esami in gravidanza

Mi avevano detto che sarebbe nato con la sindrome di Down

Di mammenellarete
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28 Agosto 2014
La storia della mia gravidanza e del mio parto, pur avendo dei tratti in comune con tante altre, è una storia strana. Questo perché, durante un'ecografia, scoprii che mio figlio aveva un difetto al cuore e che sarebbe potuto nascere con la sindrome di Down. Io scelsi da subito di lottare per lui. E non mi sono mai pentita di questo.
Vi narro meglio tutto dall'inizio. Io e mio marito, dopo dieci stupendi e lunghi anni di fidanzamento, decidemmo di sposarci il 10 maggio del 2013. Subito provammo ad avere un bambino.
Noi volevamo una famiglia, desideravamo subito dei bambini. Infatti, a luglio restai incinta. Avevo sperato tanto di diventare mamma nell'immediato e mi resi conto di essere stata davvero davvero fortunata. Ero al settimo celo.
Comprai e feci il test di gravidanza il 26 luglio, il giorno della festa di S. Anna, protettrice delle donne in attesa e da quel giorno la mia vita ovviamente cambiò per sempre.

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Il giorno dopo iniziarono le nausee e il vomito; inoltre avevo mal di testa e mal di schiena. Vomitavo anche cinque o sei volte al giorno, e continuai a vomitare fino alla notte prima del parto. Ero al secondo mese, quando il mio ginecologo mi disse che forse ero in attesa di un maschietto. Lui ne era quasi certo, ma avrei avuto conferma solo con l'ecografia morfologica.

A novembre mi sottoposi all'ecografia morfologica per ben 5 volte, perché lo scrupoloso ginecologo che la eseguì volle essere certo, prima di comunicarmi che il mio bimbo aveva un difetto congenito al cuore.

Una stenosi valvolare polmonare e un difetto interastrale. Il dottore aggiunse che questa patologia era tipica dei bambini con la sindrome di down e mi consigliò di fare immediatamente l'amniocentesi.


Ero molto spaventata. Da quel giorno iniziai a sentirmi mamma sul serio, perché compresi totalmente quanto amassi l'esserino che portavo in grembo e quanto fossi disposta a lottare per lui.

I mesi successivi furono un "viavai" continuo di medici, che mi dicevano che avrei fatto meglio ad abortire. Io, da credente e praticante, decisi che avrei accettato e amato quello che Dio mi aveva donato. Presa questa decisione, iniziarono i controlli a Napoli, all'ospedale Monaldi, per le ecocardiografie fetali, al fine di monitorare l'evolversi della situazione.

Ogni tre settimane ero lì. Dopo le ultime analisi la cosa iniziò a sembrare meno grave del previsto: non si trattava più di stenosi, ma di displasia lieve. Mi dissero comunque che, subito dopo il parto, il bimbo doveva essere trasferito a Napoli per essere monitorato.

Concordai un cesareo con il ginecologo che mi aveva eseguito la morfologica. Il dottore si era dimostrato sempre gentile e disponibile, eppure, poco prima del parto, mi lasciò da sola per alcune ore, a causa di una discussione con l'anestesista.

Ebbene, mi ritrovai da sola poche ore prima di scendere in sala operatoria. A quel punto crollai. Fino a quel momento mi ero imposta di essere una roccia, ma questo per me era davvero troppo!

Tra l'ansia di scoprire se il mio bimbo era down o meno e l'eventualità che lo trasferissero appena nato, iniziai a piangere come una fontana. Andai in bagno e trovai del sangue sugli slip. Fortunatamente chiamai mia madre, che lavorava e lavora tutt'oggi in quell'ospedale, la quale avvisò subito il primario, che immediatamente mi fece scendere in sala operatoria.

Il 19 marzo 2014, alle 11.28, è nato il mio Antonio Giuseppe:  di 3 chili e 80 grammi. Un bimbo bello e sano, che, dando retta a molti medici, non avrei dovuto far nascere. Antonio non è neanche dovuto andare a Napoli: è rimasto soltanto una settimana in incubatrice.

Ora ha 5 mesi e pesa 9 chili, è un bambino d'oro, che mangia e dorme tanto e non piange quasi mai. Ogni mese deve fare dei controlli, ma il suo difetto congenito al cuore è davvero lieve. Per me è stata un'avventura, non sempre bella, ma mi ha cambiato, donandomi una grande forza.

Essere mamma è davvero la cosa più bella che esista.

di mamma Virginia

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