Home Storie Pancione

Gravidanza e gatto: quando non hai gli anticorpi della toxoplasmosi

di Lisa Sorrentino - 29.04.2013 - Scrivici

gatto-in-gravidanza-400.180x120
Mi è stato tanto di compagnia durante i periodi che ho trascorso a riposo a casa, durante la gravidanza. Adorava mettersi sul pancione quando ero stesa, e con le sue fusa, quasi mi massaggiava. Era delicato e protettivo, quasi a saperlo che dentro c'era il nostro tesorino.

Non appena ho scoperto di essere incinta, passato lo sbigottimento iniziale, affiorò alla mente un dubbio amletico: e il gatto?

 

Ricordavo ci fosse una patologia che interagiva tra la presenza degli animali in casa e quella di una donna incinta.

 

Al primo controllo dal ginecologo, gli accenno dell'inquilino a quattro zampe che ospitavamo e lui con la sua solita calma, si informa sul gatto, sul fatto che era con noi da 2 anni, che non usciva. Mi dice che se il gatto l'avesse avuta, già l'avrei contratta, mi istruisce su cosa fare e nel frattempo mi prescrive anche gli anticorpi per la toxoplasmosi.

 

Mentre aspettavamo i risultati delle analisi, contatto la veterinaria e le chiedo un appuntamento. Nell'incontro lei mi chiarisce un poco le idee.

 

La toxo può essere contratta solo da chi non presenta gli anticorpi. In situazioni normali, un leggero mal di gola o non ci si accorge nemmeno di averla avuta perchè spesso è asintomatica.. Ma in gravidanza il discorso si fa serio fino a portare seri problemi al nascituro, che vanno da disturbi della vista fino alla morte. Il suo contagio può avvenire tramite feci di animali , o mischiato da i nostri amici a quattro zampe che vengono in contatto con feci di animali infetti magari quando escono di casa per passeggiate o bisognini. Ma anche, carne cruda, verdura non lavata bene, salumi. In effetti il mio gatto non esce mai di casa e per ora potevo anche eliminare certi alimenti.

 

Esami negativi quindi affido al ginecologo l'ultima parola. Confermando quanto detto dalla veterinaria, mi raccomanda, e solo in via precauzionale, di affidare la pulizia della lettiera a qualcun'altro, di evitare di lavare la verdura con amuchina, in quanto trattandosi di un batterio sarebbe bastato il bicarbonato, evitare salumi, frutti di mare e poche cose ancora.

 

Da portare però particolare attenzione quando non ero io a cucinare oppure mi trovavo in ambienti tipo ristoranti o pizzerie.

 

In molti hanno contestato la decisione di tenere in casa l'animale nonostante la gravidanza, forse in fondo in fondo per antipatia verso il gatto più che per timore per la mia salute.

 

Altri invece davano poco peso alla cosa dicendomi che al solito i medici sono allarmisti, e quindi potevo indiscriminatamente mangiare tutto. D'altronde se non l'avevo presa fino ad allora! Poi cosa sarà una fettina di prosciutto crudo!

 

Ma il mio ironico sorriso a certe affermazioni era ormai d'obbligo!

 

Lui invece mi è stato tanto di compagnia durante i periodi che ho trascorso a riposo a casa (per fortuna sono stati pochi!)

 

Adorava mettersi sul pancione quando ero stesa, e con le sue fusa, quasi mi massaggiava. Era delicato e protettivo, quasi a saperlo che dentro c'era il nostro tesorino.

 

Avere medici non allarmisti e un pizzico di iniziativa cercando oltre la "saggezza popolare", mi ha permesso di convivere con il mio amico con tanta serenità.

 

Leggi anche:

 

 

storie di Stefania D’Elia

 

Hai anche tu una storia da raccontare? Scrivi a redazione@nostrofiglio.it oppure scrivila direttamente nella sezione Le vostre storie del forum di nostrofiglio.it!

 

articoli correlati