Morte in utero

Morte endouterina fetale. Ho dovuto anche affrontare l'ostilità di alcuni parenti

Di mammenellarete
donna
15 Maggio 2019
Aspettavo una femminuccia ed ero felicissima, quando venni a sapere che la piccola non c'era più: morte endouterina fetale. In più, nonostante la vicinanza e il conforto da parte di tante persone, dovetti affrontare anche l'ostilità e l'indifferenza di alcuni parenti che, dopo quanto mi era accaduto, scelsero di allontanarmi.
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Sono già mamma di un bambino di sette anni. Desideravo tanto dare un fratellino al mio Giacomo, ma non arrivava mai. Così smisi di concentrarmi sui giorni fertili e mi dedicai esclusivamente al mio bambino che iniziava la primaria.

 

Poi a maggio scorso la scoperta... ero incinta! Mio marito e mio figlio non erano più nella pelle quando scoprimmo che si trattava di una femminuccia.

 

Contemporaneamente venimmo a sapere che anche la moglie di un nostro cugino primo era incinta. La cosa riempì di entusiasmo mio marito che è cresciuto con questo cugino che considera quasi come un fratello.

 

L'idea di avere un figlio quasi in contemporanea con lui (Iei finiva il tempo a novembre, mentre io a gennaio) lo riempiva di entusiasmo. Ad ottobre l'infausta scoperta: morte endouterina fetale.

 

Lottai per riprendermi e fortunatamente tante persone diedero conforto e mi aiutarono. Il 17 novembre nacque la bimba del cugino di mio marito ed io, presa dall'entusiasmo, le inviai i miei "Auguri floreali". Seguì un mesto messaggio di rigraziamenti, poi niente più.

 

A fine gennaio la nonna della bimba chiese ai miei familiari di non mostrarmi la foto della piccina perche secondo lei "non stava bene che io la vedessi". Volevo andarla a trovare a febbraio, ma anche lì nulla.

 

La zia di mio marito si raccomandò di non andarli a trovare, dicendomi "Lei (la mamma) è spaventatissima è ancora non sa che l'hai persa e... vuoi forse farla stare male?". Piansi amaramente per quasi due ore sulla spalla di mio marito.

 

Mi sentii messa da parte, disprezzata, una schifezza. Uno sguardo, una parola, un "Come stai?" fa piacere in queste circostanze.

 

La mia è una storia come tante altre: purtroppo questi nostri parenti si sono dimostrati anaffettivi e ignoranti con noi e soprattutto con me.

 

Qualche giorno fa la mamma di un mio alunno (sono insegnante) è venuta da me per avere un colloquio. Inaspettatamente, avendo saputo la mia storia, mi è corsa incontro, mi ha stretto tra le braccia e mi ha chiesto "Come sta signora?". Mi si è aperto il cielo in quel momento.

 

di Maria Chiara

 

 

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