Amniocentesi

Aborto spontaneo dopo amniocentesi. La mia dolorosa esperienza

Di mammenellarete
woman
14 Agosto 2019
Aspettavo una bambina. Dopo avere effettuato l'amniocentesi, iniziai a stare male e avevo una strana febbre. Andai al pronto soccorso e fui ricoverata dopo poco tempo. Ebbi un aborto spontaneo: purtroppo persi la mia piccola. Quando feci l'ecografia di controllo prima delle dimissioni, ero in fila con le mamme che stringevano felici i loro piccoli. Io e mio marito eravamo distrutti. Tornai a casa e vissi i giorni più duri della mia vita. Oggi esiste un test. È il test del dna fetale. È molto costoso. Ognuna di noi è libera di fare delle scelte: ma è giusto essere sempre consapevoli.
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«L'amniocentesi comporta un rischio di aborto valutabile attorno all'1% rispetto a quello naturalmente osservabile nelle settimane in cui tale tecnica viene eseguita». Questo è ciò che c'è scritto nel consenso informato che firmiamo prima di eseguire l'esame. Oggi vi voglio spiegare cosa significano esattamente queste parole.

 

Non voglio spaventare nessuno, voglio solo che sappiate bene che rischio state correndo, perché nessun medico ve lo spiegherà come ve lo spiegherò io. E quell'un per cento, che a noi sembra un rischio molto ridotto, è un rischio reale. Non dipende dal fatto che l'esame sia stato eseguito in modo non corretto, non è colpa dei medici, è un rischio dovuto all'esame stesso che prevede che un ago venga spinto dall'esterno verso l'interno bucando il sacco amniotico.

 

Era dicembre, ero alla mia prima gravidanza, lontano dalla mia famiglia e dalla mia regione di origine. Non potevo neanche contare su mia madre, poiché l'ho persa tanto tempo fa. Ero seguita da una ginecologa che fino ad allora mi era sembrata in gamba e continuai a farmi seguire da lei, anche se mi lasciò perplessa quando mi rimproverò per aver preso 4 chili nei primi 3 mesi, considerato che ero sottopeso. Arrivò il momento dell'ecografia delle 12 settimane.

 

Telefonai per fissare l'appuntamento con il servizio sanitario. Lo trovai in un ospedale non lontano da dove abito. Andai a fare l'ecografia, era tutto okay. Il giorno dopo andai a fare il prelievo del sangue per completare il bitest portando anche tutti I documenti dell'ecografia del giorno precedente. Nel pomeriggio mi chiamarono dicendo che avevano visto l'ecografia, ma che mancava un dato. Mi allarmai, pensando che la bimba avesse qualcosa che non andasse.

 

Mi spiegarono però che in quell'ospedale avevano fatto una semplice ecografia e non avevano misurato la plica nucale. Chiamai l'ospedale per chiedere come mai non avessero misurato la plica nucale. Mi risposero che era la procedura, perché nell'impegnativa doveva esserci scritto "traslucenza nucale", non semplicemente "eco 12 settimane". Non sapevo cosa fare.

 

Era il 27 di dicembre ed era praticamente impossibile trovare un posto dove farmi fare rapidamente la traslucenza. Alcune colleghe che avevano fatto l'amniocentesi mi suggerirono di fare direttamente questo esame. Mi avrebbe dato certezze sullo stato di salute della piccola e non era dolorosa. Ricordo che mi ripetevano: "Non avrai mica paura di una siringa?". Non avevo paura della siringa, ma dentro di me non capivo il senso di fare quell' esame. È vero, non ero più giovanissima e mio marito mi diceva che avrebbe voluto sapere prima in caso ci fosse qualcosa che non andava.

 

Così presi appuntamento. Mi accolse una dottoressa molto gentile e preparata. Mi spiegò i rischi connessi all'amniocentesi, i limiti, ma lo fece senza entrare nei particolari. Una strana inquietudine iniziò a farsi spazio dentro di me. Arrivò il giorno dell'esame. Una dottoressa, accompagnata dal primario, effettuò l'amniocentesi. Mi disse anche che era una bimba. Ebbi una sensazione stranissima. Ricordo che dentro di me avvertii la sensazione che quella bimba non l'avrei mai stretta tra le braccia.

 

Seguì un giorno di assoluto riposo. La sera iniziai ad avere freddo ed una sensazione di malessere. Misurai la febbre. Avevo 37 e due, ma stavo male. Chiamai in reparto e mi dissero di andare solo se la febbre fosse arrivata oltre i 38. Non ero convinta e iniziai a guardare su Google. Lessi un articolo che metteva in guardia dalla febbricciattola post amniocentesi. Andai a letto. La bimba era stranamente inquieta. Si muoveva tanto.

 

Al mattino cercai di scacciare I brutti pensieri pensando si trattasse solo di suggestione. Mi recai dall'estetista per fare la ceretta e per distrarmi. Ma non ero tranquilla. Dopo pranzo chiesi a mio marito di accompagnarmi al pronto soccorso. Dopo l'accettazione, mi mandarono in ginecologia. Era in turno la stessa dottoressa scrupolosa e gentile che mi aveva fatto il colloquio per il consenso. Mi fece un'ecografia. La bimba sembrava stare bene, solo era un po' agitata.

 

Per scrupolo mi fece un prelievo del sangue, dicendo che sicuramente era influenza (eravamo a fine gennaio), ma che preferiva farmi le analisi. Attendemmo tutto il pomeriggio i risultati delle analisi. Mi sentivo meglio, tranquillizzata dall'aver visto la bimba muoversi durante l'eco. Quando arrivarono i risultati, la dottoressa mi disse che preferiva ricoverarmi perché avevo i globuli bianchi alti. Ci rimasi male. Non ero mai stata ricoverata prima.

 

Mandai un messaggio ad una mia parente spiegando la situazione. Mi rispose che sicuramente avevo un'infezione e che sarei andata incontro ad un aborto spontaneo. Così fu. E qua inizia il racconto dettagliato di ciò che non vi spiegano quando firmate il consenso informato. Mi venne la febbre alta, iniziai ad avere dei dolori fortissimi al ventre. Mi sentii male come mai sono stata. Si ruppe il sacco. Persi tantissimo liquido e sangue. Vomitavo. Mi portarono durante la notte a fare varie ecografie. Ad ogni ecografia mi dicevano che la bimba era ancora viva.

 

Fino all'ultima... in cui vidi chiaramente che il battito non c'era più. Ora il dolore fisico era sovrastato da quello psicologico. Piangevo, avevo perso la mia piccola. Immediatamente mi dissero che ora che era morta per cause naturali, potevano somministrarmi medicinali. Mi diedero la morfina. Mi dissero che visto che non avevano potuto far nulla per la bimba, avrebbero fatto tutto il possibile per salvare me.

 

Mi fecero flebo e flebo di antibiotico per bloccare l'infezione. Poi mi portarono in sala parto, dove partorii la mia piccola senza vita. Quando feci l'ecografia di controllo prima delle dimissioni, ero in fila con le mamme che stringevano felici i loro piccoli. Io e mio marito eravamo distrutti. Tornai a casa e vissi i giorni più duri della mia vita. Trovai conforto solo su Internet, nel leggere le parole di chi aveva perso un bimbo come me.

 

Tornai al lavoro poco dopo. La mia collega d'ufficio parlava continuamente di sua figlia. Nessuno capiva il mio dolore, perché se non si vive questa terribile esperienza non si può capire quanto si soffre. Oggi esiste un test. È il test del dna fetale. È molto costoso. Ognuna di noi è libera di fare delle scelte. Ma è giusto essere consapevoli. Volevo solo spiegarvi cosa significa esattamente quell'un per cento di rischio dell'amniocentesi e quanto possa essere più alto il prezzo da pagare per questo esame.

 

di Francesca

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla nostra pagina Facebook)

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