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Mobbing e maternità in Italia: quali numeri, quali tutele?

Di mammenellarete
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16 gennaio 2012
In Italia il problema del lavoro sta diventando sempre più centrale e drammatico, ancor più nel caso di donne o mamme lavoratrici. Abbiamo, infatti, sentito parlare molto di neo-mamme che hanno perso il lavoro subito dopo la gravidanza, spesso dopo mesi di mobbing e abusi non solo da parte dei dirigenti, ma purtroppo anche da parte dei colleghi.
Nel nostro paese, secondo i dati dell'Ispesl, risultano essere vittime di mobbing 21 milioni di occupati, con un'incidenza maggiore al Nord (65%) e fra le donne (52%). Sempre secondo l'Ispesl, il mobbing ha un costo molto elevato per il datore di lavoro, la produttività di un lavoratore cala infatti del 70% a causa della pressione psicologica subita.
 
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Cosa è il mobbing?

 

Le prime analisi su questo fenomeno sono state fatte in Svezia a partire dagli anni '90, in Italia c'è ancora molto da fare, le vittime stesse non sanno riconoscerlo e, anche se le cose iniziano a cambiare, sono ancora scarse le informazione e il supporto sul tema.

 

La parola mobbing è legata alla parola lavoro che, nelle nostre società, non è più solo un'azione per soddisfare i bisogni primari, ma un mezzo attraverso il quale si stabilisce il proprio status sociale.
Il lavoro è un’attività che si fa in gruppo, dove ogni singolo lavoratore cerca di appagare i propri bisogni di soddisfazione, di riconoscimento, di sicurezza e di appartenenza. Il team è sempre costruito sul "sentimento di appartenenza" che il singolo individuo possiede nei confronti dell’azienda e nei confronti del gruppo di colleghi.

 

Nasce da sé la convinzione che quando si presenta una problematica di tipo relazionale all’interno del gruppo, si verificheranno episodi di mancata fiducia reciproca e situazioni vessatorie che a lungo andare daranno luogo alla sindrome del mobbing psico-sociale. È dunque facile comprendere come subire mobbing dopo la maternità sia molto frequente.

 

Una donna incinta sarà stata sostituita e avrà abbandonato il gruppo per la maternità e, una volta tornata al lavoro, le sue priorità sociali saranno inevitabilmente cambiate. Sarà, dunque, difficile che una mamma prenda parte a tutti quei rituali sociali delle aziende che, da un lato, favoriscono la creazione del team e della coesione fra colleghi, ma che, dall'altro, tendono proprio a determinare l'emarginazione o l'esclusione del soggetto socialmente diventato estraneo (in questo caso, la mamma).

 

Come riconoscere il mobbing

 

Se al ritorno al lavoro avverranno:

 


  • una sottrazione senza motivo di incarichi o della postazione di lavoro
  • il cambiamento di mansioni, con declassamento
  • rimproveri e richiami sia in privato che in pubblico per sciocchezze.

 

E voi mamme, come è stato il vostro rientro a lavoro? Avete subito mobbing? Aiutateci a capire quali sono i numeri del fenomeno in Italia,

 

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