Bullismo

Da piccola ho subito bullismo da una coetanea. Ho scelto di perdonarla

Di mammenellarete
donna1
21 Giugno 2019
Quando ero piccolina, fui vittima di una bulla: si trattava di una ragazzina che mi prendeva in giro continuamente. Ero terrorizzata. Molti anni dopo la incontrai casualmente e lei mi chiese di perdonarla. Provai un enorme dispiacere per lei, perché era precipitata nel tunnel delle dipendenze. Così, decisi di non pensarci più e la perdonai. Sarebbe necessario che ogni educatore si preoccupasse dei contesti, delle situazioni psicologiche in cui ogni ragazzo/a si trova. Forse se qualcuno si fosse preoccupato in tempo nessuna di noi due avrebbe sofferto così.
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Io e LEI andavamo all'asilo insieme, poi cinque anni di scuola elementare ci separarono e ci perdemmo di vista. Ci ritrovammo al catechismo parrocchiale a 13-14 anni, era l'anno in cui dovevamo fare la cresima. Lei era considerata una delle ragazzine più carine della scuola, tutte avremmo desiderato essere lei all'epoca: jeans a vita bassa attillatissimi, scarpe all'ultima moda, viso d'angelo, un fisico veramente da modella...

 

Io invece ero ancora molto infantile, ma non me ne importava granché di quello che indossava lei, anche se la trovavo adorabile. Amavo indossare le gonnelle a scacchi che mi cucivano nonna e mamma, le camicette colorate e odiavo le trecce elaborate che andavano negli anni Ottanta, mi davano una fastidio tremendo. Lei mi guardava e provava sempre ad infastidirmi, sfottendomi sul fatto che non mi valorizzavo perchè ero in realtà bellissima.

 

Non capivo perchè desiderasse trattarmi da stupida, volevo che la smettesse di "coglionarmi" e che mi parlasse tranquillamente. Un giorno mi confidai con un adulto (mio padre), che mi consigliò di affrontarla e di parlarle a cuore aperto... Ci provai e purtroppo iniziò l'incubo.

 

Ricordo che le parlai davanti a tutti poco prima dell'arrivo del catechista, le chiesi solamente perchè non riuscissimo più a parlare normalmente e perchè usava quel tono ironico con me. Lei si incupì e non rispose, mi disse solamente: "Vuoi che non ti dica più nulla? Bene d'ora in poi non ti dirò più che sei tanto bella".

 

Da quel momento in poi tutte le volte che mi vedeva, provava ad umiliarmi dicendo che camminavo male, che mi vestivo peggio e che facevo schifo. Se provavo ad alzare la testa, mi picchiava a mani nude o con tutto quello che poteva capitarle nelle mani... e gli adulti?


I catechisti non agivano perchè non sapevano proprio come comportarsi: la rimproveravano occasionalmente, ma siccome io, tutto sommato, ero buona e sopportavo pregando che arrivasse presto la fine dell'ora, decisero di lasciar correre.

 

Quando andammo al ritiro per la cresima fu un dramma. Ci trovavamo all'aperto nei pressi di un ex-seminario di padri Dehoniani, io indossavo un maglione marrone scuro e ricordo che lei mi prese per i gomiti e mi trascinò fino ad un cumulo di concime dicendomi: "Adesso ti ci butto sopra tanto nessuno noterà la differenza...".

 

Io ero più piccola di statura, ma mi divincolai e scappai. Lei, non soddisfatta, iniziò a cercarmi per continuare a tormentarmi sempre con lo stesso stile. Un prete mi notò e prima che ci recassimo alla mensa mi fece sedere accanto a lui per proteggermi, ma niente da fare: a pranzo continuò il calvario, mi ritrovai la punta di una posata (un coltello) tra le costole.

 

Quando intorno alle 15 del pomeriggio arrivò mio padre, arrivò la pace. Il giorno dopo ero stravolta, mi confidai con un'insegnante di scuola e la implorai di aiutarmi. Avevo notato che lì (lei andava nella mia stessa scuola) non aveva mai osato aggredirmi, così pensai che la presenza dei docenti la spaventasse. In effetti da allora non osò più sfiorarmi, ma se disgraziatamente la incontravo per strada mi rivolgeva sempre sguardi truci e pieni di collera...

 

Con il passare del tempo notavo ogni volta che la incontravo vedevo in quegli occhi sempre tanta rabbia. Ma poi mi accorsi che c'erano anche dolore e timore... Venni poi a sapere da una parente che era precipitata nel tunnel delle dipendenze a causa di sue problematiche personali e che non era ancora riuscita ad uscirne del tutto.

 

Quindici anni dopo, mentre un giorno ero a passeggio per le strade della città, lei mi bloccò sbarrandomi il cammino. Sembrava fuori di sè, non sembrava più lei. Era spettinata, aveva le rughe intorno ad occhi e bocca (aveva solamente 21 anni). Mi fermò, aprendo le braccia, e mi disse: "Quando eravamo ragazzine io ti ho trattato tanto male, ma sai... da ragazzine si fanno tante stupidaggini... sei in grado di perdonarmi vero?".

 

Provavo paura, ma provai, allo stesso tempo, anche un enorme dispiacere per lei. Così, decisi di non pensarci più e la perdonai. Sarebbe necessario che ogni educatore si preoccupasse dei contesti, delle situazioni psicologiche in cui ogni ragazzo/a (bullo e vittima) si trova. Forse se qualcuno si fosse preoccupato in tempo nessuna di noi due avrebbe sofferto così.

 

di Maria Chiara

 

(storia arrivata sulla pagina Facebook di Nostrofiglio.it)

 

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