicarsi alle sue figlie. Qualcuno lo definirebbe "mammo", noi sicuramente "superpapà".

 

 

 


"La prima figlia è del mio precedente matrimonio, le altre 5 sono con la mia attuale compagna che si chiama Simona. Siamo arrivati a sei figlie, secondo me, con un po' di incoscienza e con la volontà di avere una famiglia numerosa".

 

"Ci sono state una serie di vicende che ci hanno portato a fare questa scelta. Entrambi lavoravamo, avevamo già 4 figlie. Serena, l'ultima, era ormai curata da una baby sitter, perché i miei genitori non riuscivano più a seguirci. Quindi, è arrivato il momento in cui abbiamo iniziato a pensare: 'Abbiamo una famiglia numerosa e ce la stanno curando gli altri'.

 

In quel momento io stavo lavorando ma il lavoro non era quello che mi piaceva, non stava andando benissimo. Simona invece, aveva un bel lavoro e lavorava tanto, era spesso all'estero, soprattutto in Francia. Non c'era mai, io c'ero poco e allora la scelta è stata: 'Uno dei due segue le ragazze'.

 

Per me è stata una fortuna perché di fatto ho dato un taglio a qualcosa che non mi dava più soddisfazione e si sono aperti dei nuovi scenari.

 

Quando è nata Anita, l'ultima nostra figlia, l'ho curata io sin da subito. Simona ha ricominciato subito a viaggiare, quindi fin dai primi giorni dopo che è uscita dall'ospedale, l'ho curata. A 4 mesi l'ho svezzata: le ho tolto il latte e le ho dato le pappe. Simona la allattava al seno quindi si tirava il latte, preparava il biberon e li mettevamo in freezer. Poi tutti i giorni prendevo il latte e lo davo ad Anita. Quindi tra di noi si è creato un legame particolare, che va avanti ancora adesso. Anche alle altre figlie ho dovuto fare da "mammo". Seguire i figli è difficile, è faticoso, però ti dà tanta forza e ti rigenera moltissimo, questo ti dà la spinta per farcela".

 


"Io abito in un piccolo paese, tutti ci conosciamo e tutti conoscono tutti. Ovviamente, non è più come una volta, anche il paese si è evoluto. So che tanta gente diceva: 'Guarda quello lì è a casa, non fa niente , la moglie lavora e lui fa la bella vita'."

 


"E' difficile economicamente. Per 15 anni abbiamo vissuto in affitto, e per 4 anni non siamo andati in vacanza neanche un giorno perché non potevamo permettercelo. Quest'anno siamo riusciti ad acquistare una casa un po' più grande. La casa di prima era disorganizzatissima per una famiglia come la nostra: aveva un solo bagno! Adesso ne abbiamo 2 e già per me è un "miraggio" perché ogni tanto riesco ad entrarci.

 

E' tutto moltiplicato ovviamente: sono moltiplicate le lavatrici, i problemi scolastici, i problemi adolescenziali, le spese dei libri. Quest'anno abbiamo speso più di 1.300 euro di libri scolastici!
Fortunatamente per quanto riguarda l'abbigliamento, le ragazze riescono a scambiarsi i vestiti, essendo vicine di età. La cosa bella della moltiplicazione è che si è sempre in tanti a tavola, e che la casa è sempre piena di amici o amiche delle mie figlie.

 

Poi, c'è sempre una figlia da portare da qualche parte e da andare a prendere. Vivendo in un paese piccolo dove c'è poco, vengo utilizzato come un taxi.

 

Spesso, mi capita di sentire dire: "Non fai fare a tua figlia quella cosa", perché faccio fatica a seguire tutto. E' proprio una questione logistica: se sei qua, non sei là. Se rifletto sull'avere tanti figli questo è un po' il lato negativo: non riesci a seguire le figlie in tutto e quindi capita che debbano rinunciare a qualcosa e questo poi mi dispiace".

 

"Il primo oggetto che ho portato è questo: un dischetto in cartoncino semplicissimo che mi è stato regalato dalle insegnanti della scuola materna di Anita nel 2016, quando ha terminato la scuola materna. Questo sta a testimoniare che per 3 anni sono stato presente per mia figlia e per gli altri bambini. Per me questo è una soddisfazione.

 

Poi c'è un altro oggetto, che è più grande e non l'ho portato: è un accappatoio. Perché un accappatoio? Mi lega alle mie figlie perché tutte usano quell'accappatoio, il più vecchio della casa. Quando vado a fare la doccia (costantemente sempre per ultimo), mi ritrovo il mio accappatoio bagnato e umido, sia in estate sia in inverno: un dramma!

 

Ce l'ho fatta. Sopravvivo. Se ce l'ho fatta io possono farcela anche tanti altri e mi auguro che lo possano fare anche tanti altri. Questo mi sento di dire a tanti papà che magari sono lì a un bivio, e che hanno qualcosa che vogliono tagliare nella vita perché non da più loro soddisfazione: dedicatevi ai vostri figli o figlie"!

 

Guarda il video di Paolo:

 

 

 

 

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