Infertilità

Infertilità e varicocele. Avevamo perso le speranze, ma la vita ci ha sopreso

Di mammenellarete
2 luglio 2019
Dopo il matrimonio, io e mio marito provammo ad avere un bimbo, ma la gravidanza non arrivava. Dopo vari esami, scoprimmo che mio marito aveva il varicocele di terzo grado e per questo motivo affrontò un'operazione. Nonostante ciò, non riuscivo a rimanere incinta. Avevamo perso definitivamente la speranza, quando all'improvviso la vita ci ha sopreso. Ora siamo una famiglia completa.
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Io e mio marito ci conoscemmo nel 2008 e dopo nove mesi andammo a convivere insieme, come una vera famiglia. Poi, nel 2013, ci sposammo. Decidemmo, una volta finito il matrimonio, di avere un figlio.

 

Non abbiamo mai usato nessun tipo di protezione fin dall'inizio, ma non feci caso da subito al fatto che non rimanevo incinta. Invece, dopo che scegliemmo ancora più consapevolmente di avere un bambino, mi resi conto che c'era un problema.

 

Ebbene, trascorremmo i primi quattro anni dopo il matrimonio a cercarlo ma non c'era verso, non arrivava. Tutto l'occorrente necessario dopo la nascita di un bambino lo avevamo già comprato. Avevo posizionato tutto sull'armadio in camera da letto e tutte le volte che lo guardavo mi veniva da piangere.

 

All'inizio accusai stupidamente mio marito, dicendogli che "era colpa sua perchè non lo voleva con tutto il cuore" e allora Dio non ce lo dava. In seguito dovetti sottopormi a un brutto intervento chirurgico e allora mi autoaccusai. Dopo aver superato l'intervento, mi ripresi e ciò legò ancora di più, per fortuna, me e il mio uomo, dunque decidemmo di fare le analisi entrambi.

 

Mio marito accettò solo per farmi contenta, perché lui era convinto che non aveva niente e che poteva avere bambini quando voleva. Invece non fu così. Andammo dalla nostra dottoressa di fiducia, che mi visitò e mi disse che io stavo bene e che dovevo stare tranquilla: il problema non ero io. Lui fece lo spermiogramma e da lì venne fuori che era attivo solo al 10% .

 

La dottoressa ci tirò su di morale e ci mandò in una clinica famosa di Milano da uno specialista nel campo della riproduzione, in modo che mio marito potesse fare una visita. Lì ci dissero che aveva il varicocele di terzo grado e che era possibile che quello gli procurasse la sterilità.

 

Il dottore ci spiegò come potevamo procedere: era necessario un piccolo intervento "proprio lì". Ci mise in guardia dicendoci che era possibile che il problema non si risolvesse al 100%. Mio marito si prese del tempo per pensare... solo che gli ci vollero altri 7 mesi, durante i quali entrambi fummo abbastanza silenziosi e meditativi. A un certo punto gli dissi che avrei dato via tutta la roba che avevamo preso per il bambino, tanto lui non avrebbe mai fatto quell'intervento.

 

Un giorno tornò a casa e mi disse che aveva scritto al dottore e che si era messo in lista per l'intervento. Mi rese la donna più felice dal mondo. Giunto il fatidico giorno, il 23 aprile del 2018, andai con lui in ospedale e attesi in sala senza muovermi, non andai nemmeno in bagno. Tutte le volte che usciva l'infermiere per chiamare i parenti delle persone operate, il mio cuore saltava: passarono ben tre ore, le tre ore più lunghe dalla mia vita.

 

Finalmente uscì l'infermiere e guardandomi mi fece segno con con il dito di andare da lui, poi mi disse: "Signora, non c'è stato bisogno di chiamarla, le è stato necessario solo un segno e lei è stata immediatamente pronta, non si è mossa un attimo da lì... si vede che gli vuole bene". E lì mi scappò quasi da piangere. Sapevo quanto mio marito odiasse gli ospedali, non ci era mai andato, non aveva mai fatto una puntura in vita sua, mai presa una medicina: aveva fatto un sforzo immenso per questo intervento. Entrai con la camicia nella sala operatoria, lui era ancora un po' rimbambito dall'anestesia.

 

Lo vestii con cura. Lui continuava a guardarmi con dolcezza. "Adesso andiamo a casa amore mio", mi disse. "Sì amore, andiamo a casa, mi sono presa una settimana di ferie per stare con te e per coccolarti". Dopo l'intervento ci dissero che i primi sei mesi erano i più importanti: se non fossi rimasta incinta in quei mesi, significava che il problema non era risolto e che dovevamo fare altre analisi e investigazioni.

 

Furono sei lunghi mesi. Anche lui seguì una cura ed era davvero stufo di prendere le pastiglie. I mesi passavano e io niente... non rimanevo incinta. A ottobre sarebbero scaduti i sei mesi. A settembre decidemmo di non fare più nulla, non volevo intraprendere l'inseminazione artificiale e cose del genere. Non volevo più trascinare mio marito negli ospedali, così prendemmo la decisione di dare via tutto quello che era sull'armadio e che vedevo tutti i giorni... che mi faceva male. Solo che non so cosa ci trattenne dal non farlo subito... così passarono anche settembre e più di metà di ottobre.

 

Nel frattempo la mia amica ebbe una bambina e le fece il battesimo il 21 di ottobre. Io non stavo tanto bene e avevo mal di pancia. Continuavo a prendere analgesici. La mia amica mi fece notare che avevo un ritardo e mi disse di non prendere più delle pastiglie perché forse ero incinta. Non l'ascoltai, non era la prima volta che avevo un ritardo... Dopo un paio di giorni, dato che non arrivavano ancora, decisi di fare un test. Ero sicura di non essere incinta, ormai avevo perduto le speranze. I sei mesi più importanti erano passati. Il mattino del 23 feci un test: segnava "incinta di tre settimane". Quel giorno non andai a lavoro.

 

No ci credevo. Aspettai che aprisse la farmacia e presi altri quattro test: tutti mi davano lo stesso responso. Decisi di non dir niente a mio marito, volevo che questo fosse il regalo per il suo compleanno che era il 26 ottobre. Quel giorno uscii a prendere la confezione regalo per il test, volevo dargliela il giorno del compleanno.... ma non riuscii ad aspettare. La sera, arrivato a casa, attesi che facesse le sue cose e appena si sedette gli diedi la confezione. "Amore ho un regalo per te". "Cos'è, un orologio?". "Non lo so, apri". Lo aprì, guardò dentro e spalancò gli occhi. "Sei sicura???". E gli mostrai gli altri quattro test!

 

Era felicissimo, lo filmai con il telefono. Mi prese in braccio e restammo così per un bel po'. Durante l'intera gravidanza fu molto attento nei miei confronti. Non mi fece mancare niente, quando era a casa non mi lasciava a fare nulla. È un marito eccezionale e adesso è diventato anche un papà speciale.

 

Durante tutto il travaglio è rimasto attaccato a me e io a lui. In sala parto sembrava fosse a una partita di calcio: mi ha incoraggiato e mi ha dato la la forza di portare tutto a buon fine.

 

Una volta arrivato il nostro principe, mi ha baciato più volte ed è corso a vederlo... Adesso siamo una famiglia completa! Quindi non perdete mai le speranze, non si sa mai quando arriva.

 

di Ioana

 

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla nostra pagina Facebook)

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