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L'effetto dei farmaci in gravidanza

di mammenellarete - 13.03.2009 - Scrivici

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In gravidanza una donna è spesso tormentata da dubbi ed ansie che possono riguardare il feto. Molte donne incinte sono attente all’alimentazione, al movimento, al riposo e fanno una previa analisi accurata di alcune sostanze da ingerire, decidendo in seguito se assumerle o meno. Questo succede molto spesso con l’alcool ed i farmaci intorno a cui è stato costruito un mistero che, per certi versi, ancora non ha una soluzione: ma fanno male al feto?

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Sappiamo che la placenta funzione anche come filtro protettivo per il bambino: espelle le sostanze nocive evitando che queste lo raggiungano. Ma tutte le sostanze tossiche sono davvero eliminate dalla placenta? Per molte (come i farmaci), esistono ancora dubbi ed in ogni caso è meglio evitarle o almeno limitare l’uso solo in situazioni davvero importanti.

 

È stato dimostrato che, soprattutto nei primi mesi di gestazione, alcuni farmaci come gli analgesici (ad esempio a base di ibuprofene, acido acetilsalicilico, ketoprofene o naproxene: quelli più comunemente usati) ed anti-infiammatori, possono provocare danni al feto se non proprio l’aborto. Questo dimostra che anche i rimedi fai-da-te della donna devono essere presi in considerazione e non sottovalutati: le sostanze elencate sono quelle contenute anche nei normali medicinali da banco che non hanno bisogno di ricetta medica.

 

 

La prima cosa da fare è leggere attentamente il foglietto illustrativo: per qualsiasi tipo di medicinale c’è sempre la dicitura delle avvertenza in gravidanza ed allattamento. In molti casi è sempre indicato il consulto del medico. Tornando agli analgesici, dunque, è bene utilizzarli davvero solo in casi estremi perché è stato accertato che il dolore intenso può incidere sulla stimolazione dell'utero. Gli antibiotici da evitare assolutamente sono gli aminoglicosidi (possono provocare danni all’udito), le tetracicline (possono essere dannosi per l’apparato dentale) e i sulfamidici (nocivi a livello ematico). Il rischio maggiore che potrebbe comportare l’uso dei farmaci in gravidanza è l’effetto “teratogenetico”, che causa malformazioni congenite nel nascituro. Nelle prime due settimane dopo il concepimento, l’uso di farmaci con effetto “teratogenetico”, può creare il cosiddetto fenomeno del “tutto o nulla”, ossia l’embrione può morire, oppure rimanere indenne. Tra la terza e l’ottava settimana vi è la organogenesi, comincia la formazione degli organi. In questo periodo può essere molto pericoloso assumere farmaci: potrebbero compromettere lo sviluppo normale degli organi. Dopo questa fase, in genere, il loro uso è meno rischioso per la formazione della struttura del bambino, potrebbero solo incidere sull’accrescimento e lo sviluppo sensoriale a carico, nella maggior parte dei casi, del sistema nervoso centrale.

 

Ecco perché i medici consigliano proprio di evitarli nei primi mesi (soprattutto).

 

Ma come comportarsi quando ci si trova di fronte a patologie che dovrebbero essere curate anche con farmaci? In molti casi, per alcuni disturbi comuni e non gravi possono essere curati in modo naturale. Le valide alternative agli analgesici sono l’omeopatia e la fitoterapia. Ad esempio l’emicrania può essere curata con il partenio (erba aromatica in foglie) in infusione: metodo fitoterapico; oppure con il Gelsenium Semprevirens (pianta) per il metodo omeopatico.

 

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