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Come affrontare una gravidanza da cardiopatica

di mammenellarete - 29.01.2010 - Scrivici

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Sostenere una gravidanza, per una donna affetta da cardiopatia, comporta inevitabilmente dei rischi. Questo però non deve tradursi necessariamente in una censura definitiva del proprio desiderio di maternità. Una gravidanza con esito positivo non accorcia la vita né riduce in modo permanente la capacità funzionale delle donne con patologie cardiache. Inoltre, la maggior parte delle pazienti affette da una cardiopatia congenita non corre un rischio aumentato in gravidanza. Vero è, tuttavia, che nelle donne con una preesistente malattia, la mortalità materna non scende sotto l'1% circa, che corrisponde al 10% circa della mortalità materna globale.

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La prima cosa a cui si assiste in gravidanza è l’aumento della richiesta di ossigeno da parte della madre, ma in tale stato aumenta anche la gittata cardiaca in una misura che va dal 30 fino al 50% in più rispetto ad una donna non gravida. Anche la frequenza cardiaca aumenta, dal 10 al 15% in più, così come aumenta il volume del sangue circolante e si assiste ad una riduzione della pressione arteriosa. Importante segnalare che in gravidanza si riducono le resistenze vascolari periferiche e si tende alla ritenzione di sali e liquidi con contestuale formazione di edemi alle estremità inferiori. Infine si assiste allo sviluppo del circolo utero-placentare.

Periodi particolarmente delicati sono quelli tra la ventottesima e la trentaquattresima settimana, durante il travaglio e immediatamente dopo il parto, quando il cuore è sottoposto al massimo sovraccarico fisiologico. Il parto è pericoloso per una paziente cardiopatica, a causa dello stress del travaglio, dello sforzo durante il ventesimo stadio e dell'aumentato ritorno venoso al cuore dall'utero in contrazione, che interferiscono marcatamente con l'emodinamica cardiaca. La gittata cardiaca aumenta di circa il 20% durante ogni contrazione uterina.

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Nel periodo del post-partum la paziente deve essere strettamente monitorata, perché la mobilizzazione dei liquidi produce ampie oscillazioni nella funzione cardiaca. Le pazienti cardiopatiche non devono essere considerate fuori pericolo per diverse settimane e devono essere tenute sotto controllo da un cardiologo.

A volte una cardiomiopatia inizia verso il termine della gravidanza o nel periodo post-partum. Questa sindrome, chiamata cardiomiopatia del peripartum, colpisce maggiormente le pluripare, le donne con più di 30 anni, quelle con gravidanze gemellari e quelle affette da una preeclampsia gravidica. La cardiomiopatia del peripartum è associata a una mortalità del 50% a 5 anni e ha un'elevata probabilità di recidivare nelle gravidanze successive che sono, quindi, controindicate.

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