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Toxoplasmosi e gravidanza. Dopo tanta paura il lieto fine

di mammenellarete - 26.11.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ho contratto la toxoplasmosi in gravidanza. Ma il mio bimbo è nato sano ed è stato l'unico dei bambini delle cinque mamme che incontravo in ospedale durante i controlli a non aver preso la toxoplasmosi.

Uno. Un giorno di ritardo. Uno soltanto. Molto strano per me: da sempre, puntualissime, arrivano la mattina del ventottesimo. Decido di aspettare, conosco il mio fidanzato da poco più di tre mesi. Inutile allarmarlo, siamo stati attenti. Passano i giorni e niente mestruazioni. Trepidante, lo metto al corrente. È quasi mezzanotte e giriamo per la città in cerca della farmacia di turno. Un test di gravidanza, grazie! Anzi, ci dia il pacchetto da due!

Non avrei mai pensato di chiederlo a ventitré anni! Inutile dire che ci fiondiamo a casa e immergiamo subito il tampone nel bicchiere. Facciamo passare i canonici 5 minuti e guardiamo ansiosi nella finestrella che ci mostra la coppia di linee rosse! Incinta! Aspettiamo un bambino! Ci abbracciamo emozionati ed impauriti! Insieme ce la faremo!

La mattina che segue faccio le prime analisi e al ritiro scopro di essere incinta di 4 settimane, tutto a posto tranne un valore: quello del toxoplasma gondii presenta un asterisco. Faccio il test di Avidità. IgM positive. Infezione in atto nelle ultime settimane. Il mio medico di base fa una faccia stranita e mi manda a fare una visita in ospedale. Parlo con un'infettivologa e la frase che mi dice la ricordo come se fosse ieri: "Deve abortire. Lei è ancora una bambina e questo figlio sarà difettoso. Ne farà un altro".

Inizio a vagare senza meta all'interno dell'ospedale con il mio fidanzato che mi segue intontito da quel verdetto. Non siamo decisi a mollare. È in quel dedalo di anditi che incontriamo il nostro angelo. Un ginecologo di turno che ci accompagna a fare una ecografia in pronto soccorso. "Ora vi faccio vedere il vostro bambino", ci dice. Appoggia l'ecografo sulla pancia e ci presenta il nostro amore lungo 1 cm. Macché difettoso! E' perfetto!

Ci manda nel reparto gravidanze a rischio dove conosco una donna meravigliosa, la mia ginecologa, che sempre ricorderò, che umanamente ci accompagna in questa nostra prima gravidanza.

Mi fa iniziare subito la cura con antibiotico, ecografie e analisi del sangue ogni 10 giorni. Ho lo stomaco distrutto, ma per mio figlio posso farcela! Arriva il giorno dell'amniocentesi, farla sì o no?

Siamo impauriti ma decidiamo di farla: se l'infezione fosse passata al bambino, ci sarebbe una ulteriore cura più pesante ma che aiuta. Fortunatamente l'esito è negativo. Ma non si può star tranquilli, il bambino può infettarsi in qualsiasi momento della gravidanza. Ma il periodo più critico è passato e nostro figlio, scoperto un bel maschio, è oramai formato. Andiamo avanti con tanti pensieri, pianti e preghiere.

Ogni sera, finito lavoro, vado in chiesa a pregare. Togli qualcosa a me, ma fai stare bene il mio bambino. A te offro il mio dolore. Sono terrorizzata. Il mio fidanzato ancora di più. Mi dice sempre: "Promettimi che starà bene. Non me lo potrei mai perdonare". E io ogni volta lo rassicuro: "Sì sono certa che sta bene. " Ma la mia sicurezza tende a vacillare.

Toxoplasmosi. Dopo tanta paura il lieto fine

Faccio la Novena delle Rose di Santa Teresina dove chiedo la grazia per la salute di mio figlio. Si recita senza dirlo a nessuno. Entro la fine del nono giorno, se la Grazia è accolta, si riceve una rosa in dono. Arriva la sera del nono giorno e sono demoralizzata. Nessuna rosa. Niente.

Arrivo a casa dal lavoro e mi apre mio marito con una maglia addosso un po' slavata e disfatta. Ha una rosa disegnata sul petto, all'altezza del cuore. "Da dove viene questa maglia?", gli chiedo. "L'ho trovata in fondo al cassetto". Nemmeno la ricordavo! "Bèh", penso, "è una fatalità". Mentre mi tolgo il cappotto mio marito mi dice: "Tua mamma è passata, c'è una scatola di là per noi.

Dice che è un regalo da parte della zia per noi e il bambino". Vado a vedere. La scatola è rettangolare, bianco latte, ben conservata e vi si legge "Firenze 1930". La scoperchio.

Dentro c'è un completo letto bianco di seta, perfetto, con tantissime rose candide ricamate a mano. Ecco la mia conferma. Ma dentro al mio cuore io già lo sapevo. Questa zia la chiamo il giorno dopo e mi dice che ha fatto un sogno dolcissimo. C'era un bambino che spargeva petali di rose lontano da una folla.

Lei mi ha raccontato di essersi avvicinata in sogno e gli ha domandato che cosa stesse facendo. E lui ha risposto che stava festeggiando perché lui presto sarebbe venuto al mondo, ma la sua nonna sarebbe salita per stare bene.

Il 18 giugno del 2016 nasce Ezechiele, che significa "forte con l'aiuto di Dio". Qualche mese dopo la sua bisnonna, la mia nonna dal Rossetto rosso sempre nel mio Cuore, sale in Cielo. Sono riusciti a conoscersi. Ezechiele ha fatto tutti gli esami fino ai tre anni di vita ed è l'unico dei bambini delle cinque mamme che incontravo in ospedale durante i controlli a non aver preso la toxoplasmosi.

Il mio bambino di 'difettoso' ha solo la testa dura! Ma quella l'ha presa dal padre, non dall'infezione. Che questa mia testimonianza sia di speranza e di conforto a quei genitori che stanno vivendo la loro dolce attesa con un po' di pensieri e di amaro nel cuore. Un abbraccio.

di Giulietta

(storia arrivata alla pagina Instagram di Nostrofiglio. it)

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