Storie

Coma "senza speranza di ritorno": dopo aver partorito i miei gemellini, ho rischiato di morire

Di mammenellarete
gemelli
25 Ottobre 2019
Subito dopo aver subito un parto cesareo d'urgenza e dopo la nascita dei miei due gemellini, sono svenuta e sono entrata in coma. Mi sono risvegliata dopo tempo, vedendo mio marito che piangeva. Attualmente sono passati 13 anni e sono serena. Da mamma a mamma e da donna a donna vorrei dire questo: non lasciatevi andare, qualsiasi cosa sia, perché, se qualcuno ci offre la possibilità di stare al mondo è perché sa che possiamo farcela!
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Ho 28 anni quando partorisco il mio primo bambino. La gravidanza è una passeggiata molto piacevole fino alla fine. Dopo tre anni, senza averlo programmato, scopro di essere di nuovo incinta.


Dopo un test super veloce, abbiamo le valigie pronte per la nostra vacanza in Sardegna. E dopo circa tre settimane, prendiamo un appuntamento da un ginecologo per una visita accurata. 


Mio marito, che è sempre al mio fianco, in quei momenti quel giorno scende per comprare qualcosa. Arriva il mio turno, sono disperata perché so già che qualcosa di certo non la capisco (parla in tedesco).


Mentre il dottore mi visita, il mio sguardo sul monitor. All'improvviso vedo due macchie scure... per poco svengo! Con gli occhi spalancati chiedo al ginecologo: 
"Dottore, sono due???". E lui molto preoccupato per una serie di cose, tra cui il bacino molto stretto, ecc., mi risponde con un cenno di capo. Scoppio a piangere. Cerca di rassicurarmi.


Arriva mio marito a visita finita con una confezione di praline, perché ovviamente sa della gravidanza, ma non del fatto che sono... due! Gli dico che aspettiamo due piccoli. Lui è felicissimo. Anche lui ha un fratello gemello. Gli chiedo: "Che facciamo?".


La risposta ve la risparmio! La sua gioia è davvero enorme. La gravidanza va avanti.
Lavoro, uscite con amici, passeggiate in bicicletta... Ecco, io penso che tutto questo ha inizio proprio da questo periodo. Nessun dottore mi ha mai detto che è effettivamente andata così, ma io ne ho quasi la certezza. Durante una passeggiata, appunto, cado dalla bici e il manubrio sbatte sul mio fianco sinistro.


Sento un dolore abbastanza forte, ma continuiamo a pedalare. I mesi passano tranquilli, io lavoro come sempre, i chili aumentano, la pancia è sempre più grande, mio marito è sempre più felice ed io sono sempre più preoccupata! Ho una paura enorme di partorire. Dico che voglio un cesareo, il ginecologo mi mette paura (perché ho il bacino stretto) e insiste per un parto naturale. 


Fino a dicembre tutto va bene. All'inizio di gennaio inizio ad avere difficoltà a camminare, ho delle fitte al fianco sinistro che non mi lasciano tranquilla.
Faccio le visite, ma niente, il mio ginecologo stranamente non vede niente.
All'inizio di febbraio, dico ai medici che non riesco a fare le scale. Ad ogni passo ho una fitta, a parte mio marito nessuno sembra crederci! Continuo a lavorare, sopporto il dolore...


Ricordo ancora oggi quella domenica, è il 26 febbraio. Mi alzo presto, da subito comincio a sentire il dolore. Ciò non mi impedisce di sistemare casa e di preparare il pranzo. Verso pranzo dico a mio marito: "Se le fitte continuano andiamo all'ospedale". Detto fatto! Non ricordo esattamente l'ora, ma so che non sono ancora le 16:00. 


Arrivati all'ospedale tra un tracciato e una visita le ore passano interminabili.
Nessuno sa che da lì a poco (si fa per dire) avrei dato alla luce i gemelli! Sono circa le 21:00 e mio marito torna a casa con il bambino, che tra l'altro ha l'influenza. Dico "Okay", mi danno un bacio. Il vai e vieni dei dottori continua fino alle 00:30. All'improvviso entra il primario, che mi dice senza mezzi termini: "Dobbiamo fare nascere i bambini. Ha una emorragia interna". Dico: "Ma come?".


"Sì signora, dobbiamo fare veloce, i bambini potrebbero non salvarsi!". Con una calma apparente, chiedo di poter mangiare qualcosa. Mi dicono che non è possibile. Normalmente lo so che non si mangia prima di una operazione... ma ho fame, insisto, poco dopo arriva l'infermiera con due paninetti al burro, con formaggio, che mangio come se non ci fosse un domani... con il senno di poi capisco! 


Mi preparano per andare in sala parto... catetere, epidurale e via. Sono bella sveglia, calma, almeno all'apparenza. Inizia tutto, mi sento strattonata, ma non ho dolore quindi va bene... 02:25 estraggono la femminuccia, non piange, chiedo perché, nessuno mi risponde. 02:26 il secondo è fuori e piange disperato. Non li vedo, li portano urgentemente in un altro ospedale. 


Due kg lei, 1.5 kg lui... hanno bisogno di cure. Nel frattempo lo strattonamento continua! All'improvviso mi sento mancare, mi sollevo, dico che non riesco a respirare, lo dico per bene tre volte finché non mi accascio... mai avrei immaginato che da lì a poco avrei subito un'isterectomia... ma nemmeno mio marito! Non c'è più tempo. Agiscono (per fortuna) senza consenso. "Coma... Senza speranza di ritorno" dice il medico a mio marito.

 

"Sua moglie è dietro la montagna, non sarà facile per lei...". Vi lascio immaginare mio marito: piange tutte le sue lacrime e mi fa l'ultima foto intubata... Mio marito ringrazia i medici. Passano i giorni ed io combatto, non voglio morire. Tre settimane circa e sono sveglia: apro gli occhi e vedo mio marito piangere, gli chiedo perché lo fa. Non mi risponde. Lo vedo felice...


In ospedale mi chiamano la piccola guerriera (46 kg di peso e 1,60 di altezza), ma non capisco subito il perché... Ora devo riposare, sola in una stanza di ospedale, con un vai e vieni di gente che appena si avvicina a me incomincia a piangere, non capisco... Non ricordo quanto tempo è passato prima di iniziare a capire. Un giorno mi telefona mio marito e mi dice: "Amore, oggi non posso venire, perché devo andare dai bambini".


Io gli dico: "Quali bambini? Non ti capisco". Lui mi chiede se so perché sono in ospedale, rispondo che mi hanno operato. Come per magia, all'improvviso sento dei bambini che piangono, sto zitta per un istante, poi chiedo a mio marito..."Ho partorito?". Non ricordo niente, niente emozioni. Sono in quel momento assente, troppo fragile.


L'unica persona che si prende cura di me è mio marito, affronta tutto con molta calma e pazienza, mi resta sempre molto vicino e mi aiuta a superare tutto. I miei genitori, le mie sorelle, ecc. sono lontani. Per loro è troppo lontana la Germania per venire a sostenermi. Non so sinceramente se capiscono la serietà del problema... l'unica persona a chiedermi qualcosa è mi sorella maggiore. Gli altri evitano.


Oggi dopo 13 anni sono serena. Sono donna a tutti gli effetti, non mi manca niente...
Devo ringraziare infinitamente mio marito che mi ha sempre supportato senza mai farmi sentire un peso. Da mamma a mamma e da donna a donna vorrei dire questo:
non lasciatevi andare, qualsiasi cosa sia, perché, se qualcuno ci offre la possibilità di stare al mondo è perché sa che possiamo farcela! Siamo delle guerriere e insieme alle persone che ci amano possiamo vincere! 


di Emi

 

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