Parto

Diventare mamma a 20 anni non mi ha impedito di tornare a studiare

Di mammenellarete
mumyoung

10 Luglio 2015 | Aggiornato il 21 Giugno 2018
Racconto la mia storia per far sapere a tutti quanto sia bello essere madri, soprattuto quanto sia bello essere madri giovani e quanto sia bello essere amate dal proprio figlio. Ho dato alla luce mia figlia a 20 anni, però prima ho rischiato, a causa di complicazioni legate alla gravidanza, di partorire prematuramente. Fortunatamente la mia piccola è arrivata al momento giusto. Così come la mia gravidanza.

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Racconto la mia storia per far sapere a tutti quanto sia bello essere madri, soprattutto quanto sia bello essere madri giovani e quanto sia bello essere amate dal proprio figlio.

 

Avevo 20 anni, ero una studentessa universitaria, fidanzata da tre anni e figlia unica, amante della bella vita che può fare una ragazza della mia età. Fin qua tutto normale. La mia storia da mamma iniziò il 12 aprile 2014, quando di buon mattino, dopo aver fatto il test, scoprii di essere incinta.

 

Ero felice, al settimo cielo, perché l'idea di diventare madre mi faceva sentire in paradiso. Sapere poi che il mio ragazzo era contento di questa notizia rendeva il tutto ancora più bello. Inizialmente i miei genitori non furono molto felici della notizia, avevano in mente altri progetti per me, ma dopo pochi giorni anche loro iniziarono a fantasticare su ciò che sarebbe accaduto nove mesi dopo.

 

La gravidanza andò bene, traslocammo, facemmo viaggi. Io seguii corsi preparto in piscina, corsi preparto in ospedale. Insomma tutto andava benissimo. Scoprimmo che sarebbe arrivata una femminuccia, tutti eravamo in trepidazione per conoscerla.

 

Il 12 settembre però, durante un monitoraggio, i medici si accorsero che avevo delle contrazioni che io nemmeno sentivo e vollero visitarmi. Il collo dell'utero si era accorciato molto e c'era la possibilità di un parto prematuro.

 

Ricordo ancora benissimo quei terribili momenti. La ginecologa mi disse che se alcuni esami che avevo fatto fossero risultati positivi, mi avrebbero mandato nella clinica neonatale, perché in meno di 24 ore mia figlia avrebbe dovuto nascere. E mi dissero che probabilmente non sarebbe stata sana e normale.

 

In quel momento il mondo mi crollò addosso. Non avrebbero potuto dirmi niente di peggio. Piansi, piansi così tanto da non aver più lacrime. Mi misero flebo, mi fecero punture e arrivò un ostetrica a consolarmi e rassicurarmi, la mia salvezza. Giunsero anche i risultati che davano buone speranze che la bimba volesse continuare a stare dentro di me ancora un po' di tempo.

 

Stetti una settimana in ospedale e poi mi "diedero l'ordine" di stare ferma a letto per ben 10 settimane. Furono decisamente lunghe, intervallate da ricoveri per falsi allarmi. Arrivò la trentottesima settimana di gravidanza e rincominciai la mia vita normale "fuori dal letto".

 

Il 29 novembre io e il mio compagno decidemmo di andare a cercare i regali di Natale per i miei nipotini. Proprio mentre ero in giro iniziarono le vere contrazioni: alle 4 del pomeriggio ci recammo di corsa in ospedale. Tengo a sottolineare che nella stanza d'ospedale nacquero intese, sentimenti, paure fra me e i il mio compagno che mai ci faranno tornare indietro.

 

Furono ore lunghe, interminabili e di grande dolore, ma alla fine di immensa gioia. Alle 5.28 di mattina del 30 novembre nacque Elisabetta, 3.100kg di puro amore e bellezza. La vidi, la baciai e lei mi guardò con i suoi occhioni azzurri. Me ne innamorai follemente. Tutte le fatiche erano state ricompensate.

 

La minuscola lacrima che vidi scendere sul viso del mio compagno mi fece rendere conto che avevo avuto il regalo più bello al mondo. Ricorderò per sempre quella eterna notte che cambiò la nostra vita. I mesi a seguire non furono certo facili, ma fummo circondati dall'indispensabile amore di amici e parenti.

 

Ora la mia bimba ha sette mesi, è davvero una brava e simpatica cucciolotta. Già da qualche mese ho ripreso l'università e questo mi fa sentire donna oltre che mamma. Ho deciso di raccontare la mia storia per far capire a tutte le ragazze che si trovano in una situazione come la mia, che tutto è fattibile se uno lo vuole.

 

Avere un figlio è un impegno, ma anche un immensa soddisfazione. Oggi, ogni volta che Elisabetta dice "mamma", mi emoziono. Essere mamme giovani è anche una gioia perché si può avere più tempo per amare i figli.

 

di mamma Federica 

 

(storia arrivata alla pagina Facebook di Nostrofiglio.it)

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