Storie

Covid-19: ecco come me la sono cavata

Di mammenellarete
disegno-coronavirus
9 aprile 2020
Oggi è il 22esimo giorno della mia clausura. Il 19 marzo scorso mi è salita la febbre e il mio medico di base mi ha considerata fin da subito come se fossi un "sospetto Covid-19". Ecco come me la sono cavata.
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Oggi è il 22esimo giorno della mia clausura. Il 19 marzo scorso mi è salita la febbre e il mio medico di base mi ha considerata fin da subito come se fossi un "sospetto Covid-19". Che per me ha significato chiudermi nella cameretta delle bambine - che ha un bagno dedicato ed è separata da due porte dal resto della casa - e salutare tutti, a data da destinarsi. Ma sono stata fortunata io, per tanti motivi.

La mia malattia è stata dura, ma non durissima

Perché la mia malattia è stata dura, ma non durissima. Non ho avuto bisogno di assistenza ospedaliera, che qui a Milano è stata a un passo dalla paralisi. Al medico comunicavo via sms ogni 4-6 ore i miei valori (vale a dire temperatura corporea e saturazione, che misuravo grazie al saturimetro che Gabriele, asmatico, allergico e chi più ne ha più ne metta, ha in tasca da anni). Non mi sono mai sentita abbandonata in quei giorni e, grazie al sostegno a distanza del mio medico, sono riuscita a gestire da sola anche le lunghe ore con febbre alta, fortissimi dolori articolari e una tosse persistente che spaccava lo sterno. La configurazione del nostro appartamento mi ha permesso di ricevere cibo e medicine senza esporre nessuno al rischio contagio.

Il vero eroe della storia: GABRIELE

Sono stata fortunata perché fuori dalla porta della mia cameretta c'è GABRIELE (il vero eroe di tutta questa storia) che, senza tregua, sta gestendo le nostre due bambine - tra compiti, videolezioni e qualche capriccio in più - la spesa, le pulizie, i pasti e soprattutto il morale della truppa. Tutto ciò, continuando anche a lavorare in smartworking. Prima di isolarmi non ho contagiato né lui né le bambine, ed era il mio cruccio più grande.

Sono privilegiata perché grazie alla tecnologia possiamo mangiare "insieme" ognuno collegato via whatsapp dalla sua parte della porta. E possiamo fare lunghe chiacchierate, e anche qualche partita di un noiosissimo gioco da tavolo. Ci siamo procurati anche una webcam, sempre accesa sul nostro soggiorno e dalla quale io posso parlare, vedere scorrere la vita là fuori e sentire il rumore delle loro risate ma anche di qualche urlo isterico. Di notte la webcam viene spostata davanti al letto delle bambine così posso vegliare sul loro sonno e anche rassicurarle, se si dovessero svegliare.

Ora va meglio

Ora va meglio, sto affrontando l'ultima prova: i 14 giorni di quarantena da rispettare dopo che sono scomparsi tutti i sintomi. Poi potrò uscire dalla porta. Rimanendo con un dubbio: ho avuto il Covid-19 o no? Vista l'impossibilità di fare il tampone qui in Lombardia per i malati curati a casa, direi che la mia domanda rimarrà ancora a lungo senza risposta.

di Anita Rubini

PS: nonostante tutto le ragazze mi vedono sempre in splendida forma, come si nota dal disegno che mi è stato recapitato da sotto la porta!

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