Storie delle mamme

Lupus e complicazioni in gravidanza. Ma mia figlia ce l'ha fatta

Di mammenellarete
mamma-e-bambina
27 dicembre 2019 | Aggiornato il 24 dicembre 2019
Dopo la scoperta della mia gravidanza, mi sottoposi a un ricovero a causa della mia malattia autoimmune, il Lupus Eritematoso Sistemico (LES). Ci furono moltissime complicazioni: addirittura persi 11 chili, non riuscivo più a camminare, ero troppo debole, avevo momenti in cui volevo mollare tutto. Poi pensavo alla mia bimba e mi tornava la forza di lottare. Alla fine ce l'abbiamo fatta: la nostra piccola oggi ha quattro anni ed è intelligentissima.
Facebook Twitter More

Vorrei provare a raccontare in maniera dettagliata della mia gravidanza e della nascita di mia figlia a 34+5. Anche se sembra un buon traguardo non è stato semplice come può sembrare. Mia figlia è nata di 1,467 per 35 centimetri.

 

Io ed il mio compagno volevamo da subito una famiglia nonostante l'età (quando iniziammo a provarci avevamo io 18 anni e lui 22). Passò il primo anno, così come il secondo, ma niente. Tutto iniziò durante un ricovero di routine per la mia malattia autoimmune, il LES. 

 

Dopo 5 lunghissimi anni e dopo aver perso la speranza, durante questo ricovero, parlai con i medici dicendo che avevo un "piccolo" dubbio: da un mese non avevo più il ciclo e avevo difficoltà a mangiare. Mi fecero gli esami ed il giorno dopo, con la nostra totale incredulità, ci dissero che ero incinta di settimane!

 

Non potevo crederci. E, altro piccolo particolare, ho anche una malformazione dell'utero: utero bicorne, con il quale avere una gravidanza è MOOLTO difficile. Aspettarono qualche altro giorno per la dimissione ed il giorno previsto successe qualcosa. Avevo i reni infiammati, per cui le dimissioni saltarono e iniziarono i primi problemi. I dottori ci misero di fronte ad una scelta.

 

"Se i reni peggiorano dovrai scegliere se portare avanti la gravidanza. Non puoi rischiare, sei ancora troppo giovane". Iniziammo a pregare, tanto come non mai. Passano altri 4 giorni e i valori rientrarono. "Tutto bene", mi dicevo. Il mio compagno tornò giù qualche giorno per lavoro, perché l'ospedale era lontano quasi 1000 km dalla nostra città.

 

Proprio quella sera, mentre chiacchieravo con le mie compagne di stanza, sentii qualcosa di strano, andai in bagno e vidi macchie di sangue, macchie che da lì a poco diventarono una vera e propria cascata, tanto che per il giorno dopo con urgenza mi fissarono l'appuntamento con la ginecologa. In quel momento pensai che era tutto finito, che il nostro viaggio era finito troppo presto.

 

Ero spaventata, sola, ma la mattina successiva, con grande stupore dei medici, ginecologa compresa, vedemmo che la piccola c'era, il cuore batteva. Mi dissero di stare ad assoluto riposo, passarono i giorni e qualcos'altro successe. Una notte mi svegliai in preda a brividi di freddo. Avevo la febbre altissima e la curarono in ogni modo, ma non andava via. Dopo 4 giorni con questa febbre alta decisero, dopo un'altra nottata passata a tremare dal freddo ed a respirare male, di portarmi in terapia intensiva...

 

Parlarono con il mio compagno spiegando che la situazione era grave, avevo infezioni ed i polmoni completamente pieni di liquido, il cuore faticava. Volevano mettermi in coma farmacologico, il mio compagno era disperato, cercava di non farmi capire nulla. Decisero, insieme al mio compagno, di aspettare. Se non fossi migliorata mi avrebbero intubato. La sera, anche se lievi, ci furono dei piccoli miglioramenti...

 

Trascorsi un mese in terapia intensiva tra febbre, pancreatite, orticaria. Ebbi un collasso dovuto all'emoglobina bassissima incompatibile con la vita, per poi il giorno stesso dover fare una trasfusione di sangue, radiografie e tac con mezzo di contrasto. La glicemia era al massimo.

 

Non potevo e non riuscivo a mangiare, stavo tanto male ma ebbi la mia mamma ed il mio compagno vicino, per non parlare dei medici angeli che mi trattavano come una figlia. In tutto questo la mia piccola veniva monitorata ogni settimana e lei stava bene. Persi 11 chili, non riuscivo più a camminare, ero troppo debole, avevo momenti in cui volevo mollare tutto. Poi pensavo a lei e mi tornava la forza di lottare.

 

Dopo 2 lunghissimi mesi di ospedale stavo meglio. Chiesi di essere dimessa, me lo concedettero, ma a patto di non tornare giù nella mia città. Procedeva tutto bene fino a quando alla 17esima settimana di gravidanza andai a fare come ogni settimana l'eco alla bimba e vidi la mia ginecologa stranita. Ci fece sedere e ci arrivò l'ennesima mazzata, ci disse che la bambina presentava una ventricolomegalia alla testa: per qualche motivo si era accumulato del liquido e ci rimisero nuovamente di fronte ad una scelta.

 

La nostra piccola poteva nascere, nel migliore dei casi, sorda, se i ventricoli fossero peggiorati andavamo incontro all'idrocefalo. La diagnosi fatta da lei venne poi confermata da una risonanza magnetica. Non riuscivamo a decidere, stavamo male, ma dopo tutto quello che era successo non potevamo arrenderci.

 

Aspettammo un mese nel quale la dottoressa ci disse che la situazione non sarebbe potuta migliorare, ma al massimo rimanere tale. Lo ripeto perché così è stato. Pregammo tanto, successero delle cose molto particolari: il giorno prima dell'ecografia, io mi sentivo tranquilla nonostante fosse il 4 agosto. Non lo potrò mai dimenticare: guardai il muro e vidi una sagoma, un'ombra che a noi e a chiunque la vide (perché la fotografammo) sembrò la Madonna.

 

Ero serena, il giorno dopo facemmo questa ecografia e nuovamente, con stupore della mua ginecologa, non c'era più niente, i ventricoli si erano normalizzati. Non c'era spiegazione. Eravamo felicissimi. Alla 30esima settimana decisero di ricoverarmi perché la bimba che cresceva molto lentamente in pancia.

 

Passò una mese prima della decisione di farla nascere. Come ho detto all'inizio, è nata con parto cesareo, di 1,467 per 35 centimetri. È stata 33 giorni in un ospedale che, con i medici che ne fanno parte e che mi hanno seguita, io ho nel cuore. Ho, infatti, incontrato medici umani, che ci hanno sopportato e supportato e che ci hanno trattato come figli. Ora la nostra principessa ha quasi 4 anni, è furba, intelligentissima, ci riempie le giornate e la vita e siamo fieri di non esserci arresi!

 
di Betta
 
(storia arrivata sulla pagina Facebook di Pianeta Mamma)
 
Hai anche tu una storia da raccontare? Scrivi a redazione@nostrofiglio.it