i racconti delle mamme

No alla violenza sulle donne. Ecco la mia dolorosa storia, ora sono felice

Di mammenellarete
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18 Maggio 2015 | Aggiornato il 25 Novembre 2017
Oggi vi narro una storia dolorosa, diversa da quelle che si leggono su questo sito. Una storia di violenza, soprusi. Ero molto giovane e in quel momento non mi rendevo conto di quello che mi stava accadendo. Una spirale dalla quale è difficile uscire. Un dolore dal quale mi sono rialzata. Credo che nel mio racconto possano trovare conforto molte donne che come me non hanno avuto il coraggio di denunciare velocemente.

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Avevo 15 anni quando mi fidanzai con il mio principe azzurro. Era un amore adolescenziale e pensavo che senza di lui il mio cuore si sarebbe spezzato facilmente. Lo amavo troppo: la nostra storia era simile a quella raccontata nel film "3 metri sopra il cielo". Il primo bacio, la prima volta, le prime feste furono praticamente da “cinema”!

Dopo qualche mese le cose però iniziarono a non andare bene e purtroppo compii l’errore di iniziare a frequentare un altro ragazzo. Questo mio "tradimento", da lui scoperto, fu la mia rovina! Mi lasciò e io per sei mesi riconquistai tutti i miei amici e la mia vecchia vita.

Mi chiamava a ogni ora del giorno e della notte, mi seguiva e sapeva io chi avevo baciato e con chi uscivo, anche se non ero nel nostro paese. Avevo scoperto che mi pedinava! Per me stava diventando un tormento. Io all’inizio pensavo che mi amasse molto.

Dopo i sei mesi, decisi di uscire di nuovo con lui. In quel preciso istante la mia vita finì. Mi diede il primo schiaffo della mia vita, dicendomi dopo poco che lo meritavo perché mi ero comportata come una “poco di buono” con un altro ragazzo.

Io avevo 17 anni e pensavo che davvero meritavo quello schiaffo. Ritornai con lui, purtroppo per me, e gli presentai la mia famiglia. Loro erano contenti che io fossi fidanzata con lui, anche perché in casa mia si comportava in modo molto gentile.

Era quasi un altro figlio per i miei, ma quando uscivamo da soli era una tortura continua. Mi ruppe il setto nasale ed io dissi ai miei: “vostra figlia è sbadata, ha sbattuto contro la porta e si è spaccata il naso”. Mi procurò un occhio nero e io raccontai ai miei genitori: “vostra figlia è sbadata, stava scherzando con un'amica e si è fatta male ad un occhio." Schiaffi a non finire, calci e poi pugni su tutto il corpo, finché un giorno lui mi spezzò il polso e io inventai una caduta dalle scale.

Mi portarono al pronto soccorso. Dopo tutte quelle volte in ospedale i miei genitori vennero a chiedermi come mai mi accadeva sempre qualcosa di brutto. Sotto suo ricatto di morte, dissi a loro che ero in un brutto giro, che avevo preso a bere e che quindi, sotto effetto dell'alcool, cadevo, sbattevo e quant'altro.

Dopo 80 giorni di gesso e altri 30 di terapia, questa persona mi portò al mare di notte perché aveva organizzato una sorpresa per farsi perdonare – DICEVA LUI - del male che mi aveva fatto. Qual era questa sorpresa?

Tentò di ‘affogarmi’ nell'acqua, dicendomi che dovevo morire e che ero poco di buono. Mi insultò in tutti i modi. Avevo 17 anni. Per fortuna ad un certo punto si fermò e mi lasciò per terra sulla sabbia.

Chiamai degli amici per farmi venire a prendere e finalmente, dopo questo evento, aprii gli occhi. Raccontai tutto ai miei, che mi portarono direttamente in caserma. Ottenni solo una distanza di sicurezza e nient’altro.

Dopo mesi di terapia da psicologi e psichiatri sono riuscita a dimenticare tutto e sono andata avanti. Ho un marito meraviglioso che ha faticato tanto con me e adesso abbiamo un bambino bellissimo. La mia vittoria sono loro.

Racconto questa storia per incoraggiare tutte le donne che sono nella situazione in cui ero io a non accettare nessun tipo di violenza e a rendersi conto che soltanto uno schiaffo può essere indice di un comportamento aggressivo e non normale. Siamo donne, non siamo oggetti!

Una mamma

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