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Gravidanza e gatti: i miei compagni di vita, dal test positivo in poi

di Stefania D Elia - 06.04.2013 - Scrivici

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La cosa che mi dava più pensieri non era la gravidanza, era il dopo: come avrebbero reagito i padroni indiscussi dei nostri 60 metri quadrati all'arrivo di una piccola, urlante creatura che puzzava di latte rancido? Il piano d'azione era semplice; Gaia, appena entrata in casa sarebbe stata offerta come sacrificio tribale ai nostri gatti.

"Sei incinta? E come fai con i gatti?" Quante volte mi sono sentita ripetere questa domanda quando ero in attesa della mia prima figlia?

 

I miei gatti, quei sonnacchiosi soprammobili che passavano 20 ore al giorno a dormire e le altre 4 a disseminare peli in giro si erano trasformati, agli occhi dei più, da figli adottivi a perfidi portatori di malattie e morte. Dopo un po' ho cominciato a rispondere: "Li metto nel freezer per estrarli a pericolo contagio debellato" lo consiglio l'effetto su alcune donne, soprattutto di una certa età che non capiscono se scherzi o se sei vittima degli ormoni impazziti, è fantastico.

 

Posso garantire una cosa: riuscendo a resistere alla tentazione di magiare la cacca del gatto mentre si cambia la sabbietta, il pericolo è pressoché nullo. E in ogni caso, si può tranquillamente delegare al marito l'ingrato compito, solamente per la salute del nascituro!

 

Ok, a scanso di equivoci, e per evitare una denuncia da parte degli animalisti: Stavo scherzando, e i miei gatti non sono mai finiti nel congelatore (anche se, occasionalmente quando hanno svegliato Gaia faticosamente addormentata dopo ore di ninnananne e interminabili passeggiate sul corridoio, la tentazione c'era, e bella forte.)

 

La cosa che mi dava più pensieri non era la gravidanza, era il dopo: come avrebbero reagito i padroni indiscussi dei nostri 60 metri quadrati all'arrivo di una piccola, urlante creatura che puzzava di latte rancido?

 

Seguendo i "preziosi" consigli trovati sul web avevo convinto il marito a preannunciare l'arrivo di Gaia portando a casa pannolini sporchi dall'ospedale. Pannolini che venivano puntualmente snobbati dai 2 pelosi.

 

Non sapevo come prenderlo: era un buon segno o era di cattivo presagio? Significava che avevano già accettato la sorella spelacchiata, o significava solo che non la consideravano parte della famiglia?

 

3 giorni di domande e dubbi all'ospedale sarebbero presto stati chiariti: era ora di tornare a casa.

 

Il piano d'azione era semplice; Gaia, appena entrata in casa sarebbe stata offerta come sacrificio tribale ai nostri gatti.

 

Lei inconsapevole nel suo ovetto dormiva beata mentre due esseri pelosi la esaminavano nel profondo e una coppia di apprensivi genitori stava in allerta dietro di lei, riempiendo di complimenti i 2 gatti. Gaia era stata accettata, e l'amicizia è stata suggellata da un'amichevole testata al piedino.

 

Ma il pericolo era davvero scampato? Lo ammetto ho due gatti fenomenali, nel giro di qualche giorno erano diventati una protuberanza di mia figlia, non erano gelosi, erano felici della novità: io seduta sul divano ad allattare per una cosa come 15 ore al giorno (alternate a 7 ore di allattamento nel letto, un giorno nè parlerò). Non è da tutti poter vantare uno zelante shampista a pochi giorni di vita ma lei, la piccola cappellona perennemente affamata lo aveva: Tora stava li, accucciato sul bracciolo del divano, intento a "pulire" i capelli della piccola di casa.

 

Gaia era la mascotte della famiglia e il rapporto idilliaco è continuato fino al momento in cui ha cominciato a gattonare: i gatti erano felici di accostarsi alla piccola, coccolarla e farsi tirare anche un po' il pelo, ma erano meno entusiasti del fatto che ora fosse lei a raggiungerli e non il contrario.

 

Sono passati quasi 6 anni da quel primo timido approccio e ora posso dire che non cambierei nulla. I gatti hanno insegnato tanto ai miei figli, sono compagni di vita. Sono esseri viventi che imparano giorno dopo giorno ad amare e rispettare.

 

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